Il Cavaliere di Dürer è tornato
In esposizione all’Ambrosiana incisioni e acquarelli del grande artista tedesco
di Stefania Clerici
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(...) L’eroe che ci aveva accolto all’ingresso della mostra sembra tornato con altri tre compagni nell’incisione I quattro cavalieri dell’Apocalisse. Questa, insieme ad altre scene, come quella di San Michele in lotta col drago e L’apertura del quinto e sesto sigillo, risulta notissima: nella narrazione di eventi prodigiosi e terribili le figure sono incise con estrema energia e l’affollarsi delle immagini quasi sgomentano l’osservatore con la robustezza del segno.
Lo spettatore è anzi come travolto dal ritmo concitato di tavole, quali appunto quella de I quattro cavalieri dell’Apocalisse o de La lotta tra l’arcangelo Michele e il drago: nella prima la corsa dei destrieri è sciolta e inesorabile, persino le nuvole in cielo pare si allunghino in una tensione prodigiosa, nella quale sembra proprio di avvertire lo scalpitare degli zoccoli e il respiro affannoso dei cavalli. È una corsa ispirata da una volontà divina, così come divina è la forza che guida l’Arcangelo Michele, mentre affonda la lancia nella gola del drago. In questa tavola il cielo è immenso e concitato: si dibatte un groviglio intricato di passioni, ire, lotte, ali dispiegate verso l’alto e verso Dio e corpi ferini, colpiti dalle spade, inesorabilmente piegati verso il basso e la terra, dopo l’abbandono di ciò che è più sublime.
Se anche la composizione schiaccia elegantemente il cielo sul paesaggio sottostante (così lontano così vicino), la calma imperturbabile dello spaccato paesaggistico sembra però distante anni luce dall’impetuosità della lotta celeste. È una visione da cartolina nordica, con gli alberi pensosi che si protendono in dialogo verso un laghetto, sul quale navigano placide due imbarcazioni, mentre una chiesa col campanile appuntito rivolge il suo sguardo protettivo verso le casette che la circondano. Si tratta di un paesaggio che risente degli studi sulle ambientazioni naturali, già sperimentati per gli acquarelli realizzati alla fine del ’400. Anche queste prove pittoriche sono ben rappresentate tra le opere in mostra: spicca in particolare un pregevole studio di albero e rocce: “attribuito agli anni 1495 – 1497, è considerato il disegno più spettacolare tra i paesaggi ad acquarello conservati in Ambrosiana. L’Artista ha disegnato prima il tronco in tutta la sua altezza e poi, a pennello, ha dipinto le fronde, probabilmente senza completare l’opera, come dimostra la parte superiore del tronco rimasta nuda. Proprio grazie a opere come questa Dürer è considerato il vero creatore dell’acquarello di paesaggio.” (M. Navoni).
Ancora una volta, anche per gli acquarelli, l’artista tedesco acquista tecnica e slancio creativo proprio in seguito al suo primo viaggio in Italia (1494 – 1495), quando dipinge vedute di siti del Tirolo e del Trentino di straordinaria immediatezza e adesione al dato naturale.
Il tocco del Maestro sa quindi farsi duro o morbido, spaziando dall’incisione alla pittura, ma unica è quella misteriosa intensità che caratterizza tutta la sua produzione artistica, ben rappresentata in questa mostra. Anche il Cavaliere “senza macchia e senza peccato”, impegnato a combattere il male, si fermerebbe a guardarla.
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Stefania Clerici è nata a Como il 21.08.1977
e risiede a Lurago Marinone (CO).
Laureata in Lettere Moderne, insegna al Liceo Classico Statale “A. Volta”,
di Como ed è attiva nell'organizzazione di mostre e conferenze.
Ha ricevuto premi e riconoscimenti a Concorsi letterari nazionali e internazionali;
le sue poesie sono pubblicate nelle raccolte L'addio delle nubi (Ediz.
Poeti nella Società, Napoli, 2002), Oltre, Edizioni Gruppo Fara,
Bergamo, 2005 e Tibidabo, Ediz. Artistiche Il Salotto, Como, 2006.
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