Omaggio a Pietro Parigi
di Enzo Pellai
Pagina 1 | Pagina 2
(...) Partecipò alla Mostra di Xilografi toscani nel 1927 e a quella di Xilografia Internazionale a Varsavia nel 1933. Le gallerie d'arte non lo considerarono mai degno del loro giro d'affari. Ora è un po' diverso: capita, a volte, che puntino il faretto delle loro aste su qualche opera del Maestro e spuntino fior di quattrini. Strana gente i fiorentini: hanno addosso una miscela di sentimenti e di ragioni che con facilità raggiunge temperature al calor bianco Si sono sempre divisi in fazioni, pronti a tumultuare, fin dai tempi dei guelfi e dei ghibellini. Anche l'arte poteva diventare un pretesto di disputa, come fu quando i Macchiaioli del Caffè Michelangelo si schierarono contro gli accademici, rivendicando un realismo che guardava alla vita quotidiana senza più categorie romantiche o storiche.
Oppure quando nel 1913 al Caffè delle "Giubbe Rosse", in nome del futurismo si scazzottarono Papini e Soffici. Ecco, Parigi non era di questa stoffa, era l'eccezione, il "fuori legge" (cfr AA. Vv. Pietro Parigi. Artista fuori legge, Firenze 1993). Scrive ancora Bargellini (ibid.): " ... di una modestia indisponente ... che rasenta la scontrosità e l'indolenza. Conosce oltre l'arte dell'incidere, quella del nascondersi e dello sparire al momento meno opportuno. Quando c'è da vincere un concorso, quando c'è da farsi avanti, sparisce. È da vent'anni dalla parte degli sconosciuti." Certamente questa fu una causa della sua rarissima presenza nel campo degli ex libris, grafica a lui nota, poiché nella mostra di Casale Monferrato è esposta una china del 1919 che raffigura un progetto per un suo ex libris. Fece anche, ogni anno a partire dal 1948, un P F a bulino, ispirandosi all'arte sacra, e a Giotto in particolare, per gli amici Filippo e Lea Rossi.
Vien da pensare che, forse, furono gli stessi exlibristi a non cercarlo perché il suo stile si staccò subito dall'imperante gusto floreale di De Carolis e dal decorativismo simbolico di Bruno da Osimo.
Pietrino non sognò mai di andare all'estero ad arricchire il suo segno, come aveva fatto Lorenzo Viani. Per essere un bravo e moderno Maestro d'Arte dei giovani fiorentini che seguivano i suoi corsi gli bastavano, e ne sopravanzava, Giotto e i primitivi. Con questi condivideva la dote di un disegno solido e la necessità di chiaroscuri essenziali, entrambi elementi formali a lui connaturali per rappresentare il mondo reale e l'umanità che incontrava ogni giorno, senza abbandonarsi ad alcuna forzatura grottesca o imitazione di maniera, ma con una partecipazione sincera e umana.
Pertanto non gli fu mai necessario schiarirsi le idee e polemizzare, per cercare i rapporti tra arte e vita. Quand'era giovane aveva anche scritto dei pensieri su un taccuino pubblicato postumo dal quale, appunto, si ricava un suo atteggiamento antiintellettualistico contro le teorie estetiche e si schiera a favore di un 'lavorare sodo che insegna e frutta' (Pietro Parigi Noi lenti e le stelle. Memorie inedite, iquadernidiviadelvento, a cura di Maura Del Serra, illustrato, Pistoia, Edizioni Via del Vento, Prato 1993).
Fu maestro di tanti: da Fernando Farulli a Enzo Faraoni, da Marcello Guasti a Dilvo Lotti. Il palcoscenico dell'ex libris lo lasciò occupare dal suo più giovane collega Bruno Bramanti e dall'allievo Italo Zetti. Nessuna voce lo ricorda nella "Bibliografia italiana degli ex libris" di Egisto Bragaglia. Soltanto Mansueto Fenini nel n. 4-5 di "Bianco e Nero. Ex libris" del 1946 gli dedicò la riproduzione di una xilografia con questa annotazione: "Parigi è uno dei più noti incisori in legno europei. Moderno nel taglio e nel gusto della composizione ... Masserel può ancora imparare qualche cosa. Bramanti e Parigi sono i riformatori della xilografia italiana ... ".
Di quel periodo a Casale sono esposti gli ex libris di Mansueto Fenini, di Giorgio Balbi e di Lorenzo Cavini, un notissimo avvocato civilista che stava con il gruppo degli intellettuali cattolici fiorentini che, riuniti attorno a Giorgio La Pira, avevano fondato il cenacolo degli amici di San Procolo e scrivevano "Il Foglio di lettura di San Procolo", un quindicinale diretto all'inizio da Nicola Lisi, di cui Pietro Parigi fu l'illustratore. Quegli intellettuali erano personaggi evangelici che dividevano il pane, le preoccupazioni e la modestia del vivere con i poveri.
L'iniziativa di Casale colma un vuoto di gratitudine che gli exlibristi, amatori anche del bel libro e della xilografia, indipendentemente dalla sua destinazione d'uso, hanno mantenuto in questi decenni.
Gli ultimi due suoi committenti di ex libris furono Mario De Filippis e Remo Palmirani, anche loro presenti a Casale. Mario, arrivato all'ex libris sull'onda della terza generazione del XX secolo, lo scoperse da solo e, irresistibilmente spinto dalla sua toscanità (che, sebbene acquisita, è profondamente sentita) e dalla passione per la carta stampata, lo fece avvicinare da Costantini e così ebbe un proprio ex libris (da allora è diventato un onnivoro collezionista di tutto quanto attiene al Maestro). Remo, nel suo interesse enciclopedico per la grafica e per l'ex libris non poteva certo privarsi del privilegio di averne uno a suo nome.
Ma, ormai, l'artista era vicino alla sua uscita dal mondo terreno, che avvenne a Firenze il 5 ottobre 1990.
La manifestazione di Casale, mettendo vicini di mostra un artista del passato e tanti contemporanei, diventa anche uno stimolo a riflettere sui gusti che segnano un certo momento storico.
Accade, qualche volta, che sull'onda di oscuri interessi vengano valorizzate opere di poco conto, che vivono soltanto per la loro capacità effimera di provocazione emotiva, senza che abbiano alcuna dote di forza creativa e di talento del fare. Quest'ultimo aspetto è di particolare importanza nella grafica, e può essere conosciuto solo guardando direttamente l'opera, poiché molteplici sono le tecniche, sempre in continua evoluzione e impossibili da cogliere pienamente attraverso le riproduzioni di libri e di riviste.
È una conclusione che vuole lodare il lavoro degli organizzatori e sollecitare il lettore a non perdere mai l'occasione di visitare le mostre. Da questa si esce con la conferma del valore di alcuni artisti noti e con qualche dubbio su altri.
Proponiamo all'attenzione dei lettori almeno una terna di autori che ci hanno convinto; essi corrispondono ai nomi di Antonio Pesce (Italia), Dmitrij Zinoviev (Lettonia) e Ayako Tokitoh (Giappone).
лл torna alla pagina precedente лл - Fine dell'articolo
© Artifex 2008 - Tutti i diritti riservati.



