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Notizie e opinioni sul mondo dei libri e dell'ex libris. 14 aprile 2009
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Lutto nel mondo dell'ex libris

Non ti dimenticheremo - Ricordo di Sergio Guidi

Fu presidente dell'Associazione Italiana Ex Libris

di Cristiano Beccaletto

 

Sergio Guidi ci ha lasciati, si è spento serenamente nella sua casa di Milano il 30 marzo scorso, il giorno prima aveva festeggiato il suo novantacinquesimo compleanno.

Liliana Manzoni, ex libris per Sergio Guidi
Liliana Manzoni, P1, 1952, ex libris per Sergio Guidi
L'ex libris disegnato dalla moglie

Sergio Guidi era nato a Milano nel 1914, laureato in Economia e Commercio è stato dirigente di una importante azienda farmaceutica. Prima di divenire collezionista, amava segnare i suoi libri con un’ex libris disegnato nel 1952 dalla moglie Liliana. Lui ha spesso affermato che questo era: “Un modesto Ex Libris, con un motto che voleva esprimere il mio umile desiderio di apprendere e capire quello che leggevo e che, normalmente, applicavo sui libri che man mano acquistavo”.

Copertina libro: Una favola lunga 80 anni
Copertina libro: Una favola lunga 80 anni
copertina di Cristiano Beccaletto, X1-X3, 1994

Ex libris di Cristiano Beccaletto per Sergio Guidi Illustrazione di Cristiano Beccaletto
Due xilografie di Cristiano Beccaletto.
A sinistra, ex libris, X2, 1994; a destra, illustrazione per il libro
"Una favola lunga 80 anni", X2, 1994

Poi vennero il Congresso di Como del 1968, la BNEL e Gianni Mantero… e il vortice del collezionismo. Negli anni ottanta Guidi era il saggio cui chiedere consigli, il punto di riferimento per i giovani artisti e collezionisti. Quando pensava di stare un po’ in pace con i suoi amati foglietti, dopo il Congresso di Milano del 1994 fu chiamato ad un difficile compito: portare l’Associazione in acque meno agitate e dare sicurezza al gruppo. Si rimboccò le maniche e pilotò la nave ad un sicuro approdo. Nel 1996 come ultimo atto della sua presidenza volle dare uno stato giuridico all’A.I.E.; poi, da uomo semplice, si fece da parte ritirandosi al termine del mandato, non senza rimpianti.

Nel 2007 gli è stato assegnato il “Premio speciale Remo Palmirani” per i tanti anni dedicati all’ex libris, come collezionista raffinato, come Presidente dell’AIE, come silenzioso esempio di generosa operosità.

Negli ultimi anni aveva di molto diradato il suo impegno nell’ex libris, ma di certo il fuoco sacro non si era spento.

Nel 1994, per festeggiare il suo ottantesimo compleanno, curai una pubblicazione, “Una favola lunga 80 anni”, parteciparono all’impresa alcuni artisti e collezionisti*. Il volume, stampato in cinquanta esemplari, è ai più sconosciuto. Per ricordare il decano dell’ex libris italiano si ripropongono gli ex libris e il testo della favola che ben illustrano il carattere del nostro caro e indimenticabile Sergio.

* artisti: Marilena Belloni, Simona Denicolai, Jana Krejcova, Mariaelisa Leboroni, Eveline Nicod, Carmela Pozzi Sendresen, Cristiano Beccaletto, Augustinas Virgilijus Burba, Furio de Denaro, Pier Luigi Gerosa, Mario Guida, Bruno Gozzo, Paolo Rovegno.
* collezionisti: Luigi Bardi, Giuliano Bonfanti, Egisto Bragaglia, Spartaco Cadioli, Nicola Carlone, Mario De Filippis, Francesco Del Sole, Dante Fangaresi, Silvio Forni, Giuseppe Mirabella, Enzo Pellai, Ambrogio Puerari, Michele Rapisarda, Vito Salierno.
hanno scritto: Gianfranco Grechi, Basilio Cadoni e Cristiano Beccaletto.

ex libris di Marilena Belloni ex libris di Simona Denicolai
In senso orario, da in alto a sinistra:
ex libris di Marilena Belloni, C3, 1994; ex libris di Simona Denicolai, X2, 1994;
ex libris di Mariaelisa Leboroni, X2, 1994; ex libris di Jana Krejcova, X3, 1994.

ex libris di Jana Krejcova Mariaelisa Leboroni

Una favola lunga 80 anni

Molti e molti anni fa abitava le vallate alpine, lungo i pendii su fino alle nevi perenni dei ghiacciai, un popolo che non aveva né regno né nazione e le cui uniche leggi erano il trascorrere delle stagioni, il fulmine e lo scrosciare dell’acqua che correva verso valle. Quella era la gente Walser, laboriosa, fiera e guerriera.

Era la fine di marzo; sebbene l’inverno fosse stato mite e qualche chiazza di terra fosse già ben visibile, verso sera l’aria che spirava dal Bors metteva ancora freddo alle ossa. Scendeva verso casa, a quell’ora in cui i raggi del sole accarezzano solo le cime più alte, senza fretta, su quel viottolo di cui conosceva anche il colore dei sassi; gli ultimi abeti, la curva e sarebbe entrato in paese. L’indomani avrebbe compiuto ottant’anni e la cosa per sé non lo turbava più di tanto: camminare, camminava ancora e senza bastone, ragionare, ragionava ancora e con la sua testa, non ripeteva due volte le stesse cose; aveva sempre tanti amici e di nemici, o meglio di ostili, non c’era l’ombra; era insomma in pace con Dio e con gli uomini, come si suol dire.
Per un momento trasalì, il cuore sobbalzò e gli arrivò oltre la gola, si lisciò i baffi, giusto per far qualcosa, si fermò un momento: proprio sotto la roccia rossa, sulla curva, sembravano attenderlo due piccole creature dalla lunga barba bianca.

Riprese il cammino come se niente fosse, che in tutta la sua vita aveva visto tante e tali cose da non doversi più stupire di nulla, anzi il suo passo si fece via via più sicuro, quasi baldanzoso.
Arrivato all’altezza dei due potè vederli meglio: vestivano abiti semplici, non erano belli ma il loro aspetto era gradevole e rassicurante; gli occhi poi luccicavano e lo scrutavano in attesa.
Si ricordò quello che gli diceva sempre la mamma: «La prima cosa che devi guardare di un uomo sono gli occhi, non l’abito che indossa, solo così saprai chi hai di fronte».
Abbozzò un saluto e i due risposero: «Buona sera Sergio». Conoscevano il suo nome!
«Siamo quelli che voi umani chiamate ‘gnomi’ – cominciò a spiegargli il più anziano – ed insieme agli elfi abitiamo una dimensione vicina alla vostra, vegliamo sul buon andamento del Creato ma non ci è data la facoltà di cambiare la vostra volontà, solo di indirizzarla. Il mio nome è Par, il suo Tan».

Sergio rimase senza parole e si interrogò sul motivo dell’incontro; Par leggendogli nella mente proseguì: «Domani compirai ottant’anni, e la tua lunga vita ti ha donato il più grande tesoro che essere umano possa avere: la saggezza. Puoi chiederci qualsiasi cosa, anche l’impossibile, ma bada una ed una sola; questo è il nostro compito, questo è il motivo per cui ci puoi vedere e sentire».

Per pochi attimi che sembrarono infiniti nella mente di Sergio si affollarono idee. «Potrei tornar bambino, potrei essere un uomo potente, potrei avere oro e ricchezze, potrei avere l’eternità». Questo pensava e quando il mare in tempesta si calmò gli era rimasta una sola chiarissima idea:
«Vorrei rivedere tutta la mia vita, le persone che ho amato e che amo, niente di più».
Par e Tan annuirono, lo presero per mano dirigendosi verso il sentiero che saliva da Alagna alle baite di Pedemonte, le più antiche della zona.

Un abbaiare noto attirò l’attenzione di Sergio; il tempo di realizzare ed il caro vecchio Alì era lì a far festa. Trasse dalla bisaccia un bel pezzo di pane e lo lanciò in avanti; Alì, come ai bei tempi, lo colse al volo, si volse e mormorò: «Visto? Sono ancora in forma».
Il tempo pareva essersi fermato, il sole non si decideva a tramontare e seppure il sentiero fosse un po’ ripido non sentiva fatica, anzi, le sue gambe sembravano avere dentro tanta energia da poter andare una giornata intera. Alì come sempre percorreva almeno il doppio della strada: trenta metri avanti, venti metri indietro, poi ancora avanti, ed oltre tutto ora parlava!
Par e Tan camminavano zitti zitti; il loro silenzio era mirato a cogliere le voci della natura che stava intorno e Sergio scoprì così tanti nuovi suoni, quelli delle piante, dell’acqua, dei sassi, degli animali.

«Accidenti – pensò – da quando sono al mondo, non mi è mai successo niente di simile».
Guardò Par in cerca di una risposta che non tardò a venire: «Voi uomini siete troppo indaffarati a cercare la felicità nel possedere le cose, la felicità è libera senza lacci o catene, è piccolo bene che non puoi avere andando su una montagna dicendo ciò che vedo è mio; ricorda che tutto arriva per chi sa attendere. Se hai pazienza, se guarderai alle piccole cose, lì troverai la felicità ed allora in ogni momento potrai ascoltare le voci della natura».
Arrivarono alle baite e Sergio trattenne a stento l’emozione. Sul prato c’era un grande falò ed intorno tanti volti noti, alcuni di loro pur avendo già lasciato la vita terrena erano vivi presenti. Riconobbe subito gli amici; con ognuno di loro scambiò un saluto ed un abbraccio e rivide in un lampo episodi di vita vissuta. Era come se qualcuno gli raccontasse una storia meravigliosa, ma quel qualcuno, se ne accorse ben presto, era lui che attingeva dall’archivio della memoria. Si materializzavano suoni, profumi, emozioni e quant’altre cose si potessero immaginare; gli pareva di vivere un sogno ma sapeva bene che sogno non era.

Vide brillare gli occhi di mamma Adele, i suoi lunghi capelli biondi, rivide i giorni della sua infanzia, le buttò le braccia al collo; lei gli carezzò la fronte: «Sei sempre spettinato» sussurrò con dolcezza.

Papà Amleto, mordicchiando quel che restava di un sigaro toscano, bofonchiò: «Sei coperto abbastanza? A quest’ora di sera dovresti essere già a letto. Buon compleanno Sergio».
Paolo e Franco con le mogli gli corsero incontro: «Ciao papà, questa sera te lo possiamo proprio dire che sei il migliore, buon compleanno».

ex libris di Eveline Nicod ex libris di Carmela Pozzi Sendresen
In senso orario, da in alto a sinistra:
ex libris di Eveline Nicod, C3-C5, 1994; ex libris di Carmela Pozzi Sendresen, X2, 1994
ex libris di Furio de Denaro, X2, 1994; ex libris di Augustinas Virgilijus Burba, C3-C5, 1994

Augustinas Virgilijus Burba ex libris di Furio de Denaro

Francesca e Matteo, i due nipotini, gli piombarono addosso riempiendolo di quelli che loro chiamavano bacini ed erano tirate di baffi, di orecchie, coccole insomma, che a Sergio piacevano tanto. Ed infine Liliana l’abbracciò forte, e rividero il primo incontro, il matrimonio, i figli, la vita insomma. «Mamma mia, da quanto tempo stiamo assieme – sospirò Sergio – stiamo assieme da sempre. Che grande donna sei! Ma tu, non dovresti essere a casa ad aspettarmi? ».

«Io sono dove tu sei. Buon compleanno» disse sorridente Liliana.

A poco a poco, tutti se ne andarono e, quando l’ultima favilla del falò volò via, la luna era già alta nel cielo; Sergio, accanto a sé aveva ancora il fido Alì, raccolse un bastone e lo tirò nel buio; il cane si girò un momento, fece un cenno di saluto e sparì nella notte.

Par e Tan lo accompagnarono fin quasi al paese, lo salutarono. «Ora dobbiamo lasciarci, il nostro compito è terminato. Dice un’antica legge Walser: all’uomo che si appresta a compiere ottant’anni venga data la facoltà di esprimere un desiderio. Tu hai ben scelto».

Li segui con gli occhi finché sparirono dietro un abete e si diresse rapidamente verso casa.
L’indomani, quando si svegliò, Sergio ripensò al fantastico sogno fatto nella notte e convenne che i bei sogni mettono allegria e aiutano l’uomo a vivere. Liliana era fuori per il giro mattutino ed avrebbe sicuramente trovato qualcosa di speciale per festeggiare i suoi ottant’anni.
Uscì per andare da Augusto, la vecchia guida, che aveva proprio un buon vino, il migliore della zona!

In paese non si parlava d’altro; era tutto un sussurro, un fare congetture sul grande falò della notte precedente, su alle baite; chi parlava di magie, chi di folletti: le solite fantasie che si inventava la gente. Prese la strada di Pedemonte, giusto per vedere, e uno scoiattolo lo salutò con un ciao, sentì la voce degli alberi, e quella del vecchio abete; l’acqua del Sesia intonava una melodia. Il suo passo si fece via via più rapido ed in breve raggiunse le baite; proprio sul prato, davanti alla grande baita, c’era la traccia visibile di un fuoco, il falò della sera prima!
«Allora era tutto vero – pensò – allora non era un sogno, allora veramente è successo».
Il buon Sergio, ritornò velocemente sui suoi passi e salutò il vecchio abete e l’acqua del fiume e lo scoiattolo; aveva proprio fretta, quante cose doveva ancora fare.

ex libris di Pier Luigi Gerosa ex libris di Bruno Gozzo
In senso orario, da in alto a sinistra:
ex libris di Pier Luigi Gerosa, C3, 1994; ex libris di Bruno Gozzo, C3, 1994
ex libris di Paolo Rovegno, C3-C5, 1994; ex libris di Mario Guida, C2, 1994

ex libris di Mario Guida ex libris di Paolo Rovegno

«Chi l’ha detto – si disse – che la vita finisce a ottant’anni»? Lui sapeva che non era così perché ora conosceva il segreto dell’esistenza e sapeva anche che era di una semplicità tale che la mente umana non l’immaginava nemmeno. Era come se questo fosse il primo giorno della sua vita; tornava verso il paese con il cuore pieno di gioia e fra sé e sé pensò che sì, che era proprio vero: tutto arriva per chi sa attendere.

L’acqua del Sesia scendeva verso valle ed il sole, già alto nel cielo, illuminava una gran bella giornata di primavera; Par e Tan sorridevano dietro il grande abete e si godevano la scena di Sergio che raggiunte le prime case del paese veniva apostrofato da Liliana: «Ma dove ti eri cacciato? Anche tu a correr dietro alle panzane della gente, e sì che sei grande abbastanza».
«Panzane, panzane – mugugnò fra i denti – ti accorgerai che panzane quando compirai ottant’anni».

Spalancò le braccia, le lasciò cadere sui fianchi, le prese la mano e cominciarono tutti e due a ridere forte.

Cristiano Beccaletto Lonigo (Vicenza) 1948.
Dopo il diploma al liceo artistico statale di Milano e un breve periodo all’Accademia di Brera, fino al 1978 si dedica prevalentemente alla pittura; inizia poi il suo interesse per l’incisione.
Realizza in xilografia ex libris, grafica libera, carte augurali; cura la veste grafica, gli ornamenti e la stampa di cartelle ed edizioni pregiate.
Dal 1997 al 2006 organizza le mostre e cura i cataloghi di Roccalbegna Grafica. Ha diretto la rivista L’Ex Libris Italiano. Collabora con le riviste “Grafica d’arte”, “Ex Libris”, “Charta”, “Arte incontro in libreria” e con “Artifex”.
Dal luglio del 2005 è Direttore artistico del Museo Ex Libris Mediterraneo di Ortona.

 


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