Incisori Bulgari Contemporanei
dalla nostra inviata Stefania Clerici - fotografie di Giancarlo Nicoli
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Cremona. Da sinistra: Georgi Kolev, Stefania Clerici, Stefano Patrone, Gian Carlo Torre. |
Cremona - Domenica 15 aprile 2007. “Pulchra tueri” – coltivare le cose belle - : è il motto riportato sul catalogo della manifestazione “L’Arte e il Torchio” 2007, importante rassegna di grafica e incisione, curata da Vladimiro Elvieri e articolata in 3 diversi ambiti: il Museo Civico Ala Ponzone e la sede dell’A.D.A.F.A. a Cremona e il Museo della Stampa - Casa degli Stampatori a Soncino.
“Pulchra tueri” è anche l’auspicio e la finalità dell’A.D.A.F.A. (Amici dell’Arte – Famiglia Artistica). Sopra il motto, in una bella miniatura, sul catalogo è riprodotto lo stupendo caminetto acceso che abbellisce la preziosa sede dell’Associazione, l’antica Casa Sperlari, in via Palestro, 32, non lontano dal Museo Civico Ala Ponzone.
Nell’antica Roma le sacerdotesse Vestali dovevano sempre mantenere acceso il fuoco sacro, pena la vita e così anche l’ A.D.A.F.A. non poteva scegliere un’immagine migliore per rappresentare la cura degli iscritti nell’alimentare e tenere vivo questo “fuoco sacro” dell’arte.
Cremona. Giorgio Fouqué, presidente A.D.A.F.A., con Georgi Kolev |
Il Gruppo Artistico ha trovato dunque la sua dimora in un antico palazzo cremonese che pare un giardino dipinto: le colonne con fregi a motivi vegetali sostengono un cielo di stelle e soli, dipinti su un soffitto di legno a cassettoni.
Questo cielo introduce nel cuore della dimora, la già citata sala col caminetto, che custodisce altri tesori: le opere degli Incisori bulgari contemporanei, nella mostra curata da George Kolev, Direttore della Lessedra Gallery & Contemporary Art Projects di Sofia.
Kolev ricorda il percorso dell’incisione bulgara, sottolineando come dal “simbolismo tradizionale legato alla cultura e al folklore ortodosso”, gli artisti del suo Paese abbiano poi scelto (tra gli anni Sessanta e Settanta) di aderire a un linguaggio artistico che rifletteva “le mode diffuse del mondo”.
Era cioè uno stile più ambiguo e metaforico che proponeva nuove immagini e temi innovativi, interpretabili “su vari livelli”.
A partire dagli anni Ottanta alcuni artisti hanno scelto una vena
poetica e narrativa, come risposta al consumismo dell’epoca.
Altri hanno deciso di ‘parlare al presente’, usando
un “approccio giornalistico [e] integrando tecniche fotografiche
nelle loro stampe”. (...)
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