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Category — Commenti e opinioni

Porte si chiudono, porte si aprono.

Appiano Gentile. Giovedì, 2 agosto 2012. – Non sembra ieri, no, non lo sembra. Artifex esiste dal 1999. L’avventura editoriale partì in un altro ufficio, con un altro computer.

Avverto in pieno il passaggio degli anni. Questo mi dà da pensare.

Nel frattempo mi sono sposato e mia moglie mi ha dato Margherita, Lorenzo, Benedetta.

Lavoro e famiglia richiedono il giusto tempo.

Poche ore alla settimana restano libere per leggere libri, scrivere email, passeggiare, leggere fumetti, uscire con gli amici, navigare su Internet alla ricerca di notizie…

Non bastavano le mie attività sul web (questa e “Scoprire“), non bastavano gli interessi letterari, scientifici, artistici. Nei prossimi giorni,  insieme a un’altra persona, inizierò una collaborazione, che svilupperemo sulla piattaforma YouTube. I video saranno pubblicati anche sul sito “Scoprire“.

Le prossime settimane, invece, vedranno l’inizio della mia collaborazione con un’importante testata che si occupa di salute.

È evidente che non posso occuparmi di tutto quanto mi entusiasma. Bisogna fare delle scelte. Porte si chiudono, porte si aprono. Il tempo, dedicato ad Artifex e al suo sito, diminuirà. Se la porta si chiuderà definitivamente, non lo so dire.

Come usava dire un grande direttore del quotidiano “La Provincia” di Como, Gianni De Simoni: teniamoci visti e vogliamoci bene.

 

2 August 2012   Comments Off on Porte si chiudono, porte si aprono.

Scusate il disagio

Appiano Gentile, domenica 10 giugno 2012. Circa a metà aprile, il sito Artifex è diventato irraggiungibile. Ho interpellato numerose volte il servizio di assistenza della ditta che mi forniva lo spazio sul web. Non sono venuto a capo di nulla.

A quel punto ho deciso di cambiare provider, sono stati necessari diversi giorni prima di poter spostare il dominio e lo spazio su disco presso BlueHost.

Poi sono stati necessari altri giorni per la messa a punto del sito. C’è stato un momento in cui ho avuto paura di aver perso quattro anni di lavoro.

Oggi penso che sia tutto a posto.

Un po’ per volta cercherò di tornare all’operatività precedente.

Ringrazio tutti coloro che hanno continuato a cercare il sito, anche quando era introvabile, che mi hanno scritto chiedendo informazioni. Ho gradito molto la vostra vicinanza.

È tempo di ricominciare.

Buona domenica,

Giancarlo Nicoli
(editore-direttore Artifex)

 

Caro lettore, ti informo che ricevo una commissione ogni volta che chi apre un conto con BlueHost lo fa passando da questo link.

10 June 2012   1 Comment

Auguri con calendari d’arte. Una proposta di studio: Bruno da Osimo.

Si ricorda che – per ciascun numero della rivista “L’ex libris italiano” – Artifex pubblica di solito l’indice, l’editoriale del Presidente, un articolo a scelta tra quelli presenti sulla rivista. Del numero corrente abbiamo pubblicato l’indice. Di seguito riproduciamo l’editoriale del Presidente. Si prega di cliccare il tag AIE per leggere tutti gli articoli che la riguardano.

di Mauro Mainardi

Si è concluso un altro anno; è stato eletto un nuovo consiglio direttivo, che porterà a termine i lavori iniziati, realizzerà quelli programmati e ne proporrà dei nuovi, per attuare i quali è necessaria la collaborazione dei soci. Buon lavoro e buon anno a tutti.

Anche in quest’ultimo numero del 2010 si è messa in evidenza una tematica, i calendari d’artista, eseguiti con tecniche diverse: l’antica xilografia e l’odierna elaborazione digitale, utilizzata da sola o, più spesso, come componente di una cosiddetta tecnica mista (TM).

Non è nuovo, ed anche oggi è diffuso, l’uso degli ex libris come piccola grafica d’occasione. Ne sono esempio, oltre l’illustrazione di calendari, anche quella di volumi letterari o dedicati ai monumenti di una città, la celebrazione del ricordo di eventi storici o di ricorrenze personali, e altro ancora. Le recensioni pubblicate nella rubrica Libri, Mostre e Cataloghi sono una chiara documentazione di questa realtà.

Il calendario di Roberta Angiolani, in tiratura di trenta esemplari, è presentato da Nicola Ottria, maestro accademico dell’incisione, che descrive le immagini, la loro composizione e la pittoricità ottenuta con l’elaborazione al computer; pittoricità non sempre ben evidenziata dalla pubblicazione in bianco e nero di questa rivista. Anche in questo caso vien da pensare che forse è valido il suggerimento di quei soci che chiedono di pubblicare le grafiche con i colori dati dall’artista.

Fiorella Mori presenta un calendario d’artista, illustrato da xilografie su legno di testa, realizzato negli USA da quattordici xilografi di cui tredici statunitensi e uno solo (l’autrice dell’articolo) europeo. Il lavoro è il frutto di un workshop annuale estivo di una settimana (in periodo di ferie) di un’associazione di incisori, in prevalenza statunitensi e canadesi, al fine di lavorare insieme e realizzare un calendario. Sarà difficile attuare la stessa cosa in Italia, penso però che sia possibile confezionare, da parte del nuovo Consiglio, un calendario dell’ex libris AIE, con le stesse caratteristiche di quello per il 1954 di cui parlerò fra poche righe.

Nei lavori citati sono rilevabili due espressioni d’arte che sembrano contraddittorie per le tecniche usate: computer nella vecchia Europa, vecchia xilografia nel mondo del tecnicismo statunitense. Chiedo scusa a chi legge, cito (ancora una volta!) l’assioma del musicista Robert Schumann: L’estetica è una sola, cambia solo la materia per raggiungere il risultato cercato, l’effetto pittorico in questo caso.

Le grafiche d’arte, ed in particolare quelle exlibristiche, sono state usate per illustrare i calendari anche in passato. Presento un solo esempio, il Calendario dell’ex libris 1954, titolo di copertina realizzato da Bruno da Osimo, indiscusso maestro storico dell’exlibrismo. Il fascicoletto di sedici pagine, stampato “in proprio” (non so da chi) in quattrocento esemplari (il mio è il n° 128), è illustrato da sette ex libris a piena pagina da noti artisti: Guido Marussig, Bruno da Osimo (un ex libris oltre la copertina), Gian Luigi Uboldi, Remo Wolf, Bruno Bramanti, padre Diego Donati, Mario Pasquinelli. Il libretto è impreziosito anche da un ex libris “vero”, applicato in seconda pagina di copertina, di una Biblioteca privata (Biblioteca del Mottarello, Verlate – VA).

Perché non sfruttare l’occasione per continuare a parlare su questa rivista di Bruno da Osimo? Sarebbe bello raccogliere dati utili per la realizzazione di una monografia, già prospettata negli incontri dei consiglieri degli anni passati.

Personalmente sto già interessandomi al problema Bruno da Osimo. Partendo, infatti, dalla mia collezione (di oltre cento esemplari delle sue xilografie), e con le segnalazioni di altri soci, posso dir qualcosa su due tematiche da me coltivate: la musica e la letteratura (dantesca soprattutto!) nelle grafiche d’arte del grande xilografo italiano.

Ciascuno dica la sua opinione e dia la sua disponibilità a collaborare.

24 September 2011   Comments Off on Auguri con calendari d’arte. Una proposta di studio: Bruno da Osimo.

Register, WordPress, il database e BlueHost.

Il presente post è copiato pari pari dal sito “Scoprire“, che è mio ed è dedicato a quei miei interessi, che esulano dal mondo dell’ex libris e della grafica.

Lo propongo anche qui perché in esso – se lo vorrete leggere – c’è la risposta alla seguente domanda: perché sul sito Artifex non si vedono più le immagini?

Vi ringrazio per la comprensione…

 

Gestisco tre siti con WordPress (WP):

Artifex è gestito con Register, Scoprire e Farmacia di Fenegrò sono con BlueHost.

Il 4 luglio 2011 è stato reso disponibile WordPress nella versione 3.2. Si sapeva da tempo – da quasi un anno – che i requisiti minimi per far girare la nuova versione di WP sarebbero cambiati. La versione 3.2 gira con PHP 5.2.4 e MySQL 5.0.

La transizione con i siti ospitati da BlueHost è stata immediata: appena resa disponibile la versione 3.2, ho potuto aggiornare WP sia su Scoprire che su Farmacia di Fenegrò. Le macchine e i software BlueHost erano pronti.

Con Register la musica è stata completamente diversa. Non ho potuto aggiornare WP. Ho chiesto spiegazioni all’assistenza, e a partire da questo momento ho avuto uno scambio di email, che non esito a definire surreale.

La mia prima email all’assistenza Register risale al 10 luglio 2011.

A proposito del dominio artifexlibris.com, è uscita la nuova versione di WordPress.

La pagina degli aggiornamenti di WordPress mi dice: “Non è possibile effettuare l’aggiornamento perché WordPress 3.2 richiede MySQL versione 5.0 o superiore. Si sta utilizzando la versione 4.1.23.”.

Sono andato a controllare e le vostre specifiche indicano che il server Linux viene fornito con il Mysql 5.0.77 .

Per me è un rompicapo: posso aggiornare oppure no? Per quale ragione WordPress mi dice che si sta usando la versione 4.1.23 se invece in uso è la 5.0.77?

Ci credereste? Non è possibile aggiornare in automatico la versione di  MySQL dalla 4.1 alla 5.0 in quanto la piattaforma MySQL 5.0 viene fornita su un server diverso dalla 4.1! L’utente deve provvedere da sé! Con tanto di istruzioni: eseguire un dump del database in uso (ti prendono anche in giro, mettono tra parentesi: “da fare con attenzione” – ma va?); rimuovere il database in versione 4.1 (perché con il normale piano di hosting, che permette di usare WP, Register ti dà un solo database — BlueHost ne offre 100 (cento!) con il pacchetto base, che costa a partire da 6,95 dollari al mese), crearne un altro – questo sarà creato su mysql 5, sarà necessario attivare anche un nuovo utente mysql.

Poi si deve procedere con il restore del dump del database su quello nuovo: tramite PHPMyAdmin va aggiornato il file del sito che contiene la stringa di connessione al database con i nuovi dati.

Tutto chiaro, no?

Non potevo non rispondere!

Buonasera,
mi guardo bene dal mettermi a trafficare con i database. Curo siti ma non sono un maghetto.

Non mi resta che aspettare che Register passi a piattaforme più aggiornate…

Grazie per quello che ha potuto fare.
Cordialità,
Giancarlo Nicoli

P.S: ho due siti con BlueHost, su entrambi uso WordPress e ho potuto aggiornare WP immediatamente dopo il rilascio della nuova versione.
Che in direzione a Register non si lamentino se perdono clienti.

Mi sembrava di sbattere contro un muro di gomma: mi rispondono informandomi che le piattaforme di Register.it sono già aggiornate, come indicato nella precedente risposta, solo che l’operazione di migrazione dalla macchina MySQL 4.1 alla macchina MySQL 5.0 non la fa Register ma la deve fare il cliente, seguendo la procedura precedentemente indicata.

Ma come glie lo dovevo spiegare che avevo paura a farla, questa migrazione? Perché BlueHost l’ha fatta senza problemi, di default vorrei dire, ti svegli la mattina e ti trovi il compito fatto senza nemmeno accorgerti, con Register devi arrangiarti? Ero disposto a pagare a parte purché me lo facessero loro:

Buongiorno,
due domande ancora:

1 – quindi, se non intervengo io, la versione di MySQL resterà PER SEMPRE la 4.1.23.?

2 – non sono in grado di intervenire sul database e su PHPMyAdmin, né intendo farlo. Potete farlo voi? Intendo dire, se il servizio non fa parte del mansionario e del pacchetto da me acquistato, sono disposto a pagare a parte (previo preventivo).

Grazie per l’attenzione.
Cordiali saluti,
Giancarlo Nicoli

Non c’è stato verso, neanche a pagare. Mi confermano che se non verrà effettuato il passaggio manuale, il database rimarrà attivo con la versione 4.1. Mi consigliano comunque di effettuare l’upgrade per motivi di sicurezza oltre che per poter aggiornare l’applicazione utilizzata. Mi dicono che il Supporto Tecnico non effettua questo tipo di operazioni, mi invitano a eventualmente contattare un webmaster per eseguire l’upgrade.

Mi sono arreso, ho fatto da me. Ho passato mezza giornata a fare un backup completo, ho salvato sul computer proprio tutto (beh, quasi tutto, come spiegherò poi..).

Mi sono messo di buzzo buono e ho eseguito il dump del database in uso – in italiano diventa che si scarica sul computer una copia del database. Ho cancellato il database in uso e ne ho creato un altro. Sorpresa! Il nuovo database non importa i dati di quello vecchio! Panico! Che cosa  fare? Voi maghetti del computer non prendetemi in giro, per cortesia. Sono certo che c’è una soluzione semplicissima. Solo che non la conosco. Io ho scelto WordPress perché è facile da usare. Di mestiere faccio il farmacista, che cosa ne so di database?

Mi sono sentito perduto.

Ho cancellato il nuovo database, che tanto non mi serviva. Ho installato da zero un nuovo WP. Poi ho ricopiato TUTTI i file dal computer al server. Il sito è tornato a vivere… con due ma:

  1. Ho perso le impostazioni del tema (stranamente sono rimasti intatti l’header e il footer – chissà perché), sono passate due settimane e nei ritagli di tempo sto ancora mettendo a posto le widget.
  2. Le immagini non sono più visibili, è successo qualcosa durante il ricarico dei file. Mi tocca aprire ogni post (ce ne sono 230 in tutto, ma quelli contenenti immagini sono di meno – grazie al cielo) e correggere manualmente il codice HTML relativo alle immagini.

È probabile che in futuro aprirò nuovi siti: ho dei progetti che mi piacerebbe realizzare, compatibilmente con gli impegni di lavoro e il benessere della mia famiglia. Userò BlueHost, non ci sono dubbi.

Siamo giunti al termine dell’articolo. Esso è stato scritto con sincerità e scrupolosità. Se – ora o in futuro – desideri creare un nuovo sito, o trasferirne uno esistente, con BlueHost, ti invito a servirti del link seguente: vai sul sito BlueHost!. Caro lettore, ti informo che ricevo una commissione per ogni conto aperto.

26 July 2011   Comments Off on Register, WordPress, il database e BlueHost.

Un ricordo. L'esoterismo e commenti.

Si ricorda che – per ciascun numero della rivista “L’ex libris italiano” – Artifex pubblica di solito l’indice, l’editoriale del Presidente, un articolo a scelta tra quelli presenti sulla rivista. Del numero corrente abbiamo pubblicato l’indice. Di seguito riproduciamo l’editoriale del Presidente. Si prega di cliccare il tag AIE per leggere tutti gli articoli che la riguardano.

di Mauro Mainardi

È doveroso iniziare, anche questa volta, con un triste ricordo, quello di Maria Adriana Gai, scomparsa il 29 settembre scorso. Era socia AIE da sempre. Negli ultimi anni del secolo scorso le è stata conferita la qualifica di socia onoraria.

Egisto Bragaglia, che chiamava l’artista “La mia brava coscritta” (classe 1915!). l’ha posta nell’elenco dei “Promotori italiani dell’Ex libris del Novecento”, sia per le sue creazioni artistiche, sia per l’attività promozionale associativa degli incisori italiani di ex libris, prima della nascita della nostra associazione che iscrive sia artisti sia collezionisti.

Margherita Bongiovanni, allieva prediletta e devota amica, ha presentato l’artista scomparsa nel secondo numero di questa rivista del 2007, le è tata vicina negli ultimi anni e soprattutto nei giorni della breve malattia finale. Ora, nella sezione in primo piano, la ricorda, commossa, in nome di tutti gli allievi e dei nostri associati.

Gli artisti Maria Corte e Maurizio Boiani, presentati nella sezione le opere e gli autori, oltre che essere nostri soci, lo sono anche dell’ALI (Associazione Liberi Incisori), che continua l’attività dell’AIER (associazione Incisori Emiliani Romagnoli), disciolta nel 2008, escludendo anche nella denominazione il limite regionalistico.

Alcuni nostri associati sono componenti del Consiglio Direttivo della nuova associazione e collaborano alla sua attività editoriale, di alto livello e favorevolmente recensita anche in precedenti numeri di questa rivista. Come presidente dell’AIE ho partecipato più volte alle manifestazioni espositive di questo gruppo, a Bologna (ove ha sede) e a Grizzane Morandi.

Per quanto riguarda le tematiche segnalo il dotto articolo di Nicola Ottria sull’Esoterismo negli ex libris. L’autore è uno studioso di queste tematiche, come dimostra l’esteso numero delle note bibliografiche elencate, che saranno certo utile fonte di riferimento per chi volesse ulteriormente approfondire la ricerca.

A me ha già dato l’occasione di scrivere una breve nota redazionale su uno degli ex libris descritti nel testo e pubblicato in prima pagina di copertina.

La partecipazione dell’AIE ai più importanti congressi exlibristici (l’internazionale della FISAE e il nazionale tedesco della DEG) è stata anche quest’anno di buon rilievo, secondo i dati statistici, quali le percentuali di presenze per nazione, segnalata dagli organizzatori.

Del congresso FISAE i Istambul scrive Nicola Carlone nella sezione in primo piano; di quello tedesco di Erkner/Berlino si dà notizia nella sezione notizie dell’Associazione.

In questo numero della rivista non ho lasciato spazi per alcune sezioni solitamente trattate (recensioni di libri, cataloghi, riviste e segnalazione di grafiche donate). Altre sezioni sono state trattate in modo incompleto (notizie sulle promozioni dell’associazione e degli associati).

Spero proprio che la prossima assemblea elettorale, in programma nel prossimo dicembre, esprima un Consiglio Direttivo capace di stimolare tanti soci alla collaborazione con il Presidente (chiunque sia) alla stesura della nostra rivista.

Anche per questa piccola cosa vale il detto popolare: chi fa (…anche poco), qualche volta sbaglia, chi fa niente, non sbaglia mai. Personalmente posso dire che il non far niente non è mai entrato nel mio modus vivendi, professionale dell’arte medica del passato ormai lontano, di diporto nell’aurea età del pensionismo, la più libera ed impegnativa delle professioni.

 

29 May 2011   Comments Off on Un ricordo. L'esoterismo e commenti.

Chi è Onorio Del Vero?

Chi è Onorio Del Vero?

C’è in giro quello che potremmo chiamare un addetto ai lavori, qualcuno (non sappiamo se uomo o donna – nel dubbio, essendo l’italiano una lingua prevalentemente al maschile, lo considereremo un uomo) che conosce a fondo l’ambiente della grafica e che ha le risorse (denaro e tempo) per tenersi al corrente delle novità riguardanti il settore della libera grafica e dell’ex libris: pubblicazioni a stampa e web, gallerie, artisti, opere, concorsi, mostre.

È un po’ di tempo che Onorio Del Vero cerca di ritagliarsi spazio sui (pochi) media disponibili, che si occupano dell’argomento. Ricordo almeno un intervento, con tale pseudonimo, sulla rubrica delle lettere della rivista grafica d’arte. Un messaggio è presente, a oggi, sul sito della rivista in questione, nella sezione Libro degli ospiti. Tra l’altro questo misterioso commentatore delle cose grafiche scrisse anche a me. Mi scrisse una lettera ben argomentata, efficace. Offrii di pubblicarla anche sotto pseudonimo, purché a me fosse rivelata l’identità dell’estensore (che – promisi – mai avrei rivelato ad alcuno). La mia offerta rimase senza risposta.

La vena polemica di questo autore ha trovato spazio su un blog nuovo di zecca: Morsura Aperta.

Chi si nasconde dunque sotto questo ispirato pseudonimo? Ad onor del vero, non ne ho la più pallida idea né bramo saperlo, questo è sicuro. Aggiungo che l’anonimato, a mio giudizio, invece che essere una protezione per chi scrive, finisce col costituire un ostacolo alla credibilità dell’autore.

Mi incuriosisce però il giuoco intellettuale. Onorio Del Vero resta anonimo, sul blog infatti non compaiono informazioni immediatamente utili per l’identificazione. Chi è Onorio Del Vero? Perché egli scrive ciò che scrive?

In uno dei suoi articoli, intitolato “Dovere di critica“, egli sostiene:

Tra gli applausi scroscianti vorrei si iniziasse a sentire qualche fischio perché è ormai tempo di finirla con le lodi ecumeniche e ritornare ad esercitare il diritto di critica, che è esattamente l’opposto della prassi che imperversa. Va da sé infatti che la grande maggioranza dei critici continua a osannare artisti un tanto al rigo.
Leggo sempre con sospetto le recensioni che per parlare di un artista di modesta vaglia scomodano, in facili confronti, i più grandi maestri e declinano gli aggettivi sempre al superlativo: immancabile il raffinatissimo segno. ()

L’articolo continua e lo potete leggere per intero direttamente alla fonte. È ormai tempo di finirla con le lodi ecumeniche dunque. Potrei essere d’accordo, in teoria. Ma in pratica?

Nei ritagli dei ritagli di tempo, oltre che di grafica ed ex libris, mi occupo anche di libri. Ho scritto in “Perché stroncare i libri degli altri” alcune considerazioni che valgono anche qui.

Ci sono ragioni precise per cui noi (noi della casa editrice Artifex) solo raramente, sui nostri siti, stronchiamo opere altrui.

La prima ragione la potrei definire una ragione new age (se mi passate il termine): una recensione votata a stroncare il lavoro altrui ha sempre, ovviamente, un fondo di negatività, che si ripercuote sul recensore e sul sito. Sarebbe meglio evitare, non è così?

La seconda ragione l’ho soprannominata “quieto vivere“. Gli artisti stroncati se la legano al dito, e alla prima occasione te la fanno pagare. E poi, non sazi, te la fanno pagare ancora, questi vendicativi – in tutte le occasioni successive – a vita. Chi ce lo fa fare di stroncare?

C’è una terza ragione, legata all’efficace impiego delle risorse. Per studiare un artista serve tempo. Per andare a una mostra serve tempo. Si ponga il caso di un artista, di una mostra, che non hanno sostanza. Perché perseverare e perdere altro tempo da dedicare alla stesura di una recensione-stroncatura?

Nel merito del è ormai tempo di finirla con le lodi ecumeniche, c’è qualche cosa che stride. L’artista, anche mediocre, mette la sua firma e la sua faccia sul proprio lavoro. I critici da un tanto al rigo firmano ciò che scrivono con nome e cognome. Il sito che avete sotto gli occhi firma tutto con nome e cognome – e quando firma come “La redazione” o con noms de plume, offre la garanzia di un editore registrato in Camera di Commercio.

Onorio Del Vero invece è anonimo. Così è troppo comodo. Non restiamo più nell’ambito, per quanto ampio pur sempre delimitato, del legittimo diritto di critica: ma potenzialmente debordiamo nel farsi beffe della personalità (anche modesta, ma ugualmente degna del diritto alla propria dignità esistenziale) e del lavoro (anche modesto, dalla valutazione sempre però soggettiva e meritevole di rispetto quando svolto con le migliori intenzioni: e quando è fatto con intento di frode, quale autorità ha il censore – per giunta autonominatosi – per indicare di un opera questa è onesta, questa è un imbroglio?) degli altri.

Onorio Del Vero inoltre si atteggia a cacciatore ma ha paura a sparare, anche da anonimo. La dimostrazione a quanto dico è offerta dall’articolo intitolato Un’occasione mancata:

Il Signor M, ritenendo di non avere niente da perdere e tutto da guadagnare, sta importunando artisti, eredi, collezionisti e studiosi con telefonate, per lo più a tarda sera, richiedendo donazioni di opere per la sua fantomatica “collezione”.
Non mi prenderei il disturbo di scrivere solo per richiamare la basilare regola di galateo che considera importuno telefonare ad estranei oltre un certo orario serale se non fosse stato pubblicato (quindi reso disponibile alla libera critica) un opuscoletto (una plaquette come recita il colophon) da titolo decisamente pretenzioso. Soltanto adesso mi è stato possibile prenderne visione poiché il Signor M è stato molto restio a distribuirlo, anche tra gli artisti pubblicati, non si capisce se per imbarazzo o solo per tirchieria.
L’opuscolo comprende sessantaquattro pagine in sedicesimo con mediocre qualità della carta e della stampa, tuttavia, nell’attuale imbarbarimento di eccessi grafici (eccetera…)

È ormai tempo di finirla con le lodi ecumeniche e ritornare ad esercitare il diritto di critica, scrive Del Vero. Come no. Critica una persona omettendone l’identificazione. Elenca scelti dettagli utili sì a risalire alla persona oggetto della critica, ma utili solo alla ristretta cerchia di chi è in grado di mettere in relazione tra loro quei dettagli. Tra queste persone, l’interessato. Che si ritrova a leggere un messaggio obliquo. Sembra quasi che Onorio Del Vero scriva per far sapere agli altri: «Ma quanto sono bravo!» (che è poi la ragione per cui penso che questa persona prima o poi metterà spontaneamente fine al proprio anonimato: la vanità).

Se l’esercizio del diritto di critica è questo, stiamo freschi.

27 February 2011   Comments Off on Chi è Onorio Del Vero?

L'astrazione negli ex libris di artisti italiani

Si ricorda che – per ciascun numero della rivista “L’ex libris italiano” – Artifex pubblica di solito l’indice, l’editoriale del Presidente, un articolo a scelta tra quelli presenti sulla rivista. Del numero corrente abbiamo pubblicato l’indice e l’editoriale del Presidente. Di seguito riproduciamo uno degli articoli presenti sulla rivista. Si prega di cliccare il tag AIE per leggere tutti gli articoli che la riguardano.

di Giorgio Rovelli

In un articolo del 2004 della rivista L’ex libris italiano [Mauro Mainardi, VIII Triennale dell’incisione 2003 alla Permanente di Milano, L’ex libris italiano, X, 1, 2004], notai con piacere la riproduzione di un ex libris non figurativo di Aldo Galli, artista che agli inizi degli anni Trenta, diede vita, con Manlio Rho, Mario Radice, Carla Bandiali ed altri, al Gruppo degli astrattisti comaschi, sulla scia delle spinte razionaliste di Giuseppe Terragni. A quel punto ricordai di avere un catalogo in cui, oltre ai dipinti ad olio e a i disegni, sono pubblicati diversi ex libris con un breve testo critico curato dall’architetto Pier Luigi Gerosa, realizzati dal maestro lariano che, con estrema perizia, ha elaborato affascinanti composizioni dove segno e forma diventano protagonisti e dilatano lo spazio in partiture grafiche minuziose [Pier Luigi Gerosa, Ex libris, in Alberto Longatti, Aldo Galli, supplemento Edizioni Rivista Como n°1/83].

Da questo mio interesse è nata subito l’esigenza di una riflessione sulla produzione di ex libris “astratti” o non figurativi, da proporre a tutti gli appassionati, visto il riscontro del ridotto numero di esempi a disposizione. Per limitarmi agli artisti italiani e alla loro valutazione da parte dei collezionisti dell’AIE, ricordo alcuni nomi: Luigi Veronesi con le sue xilografie nitide e composte, Walter Valentini affascinato alla goffratura con calcografie che acquistando tridimensionalità diventano quasi dei bassorilievi, le nette geometrie della polacca Alina Kalcinska (italiana da tanti decenni), la pittoricità materica di Mario Benedetti [Paolo Rovegno: Mario Benedetti calcografo, L’Ex Libris Italiano, XIII, 2, 2007], il lirismo di Enrico Della Torre con le sue poetiche composizioni [Enzo Pellai: I rari ex libris di Enrico Della Torre, L’Ex Libris Italiano, XII, 1, 2006], il gesto informale di Ernesto Saracchi [Mauro Mainardi: Gli ex libris a puntasecca di Ernesto Saracchi, L’Ex Libris Italiano, VIII, 1, 2002], di Nino Baudino, di Lea Gyarmati e soprattutto di Francesco Franco, che all’Albertina di Torino ha dimostrato a tanti allievi “l’importanza del segno” nelle arti visive [Mauro Mainardi: Francesco Franco, grafiche d’arte dedicate ai libri e all’occasione, L’Ex Libris Italiano, XII, 2, 2006]. Pochi comunque rimangono gli ex libris commissionati ad artisti non figurativi, anche se sono ormai passati cento anni dalle prime opere astratte di Kandinsky. Le esperienze astratte hanno visto diversi filoni di sviluppo, toccando l’elemento spirituale, poetico, costruttivista ed altri ancora. Di queste esperienze sono stati protagonisti numerosi artisti italiani, a partire da Alberto Magnelli, e da quelli che facevano capo alla Galleria “Il Milione” di Milano: Lucio Fontana, Atanasio Soldati, Luigi Veronesi, e poi il MAC (Movimento Arte Concreta) che sempre da Milano, nel 1948, riunì, oltre ai già citati Soldati e Veronesi, Gillo Dorfles, Bruno Munari, Gianni Monnet ed altri, proponendosi anche oltre confine con i francesi di Groupe Espace.

È fuor di dubbio che per certi aspetti considerare la differenza tra figurativo e astratto, può portare a considerazioni sterili, tutto è certamente riconducibile ad un unico processo, ma forse la differenza è riscontrabile negli aspetti che appartengono alla lettura dell’immagine. Scomodando ed interpretando Erwin Panofsky [Erwin Panofsky: Studi di Iconologia, Einaudi, Torino, 1975] possiamo cercare nei tre diversi livelli del significato da lui teorizzati. In una produzione diciamo non figurativa, è ipotizzabile, a mio avviso, la scomparsa o perlomeno la minimizzazione del significato secondario, vale a dire quello iconografico, dando più importanza al significato primario e al significato intrinseco (iconologico): la forma pura, la dinamica del segno, l’aggregazione del tratto, la composizione può suggerire sensazioni ed emozioni, chiare quanto la rappresentazione di elementi del reale.

Certamente  trattando di ex libris dobbiamo fare riferimento alle esigenze della committenza. Forse questa è restia ad abbandonare la tradizione, oppure il problema sta nel decidere di staccarsi dai criteri che nella figurazione hanno creato una simbologia ormai acquisita e conosciuta. Indubbiamente il concetto di astrazione rimanda a paure legate al non comprendere, alla difficoltà di lasciarsi andare (cosa che non accade nella musica), al credere che sia troppo facile o semplice dal punto di vista tecnico. L’artista lavora a stretto contatto con il destinatario del foglio, e forse, si crea uno strano fenomeno di forze: è più importante il committente o l’autore dell’opera? Nel caso di alcuni nomi sopraccitati è indubbio che la fama artistica del singolo autore ha dato adito ad una sorta di “carta bianca”, e quindi, il destinatario ha condiviso totalmente le scelte dell’artista, accettando di buon grado le singole sfaccettature interpretative. In altri casi? Personalmente qualche volta ho seguito una via di mezzo, incidendo episodi figurati in una composizione ricca di riferimenti astratti; si veda per esempio l’ex libris sul rapimento di Piccarda Donati (Paradiso III, 106-107), un d’après del disegno acquerellato di Renato Guttuso [Annibale Belli, selezionatore delle 56 opere di “Il Dante di Guttuso”, cinquantasei tavole dantesche disegnate da Renato Guttuso”, Arnoldo Mondadori Editore, 1970]. Troviamo del resto un riscontro dello stesso modo di agire negli ex libris pubblicati di Aldo Galli, Francesco Franco e Calisto Gritti.

Lo scopo di queste considerazioni sull’astrazione negli ex libris era già stato auspicato nello scritto riferito alla produzione di Enrico Della Torre e alla conseguente realizzazione di un ex libris commissionato: “contribuire a consolidare nei collezionisti un gusto che superi i limiti della abituale figurazione oggettiva” [Enzo Pellai: I rari ex libris di Enrico Della Torre, L’Ex Libris Italiano, XII, 1, 2006].

Ora, trovandoci di fronte ad un cambiamento che ha portato l’ex libris più ad una situazione di scambio di piccola grafica che ad un utilizzo prettamente bibliofilo, credo sia possibile una maggiore apertura alla sperimentazione, ovviamente senza negare i valori di un’importante tradizione storica.

Mi viene così da pensare che se Piero Della Francesca avesse avuto solo un po’ più di coraggio, forse l’avventura “astratta” sarebbe iniziata con qualche secolo d’anticipo. Concedetemi questa battuta conclusiva, senza dubbio provocatoria, ma nel mio intento, fatta soprattutto per strappare un sorriso.

14 November 2010   Comments Off on L'astrazione negli ex libris di artisti italiani

Astrazione negli ex libris italiani e… 'concretezza' collezionistica

Si ricorda che – per ciascun numero della rivista “L’ex libris italiano” – Artifex pubblica di solito l’indice, l’editoriale del Presidente, un articolo a scelta tra quelli presenti sulla rivista. Del numero corrente abbiamo pubblicato l’indice. Di seguito trovate l’editoriale del Presidente. Si prega di cliccare il tag AIE per leggere tutti gli articoli che la riguardano.

di Mauro Mainardi

Gli ex libris sono grafiche d’arte e come tali sono creati secondo l’evolversi nel tempo di ogni altra espressione delle arti visive. Anzi in ogni artista possiamo vedere quest’evoluzione (anche in senso astratto) della sua arte d’incidere, come è messo in evidenza nella recensione del volume “Italo Zetti Xilografo”, in sezione rubriche.

Tutti i collezionisti sanno che la maggior parte degli ex libris sono figurativi, come si può rilevare dalla letteratura exlibristica, e, per quanto riguarda questa rivista, dalle immagini pubblicate per illustrare gli articoli, e da quelle della rubrica Donazioni. In questo numero è proposto il tema dell’Astrazione negli ex libris di artisti italiani, dai grandi maestri del passato a quelli del Duemila. Ne parla il socio Giorgio Rovelli che ha le carte per farlo, come pittore non figurativo, e come docente nei pubblici Licei Artistici.

E’ un esempio di quest’arte anche la tessera associativa AIE del 2010, una puntasecca del nostro socio Ernesto Saracchi, di cui si è parlato nel n°1 del 2002, e si parla nella sezione In Primo Piano di questo numero, ove la tessera è pubblicata.

Nel 2000 siamo tutti (o quasi) dell’opinione che gli ex libris sono collezionati come grafiche d’arte dedicate a un tema e personalizzate dalla presenza del nome di un committente.

Più del novanta per cento dei collezionisti (italiani e stranieri) non hanno interessi bibliofili, non applicano ai libri le grafiche d’arte a loro intestate e le utilizzano solo per incrementare, mediante gli scambi, la sezione di grafica d’arte dedicata della loro collezione.

Dalle domande di delucidazione che mi sono arrivate dai soci artisti (soprattutto da quelli che, già affermati nel mondo della grafica libera, si dedicano da poco tempo, e con successo, anche agli ex libris), ho avuto l’impressione che qualcuno (furbetto, mi auguro non commerciante…) ha scelto la strada più efficace per incrementare la propria collezione.

Segnalo solo un esempio (e ne potrei citare altri); un incisore straniero ha scritto ad un buon numero di incisori italiani (non so se abbia scritto anche ad artisti di altre nazioni): “sono l’artista XY, ho partecipato (come lei) al concorso bandito nel 2008 da … a tema ABC; se mi manda il suo ex libris a tema ABC lo utilizzerò per una mostra”. (NB: al concorso di cui trattasi hanno partecipato più di quattrocento incisori! …Ne deriverebbe una ricca incetta di ex libris anche se solo la metà degli interpellati rispondesse positivamente).

Ecco la mia opinione personale manifestata ai soci artisti, soprattutto ai nuovi associati, che ignorano le abitudini dei collezionisti: premesso che ognuno è libero di fare ciò che vuole delle sue grafiche personali (libere o a sé dedicate), nel caso di un ex libris presentato ad un concorso (come quello citato), in cui non è previsto l’obbligo del!a consegna di una tiratura, dovrebbe valere l’uso del!o scambio e non del regalo a perdere a chiunque lo chieda.

La mia definizione di regalo a perdere mi fa ricordare Egisto Bragaglia (uomo di grande generosità con gli amici) che nel uso anagramma ha evidenziato una chiara presa di posizione: “Oggi basta regali”. Il colto studioso e storico di ex libris, che in età lavorativa si è dedicato ad attività commerciali, era solito affermare che gli ex libris o si comprano o si scambiano. Non ha mai contraddetto la mia affermazione che, in fondo, anche lo scambio è una compravendita, …un ritorno all’antico commercio “per scambio merci di pari valore”.

Il regalo è un’altra cosa: un nobile gesto riservato agli amici, in cambio di amicizia.

Chiedo venia per l’introduzione di un tema non usuale nei miei editoriali; l’ho dovuto fare perché questa “concretezza” individuale collezionistica si sta espandendo sotto varie forme. Mi auguro che l’averne parlato non sia per qualcuno uno stimolo (come spesso accade) per fare la stessa cosa… e sarebbe una cosa veramente non bella.

Per concludere, faccio mia l’esortazione finale di alcune parabole evangeliche:

“Qui habet aures audiendi, audiat” (Chi ha orecchi per intendere, intenda).

7 November 2010   Comments Off on Astrazione negli ex libris italiani e… 'concretezza' collezionistica

A proposito di InPressioni

In altra pagina vi presentiamo la nuova rivista exlibristica italiana, inPRESSIONI. Penso che si tratti della più importante novità dell’anno.

Il mondo culturale exlibristico italiano non si fa mancare le riviste, che purtroppo spesso hanno breve durata (il popolo dell’ex libris, diciamo così in generale e senza far torto a nessuno, non compra e non legge riviste e non compra e non legge libri). In ogni caso, si tratta senz’altro di una novità rilevante. La pluralità di voci è un fattore positivo in sé, purché naturalmente tali voci trovino ascolto e restino vive per merito e con merito (a scanso di equivoci preciso che il riferimento in questo caso non è al piccolo mondo dell’ex libris italiano ma a quello, ben più grande, del mercato della stampa in Italia, che notoriamente sta a galla in primo luogo perché gli editori-imprenditori stornano profitti dalle loro “altre” aziende per mantenere in vita giornali che hanno uno scopo “politico” e poi perché riceve contributi pubblici) .

Se la pluralità di voci è un fatto positivo, la dispersione delle forze, invece, non lo è. Già il mondo dell’ex libris italiano è piccolo. Trovo che dividersi sia un peccato. Ma in questo riconosco il genio italico: l’italiano vuole essere grande individualmente (là dove il tedesco, per citare solo un esempio, ama il lavoro di squadra). Un’annotazione personale: ne so qualcosa. Il sito che avete per le mani, se andiamo a vedere, è gestito in solitaria. Cerco di confezionare un prodotto che sia utile e di qualità, aperto agli stimoli e ai contributi esterni (italiani ed esteri), che dia rilevanza a quanto succede in Italia e che sia percepito dai lettori internazionali come una vetrina realistica e affidabile sull’Italia; ma certamente desidero che l’impronta editoriale sia la mia (fine dell’annotazione personale).

Il Nord Italia si conferma come la parte della nazione più attiva sia dal punto di vista economico che da quello culturale (la qual cosa è ovvia e quasi mi dispiace averla sottolineata). Nel campo grafico exlibristico cito l’AIE e Grafica d’Arte a Milano (l’AIE in verità ha sede in provincia di Varese, ma dal punto di vista culturale e pratico è a tutti gli effetti milanese) e ora inPRESSIONI a Genova .

Il mondo dell’ex libris italiano è piccolo; l’editore spedisce la rivista gratuitamente agli artisti, ai collezionisti, agli “addetti ai lavori”, chiamiamoli così, i cui nomi sono noti all’interno della ristretta cerchia (chi non è inserito nell’indirizzario e desidera ricevere la rivista può contattare la redazione a questo sito internet).

Gian Carlo Torre, nell’editoriale, scrive che la linea di inPRESSIONI è la presenza del contemporaneo e delle sue radici e un confronto ed un’informazione in ambito italiano ed internazionale. Il respiro internazionale è ciò che guida l’impostazione del sito che state ora visitando (a voi giudicare se riesce nell’intento oppure no). È ciò che manca (a mio giudizio) alle riviste delle associazioni internazionali: dedicate – chi più, chi meno – all’esplorazione del proprio ombelico. E posso capire i tedeschi, il cui ambito culturale (potrei dire il cui mercato) trascende i confini nazionali e si rivolge alla circostante area d’influenza, di lingua tedesca, che è piuttosto vasta e costituisce un mondo a sé.  Ma gli altri?

Per restare in Italia, la rivista dell’AIE – grazie alla rubrica di Enzo Pellai, che ci tiene aggiornati sulle notizie messe in evidenza dai notiziari delle associazioni estere – consente ai soci di avere una panoramica su quanto succede fuori dai confini nazionali. Il contributo di Pellai è prezioso inoltre perché grazie soprattutto a lui la rivista ospita contributi di artisti e studiosi esteri. Dubito però che all’estero leggano la rivista dell’associazione italiana: un po’ perché è espressione di un sodalizio piccolo, un po’ perché gli articoli sono solo in italiano (c’è solo un breve riassunto, in inglese e in tedesco, degli articoli principali. Meglio che niente, s’intende).

D’altra parte, tutti gli articoli pubblicati da inPRESSIONI hanno un ampio riassunto in inglese; gli articoli più brevi sono tradotti interamente. Per quanto riguarda il primo numero, gli articoli scritti da autori stranieri, cinque,  sono pari in numero agli articoli scritti da autori italiani. Le antenne, per dir così, sono ben direzionate all’estero;  senza che per questo la rivista trascuri ciò che abbiamo da dire in Italia. Basterà questo per avere un ascolto internazionale?

Testo e immagini si dividono lo spazio con equilibrio. Beh, non potrebbe essere diversamente, visto che la pubblicazione è opera di una Scuola Grafica. Le riproduzioni di ex libris sono numerose. In questo primo numero ne ho contate trenta, in trentasei pagine di rivista. Il formato A5 è comodo da spedire, da leggere, da archiviare, da impaginare anche (penso). Forse (forse) la leggibilità delle immagini sarebbe migliore nel formato più grande (A4); mi rendo conto che è un andare a cercare il pelo nell’uovo.

Il mio giudizio per quanto riguarda il primo numero è positivo. Oltre alle considerazioni sopra esposte, aggiungo che gli argomenti trattati mi hanno interessato. Per dire. La rivista si apre con un omaggio a Benvenuto Disertori, artista che amo molto e al quale ho dedicato ampio spazio su questo sito. Un articolo parla di un archivio online che non conoscevo – l’ho prontamente messo nella pagina dei link e l’ho già consultato. Un altro parla della tecnica a legno perso: non conoscevo nemmeno questa e ho imparato qualche cosa di nuovo a proposito di questa e di Remo Wolf (cui l’articolo è dedicato). Attendo con curiosità le prossime uscite. Certo, il giudizio dovrebbe essere complessivo, ma per questo giocoforza bisognerà aspettare che la rivista cresca nel tempo e che i numeri che man mano usciranno formino un archivio. Uno degli aspetti da tenere d’occhio parte dalla constatazione che in Italia si stampano troppe opere grafiche (lo dicono persone che hanno maggiore autorevolezza della mia; lo dicono da prima che lo dicessi io; la penso come loro). La redazione sarà costretta a scegliere quali (anche sedicenti) artisti pubblicare. Non sono scelte da poco. Anzi. Staremo a vedere: saranno pubblicati solo e sempre i soliti noti? Si darà spazio a sconosciuti purché bravi? Si darà spazio a perfetti incapaci solo perché sconosciuti? Si pubblicherà qualcuno in cambio di qualcosa (per esempio: io pubblico le tue emerite sciocchezze sulla mia rivista e tu pubblichi i miei testi fondamentali sulla tua)? Nel campo della grafica – e da qui nel campo dell’ex libris – succede di tutto (c’è da dire che in altri campi succede di molto peggio).

Non mi resta che augurare a questa nuova navicella, con sincera partecipazione, buona navigazione.

30 May 2010   Comments Off on A proposito di InPressioni

Posta: a proposito del 61° Congresso dell'Associazione Ex Libris della Germania

Riceviamo e pubblichiamo.

Si è tenuto ad Erkner, cittadina sobborgo di Berlino, dal 20 al 23 maggio, il 61° Congresso della Associazione tedesca degli Ex Libris.

Nutrita la partecipazione, ovviamente dei tedeschi, ma anche delle altre associazioni.

Per quanto riguardava l’Italia (in ordine alfabetico): Gianni Bonifacci, Elide Corti, Giorgio Frigo, Dante Fangaresi, Tommaso Lo Russo, Mauro Mainardi, Giuseppe Mirabella, Gian Carlo Torre in rappresentanza, a vario titolo, dell’associazionismo italiano degli Ex Libris, ma anche delle diverse anime che esprime la compagine italiana.

Ovviamente, la proposta di Giorgio Frigo di unire le forze e coordinarsi un po’ meglio non penso sia stata recepita perché il pregio e il difetto degli italiani, in antitesi al monolitico associazionismo tedesco, è di viaggiare ed operare in ordine sparso. Vale a dire, il motto dei moschettieri non attecchisce in terra italiana.

Francamente non penso che si riuscirà mai a fare in modo diverso. Forse però l’idea di redigere un calendario degli eventi non sarebbe male e costituirebbe un primo risultato che eviterebbe di proporre manifestazioni nella stessa giornata e in luoghi diversi.

A titolo personale aggiungerei l’auspicio che quando si propone l’evento nel territorio di altri, bisognerebbe preavvisare e se possibile… costruirlo insieme.

Veniamo agli appunti di viaggio: Berlino è troppo bella, i treni sono quasi sempre puntuali e, dall’ultima volta che ci sono stato, è cambiata radicalmente. Per vedere come era bisogna acquistare un libro con le immagini sconvolgenti del muro e della sua umanità.

Sembra quasi, a vedere musei, l’architettura della città, le costruzioni avveniristiche e il post moderno che non ci sia stato nemmeno l’Olocausto e che quel dramma non sia avvenuto. Ma se ti sposti più in là, in stazione, su un binario, fermo per due giorni, vedi il “Treno della Memoria” e ti accorgi che un non più giovane ha gli occhi lucidi e un groppo alla gola e ti senti colpevole di colpe che non hai commesso, ma che fanno parte purtroppo anche queste del “Patrimonio dell’Umanità”.

Torniamo al congresso: è stato occasione di pubbliche relazioni, occasione per conoscere dal vivo artisti con i quali si comunica solo per email e di aggiornare – solo per me – la preparazione nel campo degli Ex Libris, prendere spunto per nuove idee per il Concorso Internazionale Il Bosco Stregato che ha già lanciato il nuovo tema dell’edizione 2011 “Odisseo, viaggio nel mito” che, per non sovrapporsi, con un tema simile di un altro premio, non è più “Il Risorgimento Italiano e i Risorgimenti nel Mondo”.

Al congresso si è assistito alle “solite” differenti opinione sugli Ex Libris, sul formato che sta diventando sempre più grande, sulla proposta di alcuni di togliere la locuzione “Ex Libris”, sulla presa di posizione dell’Associazione tedesca di ritornare ai vecchi formati degli Ex Libris, delle diverse mode, della carente partecipazione degli artisti italiani di andare ai congressi e quindi, in altri termini, di farsi conoscere fuori dell’Italia.

Al raduno tedesco c’è stato un forte scambio di Ex Libris ed un’esposizione di Ex Libris stranieri, ma anche italiani; il primo premio è andato al tedesco Josef Werner, il secondo a Jochen Kubik e il terzo, tanto per non cambiare nazione, a Rolf Fleishmann. Il vincitore Werner fa collezioni di premi, ha pure vinto una volta al Concorso “Il Bosco Stregato” e quest’anno è andato molto vicino a ripetere l’exploit. Decisamente non è solo bravo, ma bravissimo, gli altri pure, anche se non allo stesso altissimo livello. Stranamente mi viene in mente che quando gli italiani si trovano in giuria viene sempre lo scrupolo e il pudore di equilibrare i premi fra italiani e stranieri per non fare gli sciovinisti. In altre nazioni, però, il principio non è applicato allo stesso modo.

Per concludere con una frase classica: dove siamo, chi siamo e dove andiamo, ma soprattutto dove va l’associazione degli Ex Libris italiana? Per quanto mi riguarda non saprei rispondere, ma speriamo che lo sappiamo le persone che sono entrate in associazione e nel mondo degli Ex Libris molto prima di me.

Tommaso Lo Russo

Pagina correlata: lettere al direttore.

29 May 2010   Comments Off on Posta: a proposito del 61° Congresso dell'Associazione Ex Libris della Germania

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