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Notizie e opinioni sul mondo dei libri e dell'ex libris. 15 luglio 2007
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Conferenza di Alberto Longatti a Palazzo Volpi

Un alito di vento - L’arte di Gian Luigi Uboldi e gli anni degli ex libris a Como

dalla nostra inviata Stefania Clerici

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(...) Tra i vari personaggi di questo entourage Longatti ricorda un artista molto peculiare anche per la sua personalità: Giulio Cisari, che, tra gli anni ’10 e ’40, collaborò per le copertine dei libri con importanti case editrici, come la Mondadori. Tra le varie tecniche da lui utilizzate prevaleva la xilografia; da Longatti è stato definito un artista “dall’impostazione classica, della classicità ordinata alla greca e alla latina, vivificata da una forte impronta dannunziana nel modo di vivere, di essere, nella calligrafia tutta svolazzi, nel modo di presentarsi: diceva infatti di essere architetto, pittore, ufficiale dei bersaglieri”. Era sempre molto distinto e signorile anche nel modo di vestire, alla maniera di un dandy d’inizio ’900, con abiti bianchi e cappelli a tesa larga.

Longatti ricorda come una volta andò con Aldo Galli – un altro artista, al quale è dedicata l’Accademia di Belle Arti di Como – a trovare Giulio Cisari a Milano, nel suo appartamento in un palazzo che aveva conosciuto destini migliori. Il giornalista rammenta che sembrava fosse la casa di qualcuno che l’abitava solo per dormire, con la cucina mummificata, il letto fatto in qualche maniera e soldi sparsi dappertutto in bella vista, come a voler indicare che lui possedeva un gran numero di quelle monete e di quei biglietti plebei e non aveva neanche la preoccupazione di nasconderli per il timore di esserne derubato. In realtà quella liberalità era più di facciata che di sostanza, completavano il quadro i rubinetti verdi del bagno, come passati con la pittura, ma non con una spugna per le pulizie e un asciugamano che sembrava uno straccio.

Cisari aveva comunque un talento eccezionale e faceva parte di una cornice pittoresca di boheme in quel sodalizio internazionale, qual era l’associazione “Bianco e Nero”, che purtroppo morì insieme al suo grande fondatore, Mantero, il quale si spense nell’83. Ma nell’epoca d’oro di questo gruppo – come già detto – molto si adoperò anche Uboldi, non solo con le sue opere, ma anche con la personalità che lo contraddistingueva, col modo di concepire il lavoro a metà tra sogno e realtà. Anzi, la realtà stessa viene superata con una concezione trascendente che la trasfigura: ad esempio, le immagini che rappresenta sono in sé realistiche, ma come estrapolate dal contesto quotidiano. E così le case, i palazzi di Como e le luci sul lago, da lui tanto amato, si affastellano per ricomporre nuove prospettive, come se il Duomo o Porta Torre volessero raccontare nuove storie, diverse da quelle scolpite nei loro secoli di pietra. Longatti ricorda infatti che l’artista aveva la notevole capacità di condensare le forme, divertendosi a fare mosaici di figure una dentro l’altra.

Anche la figlia di Uboldi, Marina, presente alla conferenza, ricorda con commozione questo personaggio generoso e probo e si compiace del fatto che il padre sia stato ricordato nella conferenza e nella mostra.

Longatti conclude rammentando come purtroppo le tecniche della xilografia e dell’acquaforte oggi non abbiano una grande circolazione, anche perché pesa il pregiudizio che le opere da esse ricavate siano dei multipli, in realtà ogni stampa è a se stante, firmata da un artista che deve anche avere una grande perizia tecnica. Questo era appunto lo stile di Uboldi, lo stile che ha la magia dell’artista e la sapienza dell’artigiano.

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Stefania Clerici è nata a Como il 21.08.1977 e risiede a Lurago Marinone (CO).
Laureata in Lettere Moderne, insegna al Liceo Classico Statale “A. Volta”, di Como ed è attiva nell'organizzazione di mostre e conferenze.
Ha ricevuto premi e riconoscimenti a Concorsi letterari nazionali e internazionali; le sue poesie sono pubblicate nelle raccolte L'addio delle nubi (Ediz. Poeti nella Società, Napoli, 2002), Oltre, Edizioni Gruppo Fara, Bergamo, 2005 e Tibidabo, Ediz. Artistiche Il Salotto, Como, 2006.



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