Mostra Alberto Manfredi incisore
"Anime incise – Incisioni d’anime"
14 marzo – 10 giugno 2007
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(...) Se dunque i suoi personaggi sembrano a volte volare e sollevarsi dalla quotidianità, in realtà sono “umani, troppo umani”, come rilevava anche Sciascia: “un segno, quello di Manfredi, che non trascorre nel surreale, che non esplode imprevedibile, che non dà sfagli e impennate […]. E le donnine di Manfredi, ballerine o peripatetiche, non vanno per l’aria a moltiplicarsi e a dissolversi come volute di fumo: si sente in loro la fatica di scarpinare o la camera ad ore.”.
Non si respira però la fatica dell’incisore: infatti anche il figlio Nicola Arnoldo Manfredi ricorda che “nulla gli era più naturale che disegnare e incidere una lastra, una pratica niente affatto secondaria al dipingere e così affinata dall’esperienza da risultare all’apparenza banale. Riteneva che il valore dell’incisione risiedesse nel disegno e nella costruzione armonica dello spazio compositivo più che in svariati tecnicismi; nondimeno la sua morsura piana per un tratto così filante e tondeggiante nell’incavo era frutto di un’abilità del fare e di un saper vedere maturati al massimo grado attraverso quell’artigianato quotidiano e ripetitivo che alla fin fine contraddistingue i veri artisti.”.
Eppure questa naturalezza deriva da un apprendistato paziente e a volte faticoso, iniziato “nel 1952, o forse prima”. Lo stesso artista ricordava: “Consultai manuali e seguii con scrupolo le ricette. Almeno sin dove era possibile, perché c’era sempre qualche ingrediente introvabile. Infatti la vernice che mi preparai nacque dura e inservibile e tale rimase per sempre. Ripiegai sulla puntasecca: incisa sul cartone, di quello duro rosso-mattone che serve a far cartelle, perché il torchio che mi ero fatto fabbricare aveva in antipatia lo zinco; stritolava le lastre, ma i segni sul foglio rimanevano costantemente vuoti. Il cartone andava più d’accordo con il torchio, però dopo due o tre prove al massimo lievitava come un panino al forno e bisognava buttarlo. Un lontano cugino mi forniva l’inchiostro tipografico al posto di quello calcografico, riempiendomene ogni tanto una scatoletta di pastiglie Valda. Insomma, una pena. Poi, a poco a poco, man mano che prendevo confidenza, qualche risultato lo ottenni…”.
Proprio per questo si può parlare di “anime
incise” e “incisioni di anime”:
col tratto duro e morbido al tempo stesso della puntasecca e delle
acqueforti vengono incise le anime dei personaggi rappresentati,
ma anche l’animo dell’artista, perché questo
è un lavoro paziente, frutto di un lungo apprendistato. Eppure
è immediato l’effetto sullo spettatore, la cui anima
risulterà anch’essa colpita e come incisa da un’alchimia
di inchiostri, carte e sguardi.
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Info
"Anime incise – Incisioni d’anime"
Mostra Alberto Manfredi incisore
14 marzo – 10 giugno 2007
Milano, Castello Sforzesco, Sala 38
Per orari e altri particolari: www.milanocastello.it
Stefania Clerici è nata a Como il 21.08.1977
e risiede a Lurago Marinone (CO).
Laureata in Lettere Moderne, insegna al Liceo Classico Statale “A. Volta”,
di Como ed è attiva nell'organizzazione di mostre e conferenze.
Ha ricevuto premi e riconoscimenti a Concorsi letterari nazionali e internazionali;
le sue poesie sono pubblicate nelle raccolte L'addio delle nubi (Ediz.
Poeti nella Società, Napoli, 2002), Oltre, Edizioni Gruppo Fara,
Bergamo, 2005 e Tibidabo, Ediz. Artistiche Il Salotto, Como, 2006.
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