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Notizie e opinioni sul mondo dei libri e dell'ex libris. 20 aprile 2007
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Mostra Alberto Manfredi incisore

"Anime incise – Incisioni d’anime"
14 marzo – 10 giugno 2007

dalla nostra inviata Stefania Clerici

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“Come ogni persona seria, in quello che fa non si prende sul serio”, così diceva Sciascia di Alberto Manfredi. Sono parole – quelle del grande scrittore siciliano – che testimoniano una profonda amicizia e simpatia per l’artista, giustamente ricordato nella mostra “Alberto Manfredi incisore”.

L’esposizione è allestita nella Sala 38 del Castello Sforzesco ed è stata inaugurata in occasione della Premiazione del Concorso “Leonardo Sciascia Amateur d’Estampes”, svoltasi martedì 13 marzo, negli splendidi locali della Sala della Balla al Castello Sforzesco di Milano.

In questa occasione alle tavole degli incisori partecipanti al Premio è stata affiancata una piccola, ma significativa mostra di un artista fra i più amati e stimati da Sciascia, Alberto Manfredi (Reggio Emilia, 1930 – 2001).

Pittore, disegnatore, incisore di chiara consapevolezza delle tecniche (è stato infatti anche docente alle Accademie di Belle Arti di Lecce e Firenze), artista di profonda cultura letteraria e appassionato lettore, ha saputo affascinare con le sue opere molti fra gli scrittori più interessati al mondo dell’arte, tra i quali appunto Leonardo Sciascia, che redasse la prefazione al secondo catalogo antologico delle sue stampe, pubblicato dalla Libreria Prandi, nel 1977 (“Alberto Manfredi, 106 incisioni dal 1960 al 1976”).

La Dott.ssa Mori, conservatore delle Raccolte Bertarelli, specifica che 12 delle acqueforti esposte sono state generosamente donate dalla famiglia dell’artista e queste si aggiungono a una serie di opere che Manfredi stesso aveva lasciato nel 1993 alla Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli.

Le incisioni in mostra (23 tra puntesecche e acqueforti) sono collocabili cronologicamente dagli anni Cinquanta al 2000 e offrono la possibilità di apprezzare i suoi soggetti noti, accanto alla produzione più rara: sono stati infatti inseriti un animale (una “Quaglia”) e un paesaggio (“La casa sull’altopiano”), vicino alle figure femminili e ai ritratti maggiormente conosciuti. Fra le incisioni scelte una sola faceva originariamente parte di un libro illustrato e cioè la rappresentazione del volto di Kafka: i curatori della mostra desideravano infatti che ci fosse non solo a testimonianza di una ricca produzione di ritratti di artisti e scrittori, ma anche per documentare l’attività di Manfredi autore di “livres d’artistes”: oltre cento sono infatti le edizioni di opere da lui illustrate. I suoi soggetti più noti sono tuttavia uomini dal volto aguzzo, come quello di un autoritratto che sembra scavare tra i pensieri dell’osservatore, interni fumosi e dalle prospettive aggettanti, che ricordano l’affastellamento dei personaggi alla Beckmann o alla Grosz.

Ma Manfredi non fa vibrare le incisioni di quella carica eversiva e di quella critica alla società che si respirava dalle opere degli Espressionisti tedeschi, perché dalle sue stampe emerge un mistero del quale si è persa la chiave. Forse restano aperte anche delle domande, ma non delle critiche a questo mondo d’interni, donnine e case di piacere. Mondo nel quale – secondo il critico Paolo Bellini – tutti i volti sono seri e la filosofia è quella di evitare il peggio. (...)

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