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Notizie e opinioni sul mondo dei libri e dell'ex libris. 27 settembre 2006
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Parolario - Edizione 2006

L'inaugurazione di Parolario - Intervista a Vivian Lamarque

parte 1 di 2 - parte 2 di 2

dalla nostra inviata Stefania Clerici

Como, sabato 26 agosto 2006 - Un agosto (e settembre) ancora sfavillanti d'estate, l'oro e l'azzurro del lago, tanta voglia di letteratura e arte: questi gli ingredienti della VI edizione di Parolario, manifestazione che si è svolta a Como e che quest'anno si è aperta con diversi appuntamenti in cartellone anche a Lugano.

Come ha detto il sindaco di Como, Stefano Bruni, durante l'inaugurazione, "l'evento è un bambino che cresce ogni anno più armoniosamente" e ha visto in questa edizione un programma particolarmente ricco di eventi che spaziano dalla poesia alla storia, alla letteratura, alla filosofia, al cinema, all'arte e alla musica.

Gli incontri sono avvenuti nel "Caffè Letterario" di Piazza Cavour, al Broletto e nella Biblioteca Comunale.

Inaugurazione L'intento è chiaro nelle parole di Glauco Peverelli, Presidente dell'Associazione Culturale Parolario, intervenuto anche lui all'inaugurazione: "Vogliamo offrire una vetrina che sia al tempo stesso una palestra in cui confrontarsi con autori famosi, esperienze diverse ma importanti per aiutare a crescere e a stare al passo con il nuovo".
Questo "evento maturo, in linea con le migliori riflessioni culturali del momento" (Stefano Bruni) non poteva aprirsi in modo migliore: infatti, dopo le presentazioni e gli interventi delle autorità, in Piazza Cavour si è svolto un incontro con la poetessa milanese Vivian Lamarque, intervistata da un altro poeta e organizzatore di eventi, Lorenzo Morandotti.

La Lamarque è diventata un classico del '900 a tempo di record, tanto che Mondadori ne raccoglie l'opera nella raccolta Poesie 1972 - 2002, che l'artista si tiene tra le mani come una coperta rassicurante. Ma ancora più rassicurante è il suo sorriso, un sorriso sereno e azzurro in questo pomeriggio tutto azzurro: il lago, il cielo e il suo vestito.
Dalle parole dell'artista e dalle risposte a Morandotti traspare quella "misteriosa semplicità" della quale un altro grande poeta e critico - Giovanni Raboni - parlava a proposito delle sue liriche.

Lei stessa ricorda che un giorno, al termine di un incontro con gli alunni di una scuola superiore, si sentì chiedere da un ragazzo: "Ma che poesie sono le sue? Si capisce tutto". Nella delusione di quello studente davanti a un'autrice che scardinava tutte le sue idee sulla poesia, almeno su com'era abituato a intenderla, c'è probabilmente la chiave del successo della raccolta della Lamarque. Non dimentichiamo inoltre che quest'artista è tra i pochissimi poeti italiani che si possono permettere di scrivere ancora in rima senza far ridere. Casomai strappando al lettore una varietà di sorrisi: da quello divertito per l'arguzia dell'autrice a quello amaro, perché molte sue liriche, dietro l'apparenza fiabesca, nascondono frammenti di vita molto tristi, presentati con una garbata ironia.
La Lamarque ricorda infatti che iniziò a scrivere a dieci anni, quando scoprì di avere due madri (una naturale e una adottiva). "La mia infanzia - dice - è una telenovela". A quattro anni aveva già perso tre genitori: i due naturali e il padre adottivo. A tavola mangiava sola, cercava un commensale, lo trovò nella penna e iniziò dunque a scrivere dialoghi con la signora Forchetta e suo marito il Coltello.

La poesia è una rielaborazione della propria sofferenza e delle varie tappe della vita: l'infanzia, l'innamoramento, l'amore, il matrimonio, la maternità. Nei suoi versi compaiono la famiglia d'origine, la figlia Miryam (chiamata "Gallinella"), il marito (Paolo Lamarque), da cui è separata, la nipotina, l'analista, a cui in pieno transfert scrive migliaia di lettere, poesie, cartoline ("lui all'inizio era disperato, poi mi ha imposto dei limiti").

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