Il profilo storico
Cromolitografie. Cento anni di calendarietti
Secondo articolo dedicato alle cromolitografie. Il primo articolo è stato pubblicato a marzo, dedicato alle cromolitografie Liebig. Nell'articolo di oggi ci occupiamo dei cosiddetti "calendarietti da barbiere".
di Luca Ceccarelli
Pagina 1 | Pagina 2 | Pagina 3
![]() 7. Anche i personaggi storici e gli artisti hanno ispirato i calendarietti di fattura più popolare. Qui ne vediamo uno della profumeria Sirio dedicato a Leonardo da Vinci per l'anno 1915. Questa, come le seguenti illustrazioni, sono tratte sono tratte dal volume di Ermanno Detti, "L'arte povera", anch'esso in bibliografia. ![]() 8. Un altro calendarietto a soggetto storico, dedicato a Cristoforo Colombo, per l'anno 1916, prodotto dalla profumeria milanese dei fratelli Cella. ![]() 9. Un altro filone abbastanza seguito tra le tematiche dei calendarietti è quello dei personaggi danteschi, come vediamo per questo calendarietto dedicato alla vita di Pia de' Tolomei per il 1943 |
(...) furono anche esempi di calendarietti stampati a partire da incisioni xilografiche, e perfino dipinti a mano, ma si tratta di esemplari estremamente rari e in tiratura assai ridotta.
Nella seconda metà degli anni Venti del Novecento si va affermando anche per i calendarietti, come per tutta la decorazione, il gusto Déco. Quest'ultimo non si presenta come una rottura con l'Art Nouveau, ma piuttosto come un suo sviluppo. «L'elemento vegetale non perde il suo fascino; alle dinamiche contorsioni Art Nouveau si vanno sostituendo però motivi maggiormente compatti e definiti, sovente stilizzati, che trovano nella corbeille di rose il soggetto preferito»[1].
Rimane diffusa la pratica, già invalsa nei primi decenni del secolo, di far illustrare i calendarietti da pittori e illustratori di fama, che non cesserà neppure quando, negli anni Trenta, si va affermando lo “stile Novecento”, con cui la geometrizzazione e la stilizzazione si fanno ormai decisamente marcate, mentre anche i temi tendono a differenziarsi da quelli dei decenni passati. «I soggetti, i protagonisti delle immagini, sono sovente estrapolati dalla vita, una vita artificiale più che reale, fatta di miti e di sogni: le donne eleganti e lo sport, la moda, i ricevimenti mondani, le automobili rombanti. Ogni scena è per così dire filtrata attraverso un processo di semplificazione, di geometrizzazione formale che nulla concede al compiacimento del particolare ma che piuttosto tende a esaltare la magia dell'attimo fuggente, quella suggestione irripetibile che solo l'estro dell'illustratore sa immortalare sulla carta» [2].
Non mancarono, in questi decenni, i calendarietti celebrativi a carattere politico o propagandistico, come quelli religiosi, o quelli per la vittoria nella Prima guerra mondiale. Il Fascismo, a sua volta, promosse dei calendarietti celebrativi di vari aspetti del regime. E anche un filone di calendarietti dedicati allo sport, specialmente al calcio, e ai bambini, con illustrazioni di personaggi dei fumetti di Walt Disney.
Con il secondo dopoguerra, nel periodo della ricostruzione si vanno affermando i calendarietti dedicati al cinema. Qui il tema erotico viene proposto in modo più aperto, con la rappresentazione di dive del cinema del tempo. Confinato ormai alla distribuzione dei barbieri, il calendarietto diventa sempre più spesso una valvola di scarico in una società che si è fatta, rispetto all'epoca fascista, ancor più puritana. Abbe Lane, cacciata dalla Rai e definita dalla stampa cattolica addirittura “strumento di Satana”, venne effigiata negli anni '60 più volte in mise succinta nei calendarietti da barbieri.
Gli anni Sessanta del Novecento sono l'ultimo periodo per il quale abbiamo una produzione di calendarietti in cromolitografia che, sebbene non più all'altezza della grafica dell'anteguerra, conserva ancora una certa dignità. Ma già in questo periodo il procedimento offset cominciava ad affiancarsi con decisione alla cromolitografia, fino ad affermarsi in modo generalizzato negli anni Settanta e Ottanta. Gli ultimi calendarietti da barbiere, prodotti nei primi anni Ottanta, basati sulle foto a carattere pornografico sono ormai delle mere speculazioni voyeuristiche.

10. “Ore eleganti”, calendarietto
del 1936 in stile “Novecento”. All'interno si spiega
che «il ciclo quotidiano
di vita per il mondo elegante è diverso da quello che si
avvicenda per ogni altro ceto sociale.
Le occupazioni del gran mondo si svolgono in ore inconsuete alla
parte restante dell'umanità: e così
le ore usuali si differenziano dalle ore eleganti».
Nelle illustrazioni vediamo una «nobile Dama del mondo eletto»
ritratta al mattino
mentre «un tiepido profumato lavacro accresce la sua freschezza,
ne acuisce i sensi»,
mentre cavalca, mentre prende il tè, e mentre la sera si
lascia andare
agli «intrecci delle danze» e alle «schermaglie
del bridge».
Note bibliografiche:
Il più antico intervento sui calendarietti, ormai non più aggiornato e non molto facile da reperire, è quello di Sandro Piantanida, Calendari e almanacchi, in «Amicizia», n. 12, Milano, 1959.
Un testo basilare per i calendarietti italiani, sia per quanto riguarda le illustrazioni che per quanto riguarda la trattazione storico-artistica e iconografica, è quello dedicato alla raccolta del collezionista Sergio Coradeschi da Maurizio De Paoli e Terzo Maffei, Un secolo di micrografica: attraverso i calendarietti della raccolta Coradeschi, F. Ghezzi, Corsico, 1995.
Due volumi di carattere generale sul collezionismo cartaceo che riservano un certo spazio alla trattazione dei calendarietti e alle loro illustrazioni sono: Collezionismo minore, di Massimo Alberini, A. Vallardi, Torino, 1984 e Le carte povere di Ermanno Detti, Firenze, La Nuova Italia, 1989, quest'ultimo non abbastanza esauriente per quanto riguarda l'esposizione, ma ricchissimo invece di illustrazioni.
Del già citato Sergio Coradeschi è la voce “Calendarietti da barbiere” in Collezionismo Italiano, volume I, Milano, 1979.
Lo stesso Sergio Coradeschi ha curato la voce “Calendarietti” in Andare per antiquariato, Milano, Fabbri, 1991, in cui è da segnalare altresì la voce “Almanacco”, curata da Maurizio De Paoli, uno dei due curatori del volume citato sulla collezione di Sergio Coradeschi.
1 “Un secolo di micrografica:
attraverso i calendarietti della raccolta Coradeschi”, a cura
di Maurizio De Paoli e Terzo Maffei,
1995, pag. 110.
2 Ibidem, pag. 114 e segg.
«« torna all'inizio dell'articolo «« - «« torna alla pagina precedente «« - Fine dell'articolo
Luca Ceccarelli
è nato a Roma, dove vive, il 14-5-1970.
Laureato in lettere, giornalista pubblicista, è autore di alcuni saggi di critica
letteraria sulla poesia di Leopardi e di Petrarca e sulla narrativa di Primo
Levi e di Anna Maria Ortese. Svolge traduzioni e correzioni di bozze per
l'editoria e collabora con alcune riviste periodiche (Il Salvagente, La
Gazzetta dell'antiquariato) scrivendo di fiere e sagre enogastronomiche e di collezionismo.
| Altre notizie: |
© Artifex 2008 - Tutti i diritti riservati.






