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Notizie e opinioni sul mondo dei libri e dell'ex libris. 29 maggio 2008
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Mostra di grafica d’arte

Il Cavaliere di Dürer è tornato

In esposizione all’Ambrosiana incisioni e acquarelli del grande artista tedesco

di Stefania Clerici

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Milano - Esiste una terra dove uno dei famosi cavalieri “senza macchia e senza peccato” procede altero ed elegante, avanzando a cavallo fra i sentieri dell’anima. È una terra frusciante di carta, solcata dai graffi delle incisioni che diventano carezze d’inchiostro nell’opera celeberrima Il cavaliere, la Morte e il Diavolo (1513), di Albrecht Dürer.

Questo ed altri capolavori sono stati i protagonisti della mostra Dürer all’Ambrosiana (14 novembre 2007 – 30 marzo 2008): nella bella cornice delle sale della famosa Pinacoteca è stato ospitato il celebre Cavaliere che accoglieva il visitatore all’inizio del percorso museografico ed espositivo. Quest’opera rappresenta infatti il culmine stilistico della fase in cui l’artista tedesco si dedicò alle incisioni in rame, producendo altri capolavori come S. Girolamo nello studio e La Malinconia. Comune è l’aspirazione a un simbolismo velato, per il quale la figura del Cavaliere può essere letta “come soldato di Cristo che deve combattere nella sua vita di credente contro il male (il Diavolo) e il peccato (la Morte spirituale).” (Marco Navoni, curatore della preziosa pubblicazione Dürer all’Ambrosiana, la quale “contiene le riproduzioni dei quattordici disegni - alcuni acquerellati - appartenenti alla collezione della Biblioteca Ambrosiana e che la critica più recente ritiene con sicurezza autografi di Dürer, accanto alla pregevole serie di incisioni dedicate dall’artista tedesco al libro biblico dell’Apocalisse”).

Di fronte a Il cavaliere, la Morte e il Diavolo lo spettatore non può non lasciarsi incantare dall’armonia compositiva e da tutta quella minuziosa e intricata diavoleria di ciuffi d’erba, radici e rami contorti, animali e torri lontane che inducono il visitatore a esplorare l’incisione centimetro per centimetro, come succede per i quadri dei fiamminghi.

In primo piano campeggia però il Cavaliere dal volto imperturbabile (che contrasta con la ferinità del diavolo) ed è rappresentato con un modellato possente, secondo quella lezione che Dürer aveva appreso in Italia e soprattutto a Venezia. In questa città aveva infatti intrapreso i suoi studi di carattere prospettico e proporzionale, con l’approfondimento di soggetti di carattere mitologico (per cui aveva preso quale esempio le incisioni di Andrea Mantegna) e l’accostamento alla mitologia classica, attraverso l’interpretazione poetica e figurativa del Quattrocento italiano.

Ma Dürer fu influenzato anche dal clima che pervadeva la sua nativa Germania, un clima di misticismo e di tendenza riformatrice. L’artista fu infatti ispirato per 16 incisioni xilografiche di commento al libro dell’Apocalisse (da lui intitolate Apocalipsis in figuris). Il ciclo, ideato fra il 1496 e il 1498, “è composto di sedici tavole (compreso il frontespizio) pensate per essere raccolte in volume: sul retro di ogni tavola è riportato, in caratteri gotici e in lingua latina, il testo integrale dell’Apocalisse, in maniera che esso […] corrisponda all’illustrazione della tavola successiva […]. Anche in questa scelta compositiva Dürer introduce una novità rispetto alla prassi precedente: non più l’immagine inserita nel testo, come era nella tradizione risalente ai manoscritti miniati con i capilettera istoriati, bensì l’illustrazione autonoma, a piena pagina. La raccolta dell’Ambrosiana ci conserva le xilografie pubblicate da Dürer in volume nel 1511.” (M. Navoni). (...)

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