Lucio Lami, di famiglia toscana, è nato in Lombardia nel
1936. A causa dei trasferimenti della sua famiglia cominciò a viaggiare
fin dall'infanzia. Non avrebbe più smesso. Tornò a Milano nel 1960, dopo
aver iniziato l'università e completato il servizio militare come
ufficiale di Cavalleria. Presentatosi a Nino Nutrizio, che non conosceva,
fu reclutato tra gli aspiranti giornalisti de La Notte. Poi passò con
Gianni Mazzocchi alla Domus e poi a Gente con Edilio Rusconi dal quale
ricevette un'indimenticabile "messa in piega" giornalistica.
Passato alla Rizzoli, con il vecchio "Commenda" e l'esordiente
Nicola Carraro, divenne, a trent'anni, il più giovane direttore di
settimanali della Casa. Nel 1971 fu chiamato a Epoca, tra i capiredattori,
dal celebre direttore Nando Sanpietro, quando ancora "regnava"
il vecchio Arnoldo Mondadori e il settimanale vendeva 400 mila copie.
Nel 1974, con la nascita de Il Giornale, entrò a far parte della
redazione di Indro Montanellì, dove ottenne finalmente di realizzare il
suo sogno: viaggiare e scrivere. Come inviato speciale ha continuato per
vent'anni a muoversi da un capo all'altro della terra, rincasando solo per
fare le valige. Come corrispondente di guerra è stato nelle zone calde di
tutto il mondo: Cambogia, Laos, Golfo Persico, Libano, Afghanistan, Ciad,
Algeria, Eritrea, Etiopia, Somalia, Angola, Mozambico, Nicaragua, Cile,
Perù, Salvador, Panama, Irlanda del Nord..
Per anni si è occupato del dissenso nei Paesi comunisti e dei rapporti
tra politica e cultura: ha fondato la rivista Commentari chiamandovi a
collaborare le grandi firme liberali europee, da K. Popper a J.F Revel.
Lasciato Il Giornale nel 1994, ha capeggiato la redazione milanese de
L'Informazione e poi ha diretto il quotidiano L'Indipendente.
Oltre al premio Max David, ha ricevuto il premio Hemingway per gli
inviati speciali. Come saggista, ha vinto il premio Estense con il libro
"Il grido delle formiche" (1981) sul dissenso sovietico. Altri
suoi saggi, tutti "politically incorrect", sono: "La scuola
del plagio", "Dai confini dell'impero", "Morire per
Kabul", "Giorni di guerra", "Cuba libre era solo un
cocktail", "Giornalismo all'italiana". Libri di storia:
"Isbuscenskij: l'ultima carica", "La Signora di Verrua",
"Garibaldi e Anita corsari". Ha scritto anche un romanzo:
"La donna dell'orso". Tiene corsi di giornalismo all'Università
Cattolica di Milano e dal gennaio 2003 è presidente del P.E.N. Club Italiano.
(tratto in gran parte da "I vent'anni del Max David", Milano, novembre
2000).
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