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Notizie e opinioni sul mondo dei libri e dell'ex libris. 1 maggio 2008
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Diario di viaggio

Dal Salon du Livre ancien et de l’Estampe 2008

di Paolo Petrò

Il bresciano Paolo Petrò è stato uno degli artisti che hanno potuto esporre le proprie opere al Salone del libro antico e delle stampe di Parigi (vedi notizia). Gli abbiamo chiesto di raccontarci le sue impressioni. Egli, con molta cortesia e disponibilità, ha accettato. Di seguito vi proponiamo il testo. (ndr)

 

1. Parigi. Salon du Livre ancien et de l’Estampe 2008 . Scorcio del Grand Palais.
1. Parigi. Salon du Livre ancien et de l’Estampe 2008
Scorcio del Grand Palais.

2. Parigi. Salon du Livre ancien et de l’Estampe 2008.  Informazioni all'ingresso.
2. Parigi. Salon du Livre ancien et de l’Estampe 2008
Informazioni all'ingresso.


3.Parigi. Salon du Livre ancien et de l’Estampe 2008.  L'artista Paolo Petrò fotografato vicino ad alcune sue creazioni.
3.Parigi. Salon du Livre ancien et de l’Estampe 2008.
L'artista Paolo Petrò fotografato
vicino ad alcune sue creazioni.

4. Parigi. Salon du Livre ancien et de l’Estampe 2008.  Lo stand della Galleria del Leone.
4. Parigi. Salon du Livre ancien et de l’Estampe 2008
Lo stand della Galleria del Leone.

Quando, dopo centinaia di chilometri di capannoni industriali, sbuchi in Francia, già qualcosa nel tuo umore cambia, sia che sbuchi al sud o che sbuchi al nord.

A nord il paesaggio si estende come su di una spiaggia il mare, l’orizzonte è a 180° con le nuvole bianche sul cielo blu; nei campi, in questo periodo, la colza gialla crea scacchiere indescrivibili.

Anche quando si arriva a Parigi, l’impressione è la stessa: un caos ordinato, una città che – come disse Calvino – si consulta come un’enciclopedia; ad apertura di pagina ti dà tutta una serie di informazioni, di ricchezza, come nessun’altra città.

Il Grand Palais fu edificato nel 1900, in occasione dell’Esposizione Universale. È costituito da un’interminabile copertura di vetro, sostenuta da una struttura “eiffeliana” di tralicci metallici, impreziositi da decorazioni a ricciolo in stile Art Nouveau.

Il Salone del libro antico e delle stampe (Salon du Livre ancien et de l’Estampe) ha riempito, con i suoi padiglioni, tutto lo spazio disponibile. Un codice a colori delimitava i due settori: quello dedicato al libro antico aveva la moquette rossa, quello dedicato alle stampe ce l’aveva verde.

Non c’erano altre compartimentazioni di rilievo tra un aspetto e l’altro, dai libri miniati del medioevo a quelli illustrati da grandi artisti, ai libri d’arte contemporanei, come da Rembrandt a Piranesi a Warhol a Wasselman.

Erano presenti espositori da tutte le parti del mondo.

Certamente i francesi l’hanno fatta da protagonisti; ma erano rappresentati anche gli USA, il Regno Unito, molti altri stati, sia dell’Unione Europea che extra comunitari. Tra gli italiani, la galleria Bellinzona di Milano e la galleria del Leone (che mi ospitava) la quale però è di Pierre Higonnet, parigino trapiantato nella campagna romana, presente con la gentile e dolce moglie Julie. L’Italia era rappresentata da qualche espositore anche nel settore dedicato al libro.

Non c’è stata storia, nessuna possibile competizione con le opere esposte dai francesi e dai tedeschi, che – come api sul miele – agguantavano, sfogliavano opere di gran valore con una facilità naturale, forse data dalla consuetudine a questi avvenimenti.

Il pubblico, che ha affollato il salone, mi è sembrato preparato: tengo conto del fatto che l’entrata a pagamento (8 euro) operava una discriminazione a favore di chi aveva un certo interesse.

Sono stati tre giorni e mezzo di inarrestabile afflusso di pubblico, a partire dall’inaugurazione a invito del primo giorno, fino all’ultimo giorno. La gente affluiva continuamente ai padiglioni e molti, devo dire molti, uscivano con un libro o una o più stampe tra le mani.

In Italia, nelle nostre fiere d’arte, anche le più importanti, la parte dedicata alla grafica d’arte è stata esclusa completamente, come se ci si vergognasse a vendere opere in bianco e nero (ma non si tratta certo di fotocopie!). Penso che un italiano su cinque sia convinto che le incisioni siano opere prodotte meccanicamente, in tipografia; e solo la serigrafia, che è a colori, sia degna di attenzione.

Forse è per questo motivo che la grafica in Italia stia diventando di nicchia, solo per pochi cultori e intenditori: sbagliando, perché invece dovrebbe essere amata, capita e apprezzata da tutti.

Oltre a crearsi, forse, un mercato più attivo, ne guadagnerebbe il livello di sensibilità di ogni individuo. La diversa considerazione la capiamo già dai termini usati dagli uni e dagli altri: SALON e FIERA.

Questo termine, fiera, mi è sfuggito mentre io e il gallerista Higonnet discutevamo; pur vivendo lui in Italia, ed essendo abituato al termine, vi garantisco che se i suoi occhi avessero avuto i denti mi avrebbe masticato; non si può essere superficiali, perché i francesi sono molto seri su queste cose e la prova sta nel girare liberamente, senza meta, per le vie di questa città, che ha mille centri e ha mille e più occasioni per mostrarti nei suoi meandri insospettabili fondi di cultura.


Altre notizie:

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Mostra di grafica d’arte: Paolo Petrò al Grand Palais di Parigi



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