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Titolo: Natalija Cernetsova |
Ex Libris - I libri di ieri
Natalija Cerntesova Ex Libris
(a cura di G.N.)
Come i libretti precedenti (vedi in calce) anche questo mi fu regalato da Cristiano Beccaletto, dopo essere stato nominato direttore artistico del Museo Mediterraneo di Ortona.
Una storia, in sintesi, di questi "quaderni" la trovate qui.
Questo è il primo volume interamente preparato da Beccaletto. Quello precedente, dedicato a Ettore Antonini, fu preparato sotto la guida di Remo Palmirani, il direttore artistico dell'epoca. Egli morì il 20 luglio 2005. In quell'occasione. fu il suo caro amico, Cristiano Beccaletto, indicato proprio da Palmirani alla dirigenza del Museo Ex Libris Mediterraneo quale "naturale" successore, a portare a termine il lavoro.
Questi piccoli volumi hanno dimensioni di 14x16
cm (base x altezza) chiusi. Sono costituiti da 20 facciate. In pratica,
cinque fogli piegati a metà e spillati al centro.

Copertina libro: "Natalija
Cernetsova Ex Libris", 2005
Il quarto libro della serie è dedicato, come detto, a Natalija Cernetsova. In copertina, ex libris Tazuo Matsubishi, C3, 2002, 120x80 mm, opus 193, I viaggi di Gulliver.
Dopo un brevissimo CV dell'artista e l'introduzione di Cristiano Beccaletto (riportata sotto), si apre la parte iconografica. Le illustrazioni riprodotte sono sedici, di cui dodici a piena pagina. Chiudono il volume la opus list, una bibliografia essenziale e l'elenco dei principali premi vinti da Natalija Cernetsova.

Natalija Cernetsova, ex libris
Erik Skovenborg
C3, 120x80 mm, 2004, opus 216, Bacco
Riporto di seguito il testo introduttivo di Cristiano Beccaletto.
Natalija Cernetsova
Dal Baltico al Mediterraneo
Ho conosciuto Natalija Cernetsova nel 1994, a Milano, durante il XXV Congresso Internazionale dell’ex libris. Aveva venticinque anni, era una giovane promessa, ma fin da allora s’intravedevano le caratteristiche proprie dell’artista che avrebbe fatto strada.
Nonostante la riservatezza, tipica di chi vuole solo ascoltare e guardare, erano già evidenti in lei la determinazione, la voglia di apprendere e la curiosità, dote questa ultima che abbinata al talento è, per l’artista, fondamentale compagna di viaggio.
Durante la serata di gala del Congresso era ad un tavolo con un gruppo di artisti e collezionisti nordici fra i quali sedeva Evald Okas, estone di Tallin, uno dei decani e degli artisti più apprezzati nel mondo dell’ex libris. Natalija non staccava gli occhi da lui e lo ascoltava attenta.
Non ricordo se fin da allora Natalija si esprimesse in italiano, lingua che oggi parla correntemente, con una proprietà lessicale difficilmente riscontrabile in uno straniero, ma certamente, come vedremo in seguito, l’apprendimento della lingua e i suoi viaggi in Italia sono stati elementi importanti nella sua evoluzione artistica.
Le sue opere di allora a paragone con quelle d’oggi sembrano scarne, essenziali. Questione di metodo. Come ogni incisore sa bene, i segni inutili sono dannosi alla buona riuscita dell’opera, non serve riempire una lastra di linee e puntini, tutti devono servire a qualcosa. Gli spazi non vanno occupati né aggrediti, ma unicamente incisi dove serve al progetto dell’opera, con dolcezza o con forza ma sempre in modo organico. Questo si può ottenere con il tempo, il lavoro e la sperimentazione.
Non so se Natalija all’epoca del Congresso avesse in mente questo piano di lavoro, di certo negli anni successivi lo avrebbe realizzato, talmente bene da essere universalmente apprezzata e ricercata dai collezionisti di mezzo mondo. A conferma di questo basterebbero i numerosi riconoscimenti ottenuti partecipando ai concorsi internazionali.
Ripercorrendo la sua strada artistica possiamo annotare come Elena Antimonova (artista lettone e amica di famiglia, prematuramente scomparsa) abbia avuto su di lei un’influenza notevole sulle prime scelte formali; tuttavia nello stesso tempo Natalija ha ricercato e trovato il suo modo di esprimersi, attingendo per quanto attiene alle tematiche dalla tradizione nordica (nel caso baltica) dove la natura, il sacro e la mitologia non hanno mai confini ben definiti.
Ad un’attenta osservazione si evidenzia come le divinità mitologiche siano per lo più derivate dalla tradizione mediterranea greco-romana piuttosto che da quella nordica ed ancora si osserva come ai personaggi direttamente scaturiti dalla fitta vegetazione oppure da animali fantastici, si contrappongano, in altre opere, personaggi che traggono origine da architetture italiane, rinascimentali o barocche. Questa influenza italiana e mediterranea ha una ragione d’essere e va ricercata nei periodici viaggi compiuti da Natalija in Italia, terra che considera quasi come una seconda patria, alla stregua di quegli artisti (da Dürer a Goethe da Wagner a Stendhal) che in ogni tempo hanno ricercato nel bel Paese luoghi d’ispirazione e di studio.
La bravura tecnica di Natalija è indiscussa, frutto della continua ricerca e del continuo confronto con gli altri artisti. Nonostante - come in quasi tutte le opere dei nordici - l’ombra abbia prevalenza sulla luce che troviamo negli incarnati femminili, negli sprazzi di cielo ed in soli rarefatti, questa bravura è al servizio di opere raffinate, leggere, mai scontate, sempre tese ad accogliere le richieste del committente senza rinunciare al proprio essere, al proprio pensiero.
Guardando al futuro penso che, se l’artista manterrà e rinnoverà i legami con l’Italia, si avvicinerà sempre più il momento nel quale la simbiosi fra la componente nordica e quella mediterranea si compirà ed un solo raggio di sole darà vita nuova alle forme, mostrandoci quello che oggi noi non possiamo ancora vedere nelle opere di Natalija ma che lei, mi piace pensare, ha già nella sua mente protesa a nuovi segni ed a nuove forme, che sono poi il fine ultimo di ogni incisore.
Cristiano Beccaletto
Per saperne di più:
http://www.exlibrismed.it/
Volumi presentati in precedenza:
1 - Umberto
Giovannini,
2 -
Peter Velikov
3 - Ettore
Antonini
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