L'editoriale AIE - Gennaio-Aprile 2008
I Sassi di Italo Zetti, dopo trent'anni
Si ricorda che - per ciascun numero della rivista "L'ex libris italiano" - Artifex pubblica l'indice, l'editoriale del Presidente, un articolo a scelta tra quelli presenti sulla rivista. Abbiamo pubblicato l'indice, presto pubblicheremo l'articolo di Dante Fangaresi.
di Mauro Mainardi
La recente mostra dei Sassi di Zetti (Milano, "Spazio 28" di via Corridoni 49, dal 15 al 24 aprile 2008) mi ha ricordato la loro esposizione alla Galleria Pellegrini di Genova di trent’anni fa, quando mi hanno dato la stessa emozione dei sassi naturali che i miei figli, allora bambini, raccoglievano sugli arenili della Lunigiana, gli stessi che ora raccolgono anche i miei nipotini.
Provengono da lontano, dalle Alpi Apuane. Sono frammenti di quel marmo che Michelangelo veniva a scegliere personalmente per le sue sculture, frammenti che l’acqua trascinava, e trascina, a mare levigandoli come sa fare la natura, ch’è “figlia di Dio” e come fa lo scultore con la sua “arte”, figlia della natura, e che, quindi, “di Dio e quasi nepote” (Dante, Inferno XI, 105).
Questo rapporto tra arte e natura è analizzato anche da Giacomo Leopardi in diverse pagine (delle 4525 manoscritte) del suo Zibaldone, per rimettere in discussione, ma infine riconfermare, la prima affermazione di pag. 3: “La perfezione di un’opera delle Belle Arti si misura sulla più perfetta imitazione della natura”.
Le parole dei due grandi poeti italiani sono in sintonia con quelle di Zetti dell’ultimo decennio della sua vita, gli anni ’70 del secolo scorso: “Ovunque tra noi, nel mare, sugli arenili, nei boschi nei luoghi più comuni, ci sono cose venute da lontano. Sono segni del nostro passato, contengono il nostro presente e il nostro futuro; sta in noi cercarli. Se questo cercare è fare “arte” non so. Certo dà senso al mio vivere”.
Il “non so” di Zetti equivale al “quasi” di Dante e ai “ripensamenti” di Leopardi.
Illustrano questo editoriale la fotografia di alcuni sassi naturali della Lunigiana, portati a mare dai fiumi Magra e Carrara, due xilografie di Zetti, una libera e una exlibristica, una xilografia di Padre Diego Donati. Solo un religioso come l’incisore perugino, padre francescano, poteva trasformare in un ex libris parlante, il verso dantesco sulla definizione dell’Arte (condivisa da Leopardi e attuata da Zetti nei suoi Sassi): “Sì che vostr’arte a Dio è quasi nepote”.
È il nostro primo omaggio, con opere naturali e xilografiche, a un grande maestro italiano della xilografia, nel trentesimo anno della sua scomparsa.
N.d.R.: per ragioni tecniche non ci è
possibile riprodurre le immagini descritte nell’editoriale.
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o all’acquisto di una copia:
L'Ex Libris Italiano - Rassegna di piccola grafica
Rivista dell'Associazione Italiana Ex Libris
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(VA)
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