Mostra di grafica d’arte
Paolo Petrò al Grand Palais di Parigi
dal biglietto d'invito
Paolo Petrò, attraverso la Galleria del Leone, è presente con le sue opere al Salon International de l'Estampe, che si tiene il 18, 19 e 20 aprile al Grand Palais di Parigi. (Orario, 11.00 - 20.00).
Si riporta di seguito un testo di Domenico Montalto
Giustamente, il poeta Paul Valery attribuì all'arte dell'incisore la peculiarità di una "visione nitida": sulla lastra, la strategia dell' immagine - costretta alla castità del bianco e del nero, nonché del solo segno - obbedisce a un'essenzialità di concetti e di sentimenti: deve andare subito al sodo, denudandosi degli orpelli del pittoricismo e della sensualità della materia-colore.
Questo nitore linguistico risulta profondamente congeniale all'indole di Paolo Petrò, la cui ricca e ormai pluridecennale opera all'acquaforte e alla puntasecca documenta l'attualità di una risoluta opzione figurativa che gli dà modo di esprimere le inquietudini sue e dell'epoca. Nei bellissimi, silenti e solenni fogli di Petrò, la ratio rigorosa dell'impaginazione, la cristallina concisione della scena, la raffinata economia delle luci e delle ombre procedono di pari passo con la franchezza del sentire e dell'intenzione.

Paolo Petrò, Darsena a Iseo, 1994
acquaforte, 25x25 cm
Il suo è l'intimismo della modernità, è la coscienza infelice nella quale tutti possiamo riconoscerci, che passa attraverso cose ordinarie, reificandosi negli oggetti consueti, familiari, che l'autore si ritrova a portata d'occhio nel quotidiano microcosmo dello studio e dell'atelier: bouquet di fiori, freschi o talora passiti - un soggetto prediletto, ricorrente - uccelliere, cestini, vasetti, barattoli, interni/esterni con piccoli paesaggi. Più o meno il repertorio secolare della natura morta, che Petrò rivisita come genere depositario di una dimensione attualissima di vanitas, come testimonianza del nostro mondo ormai disertato dai grandi ideali dell'arte, della filosofia, della religione.
Quella di Petrò è una visione nitida, delicata ma asciutta, su cui regna un'atmosfera di sospensione, una precisione fiamminga: come pochissimi altri oggi, egli sa racchiudere su una piccola superficie di carta, nella magìa dell'inchiostro e del tono, un mondo di autonoma vitalità artistica e spirituale, di pari dignità rispetto alla produzione pittorica.
La mirabile sottigliezza ottica e tecnica di Petrò, capace di variare linee, luci e ombre attraverso un tratteggio delicatissimo e duttile, che va dal chiarore assoluto all'oscurità più fonda e misteriosa, si sposa a un vera e propria poetica, dove la linea grafica duetta col biancore della carta, nella sontuosità del disegno e della forma. Sommi exempla di un'arte dove il disincanto che marchia e trafigge l'esistenza assume i connotati della poesia più splendida e flagrante, priva di trucchi concettuali, ma di profonda verità nel segno e nell'assieme. Il nitore chiaroscurale di Petrò vuole custodire la vita restituendocene la memoria più tenera.
Domenico Montalto
Per saperne di più:
http://www.paolopetro.it/
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