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Notizie e opinioni sul mondo dei libri e dell'ex libris. 19 novembre 2006
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Copertina - Gli ex libris italiani del novecento

Titolo: Gli ex libris italiani del novecento - evoluzione e mutazione
Autore: Egisto Bragaglia
Prezzo di copertina: n.d.
Dati: 156 p. – ill. da 64 tavole – in 8°
Anno: 2006
Editore: Tipoteca Italiana
ISBN: 88-88997-25-3

Presentazione libro di argomento exlibristico

Gli ex libris italiani del Novecento
Evoluzione e mutazione

(pagina a cura di G.N.)

Il volume, che vi presento oggi, è il catalogo della mostra della quale abbiamo dato notizia (qui e qui). Essa è stata proposta sia a Treviso, nella prestigiosa cornice di Palazzo Bomben, sia - poco più tardi - a Milano, nella Biblioteca di via Senato.

Anche questo è un bel volume cartonato, rilegato a filo. Elegante nella scelta dei colori, del carattere e della carta, riprende lo stile che contraddistingue le pubblicazioni della Tipoteca Italiana.

In esso, Egisto Bragaglia condensa i risultati di una vita dedicata all'ex libris. I capitoli del saggio introduttivo sono intitolati: Presentazione e finalità, L'esordio nel Novecento dell'ex libris contemporaneo, Le motivazioni profonde dell'ex libris, Gli archetipi dell'ex libris contemporaneo: l'araldico e l'impresa, L'evoluzione e la mutazione.

Seguono le 64 opere selezionate per la mostra, con a fronte un breve profilio biografico e una bibliografia essenziale degli artisti.

Avverte Bragaglia: «(...) Va comunque chiarito che quella che presentiamo è una selezione molto stringata, e ce ne possiamo rendere conto se consideriamo che gli artisti oggi attivi nell'arte dell'ex libris sono prossimi a raggiungere il numero di duecento. Abbiamo quindi portato a termine l'implacabile sfoltimento con molte incertezze, ma ora ci sentiamo certi che quello che presentiamo, se non è una panoramica esaustiva, resta tuttavia un campione significativo.»

I nomi dei 64 artisti, le cui opere sono state messe in mostra (e figurano nel catalogo) sono, in ordine alfabetico: Lorenzo Alessandri, Luigi Angelini, Ettore Antonini, Arnaldo Badodi, Armando Baldinelli, Alfredo Baruffi, Nino Baudino, Cristiano Beccaletto, Bruno Bramanti, Duilio Cambellotti, Luigi Casalino, Carlo Casanova, Giulio Cisari, Bruno Colorio, Costante Costantini, Luca Crippa, Raul Dal Molin Ferenzona, Adolfo De Carolis, Furio De Denaro, Antony De Witt, Andrea Disertori, Benvenuto Disertori, padre Diego Donati, Alberto Helios Gagliardo, Maria Adriana Gai, Aldo Galli, Francesco Gamba, Vincenzo Gatti, Vito Giovannelli, Bruno Gozzo, Calisto Gritti, Mimmo Guelfi, Mario Guida, Lanfranco Lanari, Mariaelisa Leboroni, Emanuele Luzzati, Tranquillo Marangoni, Bruno Marsili (da Osimo), Alberto Martini, Guido Marussig, Giuseppe Mirabella, Bruno Missieri, Antonello Moroni, Pietro Parigi, Toni Pecoraro, Marcello Pennacchi, Vincenzo Piazza, Guido Polo, Franco Rognoni, Paolo Rovegno, Antonio Rubino, Gianfranco Schialvino, Luigi Servolini, Pietro Paolo Tarasco, Sergio Tarquinio, Virgilio Tramontin, Gianluigi Uboldi, Walter Valentini, Enrico Vannuccini, Luigi Veronesi, Dino Villani, Remo Wolf, Alberto Zanverdiani, Italo Zetti.

 

In copertina -

"Gli ex libris italiani del Novecento".
In copertina, Antonello Moroni, ex libris per Luigi Angelini, X2, 107x64, 1916

Di seguito riporto due capitoli del saggio introduttivo, il primo e l'ultimo, rispettivamente "Presentazione e finalità" e "L'evoluzione e la mutazione".

Gli ex libris italiani del Novecento
di Egisto Bragaglia

Presentazione e finalità

L’ex libris italiano nel corso del Novecento ha avuto sorti alterne e non poteva essere diversamente. L’ex libris è un optional di classe del libro e le statistiche insistono nel mettere in rilievo la nostra posizione di fanalino di coda in Europa per propensione alla lettura. Sarà colpa del sole, che richiama la gente fuori casa, chissà. Comunque ci conforta rilevare che siamo una collettività con molti contrasti e di conseguenza, in ogni settore, godiamo di presenze di alto livello.

Per l’ex libris è mancata, nel corso del secolo, l’azione costante di un organismo promotore quale può essere un’associazione. In Europa, in alcune nazioni, sono ancora oggi presenti sodalizi istituiti all’inizio del Novecento. Da noi la fondazione e la scomparsa delle associazioni si sono sempre susseguite in tempi più o meno brevi. Quando sono durate qualche anno in più, il promotore si è caricato sulle spalle tutte le responsabilità.

Tracciare un panorama d’attività exlibristica, quindi, non è facile. Non sono mancati gli artisti di prim’ordine e neppure gli studiosi non superficiali, ma la schiera di coloro che vengono comunemente definiti «amatori» è sempre stata in numero ridotto e costituita in parte da curiosi, che dopo qualche anno si allontanano dal sodalizio. I promotori che si sono succeduti hanno avuto quasi sempre orientamenti diversi rispetto ai loro predecessori. Con l’incostanza non si consolidano i principi.

Ci è stato chiesto di presentare l’ex libris italiano del Novecento con sessantaquattro opere di artisti diversi. Il suggerimento numerico è certamente assennato e fondato su maturate esperienze. Un percorso espositivo di maggiore dimensione si scontra con le comuni capacità di attenzione dei visitatori. Va comunque chiarito che quella che presentiamo è una selezione molto stringata, e ce ne possiamo rendere conto se consideriamo che gli artisti oggi attivi nell’arte dell’ex libris sono prossimi a raggiungere il numero di duecento.

Abbiamo quindi portato a termine l’implacabile sfoltimento con molte incertezze, ma ora ci sentiamo certi che quello che presentiamo, se non è una panoramica esaustiva, resta tuttavia un campione significativo. Certamente i conoscitori resteranno delusi rilevando l’assenza dell’uno o dell’altro artista meritevole. Detto con sincerità, non siamo certi che la sintesi alla quale siamo giunti corrisponda rigorosamente a criteri di merito. Salvo una manciata di maestri eccellenti, per gli altri si deve riconoscere che molti nomi potrebbero essere sostituiti con altri di analogo peso e il risultato finale non muterebbe.

In ogni settore dell’arte le scelte non possono che essere soggettive. Figuriamoci nell’ex libris, dove si confrontano opere di tendenze diverse, di tecniche svariate e personalità di ogni livello. Presentate civili scuse agli esclusi, siamo convinti che quei sessantaquattro foglietti rappresentino una composizione sulla quale si può ragionare, per rilevare se il trascorrere del tempo, i mutamenti del costume, il susseguirsi delle generazioni e le ventate impetuose che hanno percorso gli orizzonti dell’arte abbiano provocato evoluzioni o cambiamenti che richiedano qualche riflessione.

Ci siamo dedicati a questa ricerca con vivo interesse, avendo come prima finalità quella di spiegare che cosa sia l’ex libris, non solo ammirando le immagini, sovente cariche di pathos, ma cercando di comprendere le motivazioni profonde di un documento che testimonia l’apparentamento del lettore con il libro, che è come dire con il patrimonio culturale dell’umanità.

Dobbiamo tuttavia malinconicamente riconoscere che, malgrado l’organizzazione di quasi duecento mostre e concorsi organizzati nel corso dell’ultimo trentennio, inclusi due Congressi internazionali celebrati nel 1968 e nel 1997 a Como e a Milano, in sedi prestigiose, con vasta eco di stampa, malgrado le migliaia di titoli pubblicati su libri e periodici, oltre che nelle riviste delle associazioni, sovente di dignitoso e pregevole livello, ma purtroppo a diffusione interna, malgrado tutto questo, dicevamo, non solo l’ex libris, inteso come foglietto documentale, ma persino la locuzione che lo designa, non sono usciti dalla nicchia circoscritta degli addetti ai lavori.

Nel corso di due sondaggi, condotti con metodi empirici ma convincenti, a distanza di trent’anni l’uno dall’altro, è emerso che la locuzione latina ex libris è correttamente interpretata da meno del cinque per cento della popolazione di cultura media e superiore. Una larga maggioranza ritiene si riferisca a libri in quiescenza, inciampando in quell’ex che solitamente viene usato per indicare realtà in disuso o fuori servizio.

Da questa esperienza non ci attendiamo certamente miracoli sul piano della diffusione della conoscenza, ma guardiamo con speranza alla nostra seconda finalità: esaminare il percorso evolutivo dell’ex libris, cercando di valutare le mutazioni, le ragioni che le hanno determinate e infine verificare se è possibile rilanciare l’ex libris autentico, quello del bibliofilo. Quest’ultimo coltiva la propria passione nel solco della grande tradizione che esprime i valori dell’essere e non dell’avere, non limitandosi alla banale definizione dell’ex libris quale contrassegno di possesso, ma ritenendolo il segno di coloro che, in appassionato apparentamento con il libro, sono certamente inseriti nella corrente culturale della civiltà.


Evoluzione e mutazione

L’ex libris, per la sua funzione e per il suo contenuto figurativo, si propone a varie fruizioni e a specifici interessi culturali.

Interessa al bibliofilo per testimoniare il suo amore per i libri, adornandoli e personalizzandoli. Può anche decidere di dividere idealmente il suo patrimonio librario: i libri che gli sono cari, per motivi di varia natura e i libri senza particolare rilevanza, quelli prodotti dalla straripante produzione editoriale, che si acquistano per curiosità o per effimera attualità. Applicherà il suo ex libris alle opere del primo gruppo e trascurerà i secondi, senza legittimarne la proprietà. Se entra in possesso di libri antichi, dotati di ex libris, si guarderà bene dal toglierli, ma affiancherà il suo ex libris a quello del precedente lettore. Si interesserà degli ex libris altrui soltanto se condividono la sua passione libraria e non altro, restando fermo nella convinzione che l’ex libris rappresenta l’amor di libro, soprattutto e innanzi tutto.

Si deve anche rilevare l’esistenza dell’interesse dei bibliologi, che apprezzano l’ex libris come documento per la ricostituzione delle biblioteche di illustri personaggi, al fine di conoscere le loro letture oppure per ricostruire i percorsi delle opere librarie. Infatti sappiamo quasi tutto sulla produzione degli stampatori del Cinquecento e del Seicento, ma conosciamo soltanto approssimativamente come sia avvenuta la diffusione dei loro libri in tutto il mondo. I bibliologi naturalmente si interessano degli ex libris antichi, ma anche quelli contemporanei, col tempo, serviranno agli stessi fini.

Tra i bibliofili e i collezionisti, fino al XIX secolo, non esistevano motivi di conflittualità, anzi talvolta i bibliofili erano anche collezionisti.

L’ex libris, sin dagli inizi del Novecento, ha però attratto l’attenzione degli amatori della grafica d’arte che, apprezzando l’artista o il soggetto, secondo le loro predilezioni, desideravano collezionare i foglietti graditi, staccandoli dai libri o scambiandoli con altri bibliofili che disponevano di loro ex libris, commissionati agli artisti.

Sino ad allora gli artisti, anche i maggiori, erano disponibili ad accogliere le proposte dei committenti, interpretandole con la loro creatività. Qualche difficoltà sorse allorché il Novecento annunciò l’indipendenza dell’artista. Questi non disdegnava le commissioni, ma non accettava di buon grado indicazioni. L’artista contemporaneo si sente sempre più animato dalla volontà di rappresentare solo se stesso, magari le sue angosce e le sue fobie e ritiene disdicevole mettersi al servizio altrui per rappresentarne la personalità. Diverso era il comportamento dei grandi artisti del Rinascimento, che accettavano tutte le prescrizioni del mecenate.

Qualche decennio dopo l’inizio del secolo gli atteggiamenti degli artisti sono, in qualche misura, mutati. I più rinomati incisori hanno dato il buon esempio, dimostrandosi aperti e disponibili ai suggerimenti, affermando anzi che erano temi stimolanti per la loro fantasia.

In verità l’arte dell’ex libris deve essere praticata con spirito di servizio, e in questo senso hanno operato Marangoni, Wolf, Zetti, Uboldi e molti altri.

Anche tra i promotori della seconda metà del Novecento affiorava qualche dissenso. Nella storia dell’ex libris (forse sarà opportuno dire nella cronaca dell’ex libris) si è aperto un contrasto sempre più profondo. Correva l’anno 1946, la guerra si era da poco conclusa e la vita riprendeva con fervore anche nelle attività marginali. La «Bianco e Nero Ex Libris» (BNEL) aveva iniziato la sua attività, pubblicando sino al 1948 undici numeri dignitosi e godibili dell’omonima rivista diretta da Maurizio Fenini, che si ispirava ai principi tradizionali. I personalismi che covavano sotto le ceneri sin dall’esordio esplosero: Fenini lasciava la direzione della rivista, che veniva assunta da altri che pubblicarono ancora sette numeri, sino al 1950, sempre in un clima di discordia che allontanava gli iscritti. Ricostruire i fatti non servirebbe a nulla, perché come sempre, i torti erano equamente ripartiti. Cessata l’attività associativa della BNEL (che risorse nel 1965) Fenini nel 1953 pubblicava un libro, intitolato Piccola guida alla scelta dell'ex libris personale, che contiene 23 saggi, compilati da personaggi di rilievo, critici e storici d’arte, giornalisti di livello nazionale, artisti affermati, che trattano tutti i temi della cultura exlibristica. Il vero cuore dell’opera è contenuto in una dettagliata analisi intitolata L’uomo pratico e gli ex libris nella quale Mansueto Fenini, in quaranta pagine illustrate con la riproduzione di ex libris esemplari, descrive tutti gli accorgimenti che un bibliofilo deve adottare per dotarsi di un vero ex libris, particolarmente nella fase d’incontro con l’artista, quando il committente propone le sue attese. Nella fase conclusiva dello scritto Fenini sintetizza così il suo pensiero: «L’ex libris è qualcosa di più di un biglietto da visita: è la nostra carta d’identità intellettuale, morale e spirituale». Non basta quindi inserire il proprio nome accanto ad una vignetta qualsiasi proposta da un artista. Occorre proporre un’idea da tradurre in un'immagine atta ad esprimere, magari con ironia o umorismo, un tratto o una sintesi della nostra personalità. Nel testo sono inoltre esaminate tutte le nozioni che possono consentire di divenire un conoscitore dell’ex libris.

Dopo quella che può essere definita una dichiarazione dei principi ai quali deve corrispondere l’ex libris del bibliofilo, bisogna riconoscerlo, si è dedicata più attenzione al collezionista che al bibliofilo, più all’arte incisa che alla funzione libraria. Il protagonista è divenuto l’artista, mentre, sino allora, nei repertori in tutte le nazioni, l’ordinamento era dedicato al nome del titolare.

A rafforzare il prevalere dell’arte rispetto alla funzione ha contribuito la costituzione della Fédération Internationale des Sociétés d’Amateurs d’Ex libris (FISAE), che ogni biennio, nella nazione che ne assume l’organizzazione, convoca un congresso che serve a dibattere i problemi, ma prevalentemente a favorire gli scambi. Perché è lo scambio il metodo elettivo per la costituzione delle collezioni, col risultato di escludere il mercato e di rinchiudere l’ex libris nel circolo chiuso di sodalizi; questi attuano qualche uscita verso il pubblico con le mostre, ma nella sostanza, anche con la pubblicazione di periodici a circolazione interna, svolgono un’attività prevalentemente riservata agli aderenti.

Questo stato delle cose ha determinato un’evoluzione orientata verso la mutazione degli scopi e dei contenuti.

I collezionisti in Italia non sono migliaia e forse neppure centinaia, se ci si attiene alla valutazione espressa da Gianni Mantero, che riteneva collezionista colui che disponesse di almeno cinquecento ex libris. Comunque ci sono collezionisti che hanno accumulato migliaia, anche decine di migliaia, di ex libris di tutte le nazioni.

Per accumularli hanno dovuto dotarsi di una notevole quantità di ex libris personali, per poter realizzare le permute. È difficile credere che siano ex libris personalizzati. Per possedere foglietti incisi da artisti di svariate nazioni, anche nell’impossibilità di prescrivere temi autobiografici, hanno chiesto all’artista d’incidere un’immagine a suo piacere. Questi ex libris sono quindi, a tutti gli effetti, campioncini di arte incisa e la locuzione latina è un accidente assolutamente estraneo alla funzione e alla tradizione.

L’indimenticabile amico Remo Palmirani, l’esegeta impareggiabile dell'ex libris contemporaneo, recentemente scomparso, scriveva, con schietta franchezza, che ormai esistono due tipi di ex libris, quello del bibliofilo e quello del collezionista. Ma come si fa a distinguere l’uno dall’altro?

La diligente attenzione è sempre di grande aiuto quando dobbiamo distinguere due prodotti di qualità diversa, oppure uno naturale da altro modificato.

Anzitutto, soffermandoci sull’esame fisico, deve destare qualche sospetto la dimensione, che tende ad aumentare, appunto per offrire maggiore spazio all’incisione. Oggi circolano ex libris formato A4, come dire cm 30x21. Di converso le dimensioni della dicitura, locuzione latina e nome, tendono a diminuire, quasi a scomparire, proprio per non disturbare l’immagine. Poi si può passare all’analisi della figura. Se non è significante cioè se non racconta, certamente è una creazione libera dell’artista, tanto più se è una immagine di tendenza astratta.

Tutto sommato le differenze più significative sono d’impostazione. Sono diverse le finalità dalla biblioteca al collezionismo. Sono diversi: l’obiettivo, dal titolare all’artista; il contenuto figurativo, dall’iconologia alla grafica libera; il fruitore, da bibliofilo ad amatore d’arte.

Ma davvero serve a qualche fine procedere al riconoscimento tra l’una e l’altra tipologia? Lasciamo l’ex libris “mutato” al collezionista. Né da un lato né dall’altro esistono tentativi di sopraffazione.

Invece, come viene promosso l’ex libris del collezionista, chiediamoci se è possibile un’azione di sostegno e di rilancio per l’ex libris del bibliofilo. Delineare le possibilità di una operazione mirata a sostenere il nobile simbolo di cultura e civiltà è certamente un preciso dovere, per i bibliofili e per tutti coloro che rispettano il libro, perché i valori culturali si difendono anche tutelando i loro emblemi.

Per saperne di più:
Tif - Tipoteca Italiana fondazione
Via Canapificio, 3 - 31041
Cornuda (Treviso) - Italia
tel. +39.0423.86338
www.tipoteca.it - info@tipoteca.it

 

(Artifex ha ricevuto in omaggio una copia del libro presentato)



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