Un alito di vento - L’arte di Gian Luigi Uboldi e gli anni degli ex libris a Como
dalla nostra inviata Stefania Clerici
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Como, 22 giugno 2007 – “Fa’ di me la tua cetra com’è della foresta; / che cosa importa se le mie foglie cadono / come le sue! Il tumulto / delle tue forti armonie leverà a entrambi un canto / profondo […] che tu sia dunque il mio spirito, o Spirito fiero!” Così il poeta P. B. Shelley era ispirato dal “vento occidentale” nella sua ode, scritta sulle sponde dell’Arno, in un bosco vicino a Firenze.
Il vento ha incantato molti altri artisti e se le sue voci tumultuose hanno suggerito versi impetuosi a parecchi poeti come Shelley, anche Gian Luigi Uboldi – xilografo, exlibrista, pittore e mosaicista – “lavorava meglio nelle giornate di vento”. Così infatti ci ha ricordato il giornalista e cultore di ex libris Alberto Longatti nella conferenza “Un alito di vento. L’arte di Gian Luigi Uboldi e gli anni degli ex libris a Como”, tenutasi il 22 giugno (ore 18), presso la Pinacoteca di Palazzo Volpi, a Como, dov’era anche allestita la mostra di xilografie del medesimo artista (dal 2 giugno all’1 luglio), dopo l'esposizione a Bergamo (città nella quale Uboldi aveva insegnato per 20 anni all’Accademia di Belle Arti).
Se dunque Shelley aveva scritto la famosa “Ode al vento occidentale” sulle sponde di un fiume – l’Arno – Uboldi tracciava segni di colore e incideva ostinatamente e appassionatamente il legno per realizzare xilografie sulle rive dell’amato lago di Como, spesso rappresentato nelle sue opere grafiche.
Secondo Longatti questo amore per quell’agente atmosferico rispecchiava anche “il suo modo di vedere le cose, il suo mondo spazzato dal vento e illuminato dal sole, come l’indole sorridente che lo caratterizzava: era infatti un uomo che, pur avendo superato momenti difficili, era sempre solare”.
“Un alito di vento” era anche il titolo di una prefazione dello stesso Longatti che presentava un piccolo e prezioso libro di ex libris di Uboldi, pubblicato nel ’74 dalle edizioni “Bianco e Nero”. “Bianco e Nero” era pure un’associazione di appassionati d’arte e di straordinari personaggi: in questo contesto il giornalista conobbe l’artista.
Figura carismatica del gruppo era Mantero, grande esperto d’arte, mecenate, importante collezionista di ex libris, forse il maggiore al mondo negli anni ’60 e ’70. Ma, al contrario di tanti cultori gelosi dei loro capolavori, si dimostrò generoso, donando 1200 ex libris della sua collezione alla Biblioteca Comunale di Como, collezione che andrebbe valorizzata di più. Organizzò anche rilevanti esposizioni internazionali: fu lui infatti ad aprire la stagione delle grandi mostre a Villa Olmo nel 1968. Curava pure un annuario delle edizioni “Bianco e Nero” con articoli, biografie ragionate e critiche di artisti; manifestò inoltre una notevole capacità didattica ed editoriale, interessandosi alla pubblicazione di volumi ed enciclopedie sulla storia dell’ex libris con le edizioni Mondatori.
Per di più Mantero era instancabile nel mantenere contatti pure epistolari con artisti di tutto il mondo e a questo lavorio operoso partecipava anche Uboldi.
Longatti ricorda quell’ambiente e quegli anni così
importanti per la storia dell’ex libris con aneddoti
e un sorriso di nostalgia: era un gruppo di appassionati cultori
che condividevano il comune interesse per l’arte e quel piacere
di passare il dito sul ductus, la materia scavata nella
durezza del legno, fino alla morbidezza della carta sulla quale
si stampavano le xilografie. Era un gran parlare, un infiammarsi,
uno scambiarsi ex libris con la stessa foga dei bambini che cercano
le figurine per completare l’album, ma la figurina che manca
è sempre quella e si fanno follie pur di trovarla. (...)
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