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Notizie e opinioni sul mondo dei libri e dell'ex libris. 7 aprile 2007
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Premiazione del Concorso “Leonardo Sciascia Amateur d’Estampes”

Sandro Bracchitta vince il Premio Sciascia V edizione

dalla nostra inviata Stefania Clerici

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Milano, martedì 13 marzo 2007 - “I libri hanno un profumo” (Nicola Arnoldo Manfredi) e a volte questa passione e questo aroma si fondono con la voce di altre espressioni artistiche in personalità uniche.

Ricordiamo le figure di grandi pittori-poeti, quali Michelangelo, Savinio, Scialoja e scrittori affascinati dal mondo dell’arte, come Sciascia.

All’insigne siciliano è dedicato il Premio “Leonardo Sciascia Amateur d’Estampes”, che costituisce una delle più attese iniziative nel campo della grafica contemporanea. Il Concorso è stato promosso dall’Associazione degli Amici del grande scrittore, dalla Biblioteca Comunale Centrale – Castello Sforzesco, in collaborazione con la Fondazione Il Bisonte di Firenze, la Scuola Internazionale di Grafica di Venezia e il Centro per l’Incisione e la Grafica d’Arte di Formello (Roma).

Giunta alla quinta edizione, la manifestazione ha lo scopo di promuovere presso il grande pubblico la conoscenza delle principali tecniche dell’incisione originale.

Quest’anno la Premiazione si è svolta alle ore 18, presso gli splendidi locali della Sala della Balla al Castello Sforzesco di Milano.

Ha introdotto la cerimonia il Dott. Claudio Salsi (Direttore della Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli e delle Civiche Raccolte d’Arte del Castello), ricordando la grande passione di Sciascia per l’incisione: di sé stesso lo scrittore affermava che non aveva l’ordine del collezionista, prendeva quello che gli piaceva senza far debiti e regalava anche qualche stampa a coloro che ne erano entusiasti quanto lui. Sciascia si definiva cioè “un appassionato incompetente”, in realtà amava l’incisione quanto la letteratura e questa passione è rintracciabile anche nella produzione letteraria, a partire dal romanzo del 1988 “Il Cavaliere e la morte”.

Il titolo e il libro sono ispirati alla celebre incisione di DürerIl Cavaliere, la morte e il diavolo”, che fa parte del trittico del 1514, “Melanconia I”, una stampa che la riproduce diventa il tesoro di un Commissario di Polizia, chiamato “Vice” dallo scrittore. Il Vice aveva acquistato l’opera che gli era costata due mesi di stipendio e, per il grande desiderio di possederla, se l’era contesa con altri; gli dispiaceva che alcune persone, entrando nel suo ufficio, non se ne curassero, l’unico che l’aveva apprezzata in senso economico era un truffatore, poi finito in galera. Alla fine il Commissario, stanco e malato, cadrà ucciso sotto i colpi di un malfattore, senza risolvere il caso. Durante le indagini, verrà come accompagnato dalla stampa, così da diventare lui stesso il Cavaliere, cioè una persona che va dritta per la sua strada e che a volte ricerca la morte in una sorta di partita a scacchi, come nel grande film “Il settimo sigillo”, di Bergman e come nella vita stessa di Sciascia, che in quegli anni era molto malato.

Il Vice penserà a quando avrebbe concluso la sua partita con la morte: il quadretto, rimasto nell’ufficio, sarebbe stato venduto a un rigattiere, poi comprato da qualcun altro, andato a un’asta e acquistato a un prezzo maggiore. Qui Sciascia rappresenta l’esistenza di un’opera d’arte che, quasi come gli uomini, respira di una sua anima, ma vive anche avventure più terrene, così che possiamo veramente cogliere dalle pagine dello scrittore quanto costi agli appassionati un’opera d’arte, non solo da un punto di vista economico. Anzi, il Dott. Izzo, Vicepresidente dell’Associazione Amici di Leonardo Sciascia, ricorda che lo scrittore era disgustato dal mercato della nostra epoca e dall’attenzione al guadagno: lui riteneva invece che, nel campo artistico, servirebbe la solitudine, l’assiduità del lavoro e un ritiro quasi monastico. Forse, per la nostra società, sono riflessioni inattuali, frutto di un’indagine sottile e sagace, che scava nelle profondità dell’anima, in una ricerca (...)


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