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Notizie e opinioni sul mondo dei libri e dell'ex libris. 10 gennaio 2007
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Intervista all'imprenditore Silvio Antiga

“La tipografia? Sogno di farne una scuola”: a Silvio Antiga la Tipoteca Italiana Fondazione non basta più

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(...) mondo della stampa e degli strumenti del tipografo: caratteri in piombo, forme, macchine tipografiche, linotype.

 


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«Non sono mai casuali, i caratteri da stampa» - riprende Antiga - «ma nascono da studi per dare forma alle singole lettere dell’alfabeto, secondo criteri di leggibilità, fantasia e abitudine. Solo a partire dalla seconda metà del XIX secolo compaiono tecnologie che sviluppano la fusione meccanica associata alla composizione». Nella composizione a mano, il compositore prende dalla cassa i caratteri necessari a comporre una riga di testo e li allinea sul compositoio, strumento che egli tiene in mano. La composizione della riga comporta, oltre alle parole, la composizione degli spazi tra le parole e degli eventuali bianchi all'inizio e alla fine della linea. In questo modo, i caratteri vengono chiusi in una giustezza, che è la riga di testo o la larghezza di una riga. Aggiungendo riga a riga si ottiene la pagina. Le righe di testo, separate dalle interlinee, sono ordinate sul vantaggio, un piano usato per appoggiare le linee che ha composto. Ultimata la composizione della pagina, l'insieme delle righe viene serrato con morsetti in un telaio chiamato forma. A questo punto, la forma è pronta per la stampa: la macchina tipografica provvede a inchiostrare le lettere a rilievo e a stamparle su carta.

Tra i continuatori di Gutenberg sono da annoverare gli inventori della "composizione meccanica", quali gli americani Mergenthaler (1886) e Lanston (1887), creatori rispettivamente della Linotype e della Monotype.

«Quasi non ce ne accorgiamo» - osserva Antiga - «ma siamo circondati da migliaia di caratteri e la stampa non si occupa solo di libri, riviste o giornali. Io ho sempre fatto caso al gran numero delle strategie di comunicazione che si affidano alla tipografia e ad altri procedimenti di stampa: i manifesti, le locandine, gli imballi di cibo e prodotti...».

Corre l’anno 1968 quando Silvio, 24 anni, da dieci impiegato in tipografia, acquista una piccola macchina da stampa semiautomatica di seconda mano e due banconi di caratteri. «Avevo le idee chiare» - afferma - «e l’intenzione di utilizzare al meglio il mio tempo “libero”. Mi ci sono voluti sei anni ad ingranare: all’acquisto di una macchina offset, segue il trasferimento, in affitto, negli ex dormitori dell’ex Canapificio Veneto "Antonini & Ceresa", acquistati poi nel giro di un anno». Una linea ininterrotta fino al 1995, anno di nascita della Tipoteca italiana, fondazione a gestione privata, patrimonio destinato alla comunità e nella successiva ricerca del materiale e nell’opera di classificazione, che porta nel 2002 all’inaugurazione del Museo.

Oltre seimila le lettere inviate da Antiga ad altrettanti tipografi italiani, per chiedere di poter raccogliere le casse con i caratteri in piombo che nessuno usava più e quelli in legno dei caratteri più grandi, di recuperare a proprie spese i torchi, le pianocilindriche, le monotype e le linotype messe da parte nei magazzini, mettendo insieme il più significativo museo italiano del settore, con acquisizioni dalla Sicilia alla Valle d'Aosta, dalla Venezia Giulia all'Umbria.


Alcune delle macchine, restaurate
e perfettamente funzionant,i in mostra

«Desideravamo» - racconta Silvio - «rendere omaggio al mestiere e ai suoi protagonisti. Per cinquecento anni la tecnologia della stampa è andata avanti a piccoli passi, con tempi lunghi… 20-30 anni fa l'avvento del computer ha innescato un tumultuoso aggiornamento tecnologico, rendendo apparentemente superfluo il patrimonio tecnico di riferimento della tipografia tradizionale. Ma l’abbandono di tecniche e metodi consolidati non è soltanto naturale evoluzione produttiva» - avverte Antiga in difesa di un’arte «capace ancora» – assicura «d’affascinare anche i più giovani, almeno per quanto danno a vedere, eccitati dal sollevare un foglio pressato sulla matrice e veder stampato un disegno inciso nel linoleum o una frase composta con i caratteri mobili». E reinsegnare quest’arte è il sogno di Silvio Antiga: «Pensiamo a una scuola di tipografia frequentata da persone che amano la bellezza» - dice Sandro Berra, segretario della fondazione, e animatore dei laboratori per le scuole organizzati ogni settimana al museo - «Vorremmo che questa istituzione fosse non soltanto un museo, ma un centro di attività culturali e sede di workshop internazionali di tipografia, di design del carattere e di grafica”.

«Ma soprattutto» - conclude il padrone di casa - «comincio a trovare statico il museo, e ogni giorno di più mi convinco che dobbiamo fare in modo che appaia vivo, come di fatto è! Ho in mente di posizionare all’ingresso un ologramma in cui si veda un tipografo intento al suo lavoro… un uomo, sa? C’è poi tutto il tempo che si vuole per accorgerci anche delle macchine».

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Vedi anche:
Tipoteca Italiana Fondazione

Valeria Gasperi, insegnante e pubblicista, vive e lavora a Brescia. Ama dedicare il tempo, non solo quello libero, alle opere librarie e all'editoria multimediale.



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