Parolario - edizione 2007
“La linea del sacro”: lettura della facciata del Duomo di Como
dalla nostra inviata Stefania Clerici
Como, venerdì 31 agosto – Un originale show culturale ha saputo attirare a Como moltissimi spettatori, che hanno dimostrato il loro amore per il Duomo cittadino: in serata, la piazza della cattedrale era infatti gremita di comaschi, intervenuti per l’appuntamento proposto dall’Associazione Amici dei Musei, nell’ambito di Parolario.
![]() Como. Parolario 2007. Matteo Collura. Immagine di repertorio |
Il progetto era originale e all’apparenza impegnativo: non si trattava solo di una conferenza in una sala o in una biblioteca, ma di una lettura “en plein air” della facciata del Duomo, affidata a un presentatore, Gerardo Monizza (che è stato anche l’ideatore dell’evento, insieme a Fabio Cani) e a quattro esperti: Stefano Della Torre (architetto e docente di restauro storico), Felice Rainoldi (docente e studioso di liturgia), Alberto Rovi (docente di storia dell’arte, artista e autore di numerose pubblicazioni sul territorio comasco) e Saverio Xeres (docente di storia della Chiesa e direttore dell’Archivio storico diocesano).
Il Duomo ha quindi riconquistato quella centralità che è giusto tributare a un grande protagonista della scena cittadina. La sua facciata ha infatti molto da raccontare, dato che la costruzione dell’edificio è iniziata nel 1396, sotto la direzione dell’ing. Lorenzo degli Spazi, che lavorava nella Fabbrica del Duomo di Milano. Diversi artisti si susseguirono poi, fino a quando, nel 1487, la responsabilità venne affidata a Tommaso Rodari; nel frattempo, nel 1457, iniziò anche la costruzione della facciata, unica nel suo genere. “Decine di immagini la decorano. Rappresentano santi della chiesa, ma anche laici, addirittura famosi pagani come i due Plinii. La facciata è una grande pagina aperta su tre secoli di storia comasca e lombarda; è interessante per la forma architettonica, è notevole per l’apparato scultoreo e decorativo, è importante per ciò che rivela e nasconde.” (G.Monizza).
![]() Como. Parolario 2007. Gianni Mura. Immagine di repertorio |
Anche i comaschi si sono dunque lasciati incantare da questa “pagina d’arte”, guardandola quasi con gli occhi dei turisti che l’ammirano per la prima volta, da qualsiasi strada giungano: infatti “arrivando dal lago sembra che la cupola del Duomo dialoghi con la guglia maggiore che s’innalza dalla facciata. Arrivando da via Vittorio Emanuele, il profilo della facciata è una lama sottile che sale verso il cielo. Avvicinandosi si mettono a fuoco le sovrapposte nicchie con le statue dei Santi Coronati, i protettori degli scalpellini che per secoli lavorarono là sotto, nei locali della Fabbrica del Duomo, in via Maestri Comacini. Un gioco fiabesco di trafori e una corona di colonnine sulla guglia centrale la distingue dal profilo appuntito delle altre guglie. […] Ne resta incantato il turista sprovveduto – e quasi tutti lo sono, perché le bellezze artistiche di Como non sono per nulla divulgate – ne resta ammirato l’osservatore più attento.” (A.Rovi).
Un po’ meno sprovveduti sono diventati dunque gli spettatori–ascoltatori, convenuti a questa manifestazione, grazie alle spiegazioni di Alberto Rovi, che ha illustrato la bellezza e il significato delle statue, le simbologie, le geometrie e le alchimie di quella “regina di marmo che parla senza usare parole”. Stefano Della Torre ha discusso dell’architettura e dei lavori di restauro, Felice Rainoldi dei santi, delle tradizioni, dell’iconologia sacra e della “teologia narrativa di quel poema di marmo”. Alcuni aspetti religiosi sono stati trattati anche da don Saverio Xeres, che ha parlato pure della “vivacità della facciata che era riflesso della vivacità della città”: la cultura e il fervore di Como erano dunque ben rappresentati dalle statue che parlavano di religione e santità, ma anche di cultura e scienza: infatti, accanto ai santi, si possono ricordare le opere simboleggianti Ercole e altri personaggi mitologici, oltre a quelle dei comaschi Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane. Si voleva dunque stemperare quella “separazione fra mondano e sacro in un anelito struggente a un’armonia che si sentiva ormai alla fine, come se si volesse fissare sulla pietra, come una promessa di una futura riconciliazione universale.”
La “linea del sacro” (titolo della manifestazione) è diventata dunque non una linea di separazione, ma d’incontro tra spazio pubblico e civile e spazio sacro e religioso, proprio com’è avvenuto durante i 90 minuti di questa piacevole “lettura della facciata”.
La serata si è conclusa con un inaspettato “tempo supplementare”: infatti, dopo il saluto e l’intervento del compiaciuto vescovo di Como, Mons. Diego Coletti, il Duomo è stato illuminato a giorno, per poter ammirare l’interno di quello scrigno, dopo averne gustato l’esterno. Mai partita è stata più avvincente, anche nel suo finale.
Il sito di Parolario:
http://www.parolario.it/
Stefania Clerici è nata a Como il 21.08.1977
e risiede a Lurago Marinone (CO).
Laureata in Lettere Moderne, insegna al Liceo Classico Statale “A. Volta”,
di Como ed è attiva nell'organizzazione di mostre e conferenze.
Ha ricevuto premi e riconoscimenti a Concorsi letterari nazionali e internazionali;
le sue poesie sono pubblicate nelle raccolte L'addio delle nubi (Ediz.
Poeti nella Società, Napoli, 2002), Oltre, Edizioni Gruppo Fara,
Bergamo, 2005 e Tibidabo, Ediz. Artistiche Il Salotto, Como, 2006.
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