Incontro con Egisto Bragaglia
Egisto Bragaglia e l’ex libris del bibliofilo
di Valeria Gasperi
... professionale di utilità. L’Egisto Bragaglia assunto alla Siderurgica Commerciale resta però invariabilmente destinato al sapere, alla cultura… ai libri. Percorre la sua carriera nel mondo dell’economia a passo sostenuto: chiamato nel 1938 a dirigere la sede di Bolzano, fresco sposo dell’amatissima Teresa, prende casa nella città bilingue che lo vedrà alla presidenza dell’Associazione Commercianti (fondata nel 1952 e lasciata vent’anni più tardi), alla presidenza dell’Istituto Case Popolari, assessore comunale. E non accantona mai i suoi interessi in ambito culturale, ai quali si ricongiunge felicemente appena trascorso il settantesimo compleanno, con lo spirito lieve di chi meritatamente ha tempo e modo di coltivare la prima e prevalente delle passioni. Con lo sguardo attento che gli è peculiare, la sua osservazione sul mondo del libro gli suggerisce presto gli argomenti meno consueti e le regioni poco illuminate ancora dalla ricerca e dalla pubblicazione di studi. È nell’ambito dell’ex libris che Egisto Bragaglia vede concretizzato il legame tra libro e proprietario, nella significativa celebrazione di quel possesso che è orgoglio e tangibile amore. Sono 180 i suoi titoli pubblicati a proposito di arte incisa, ex libris ed iconologia. Tra tutti, di capitale importanza la “Bibliografia italiana dell’ex libris”, TEMI, Trento, 1987 (presentato l’8 marzo 1988 alla Biblioteca Sormani, Sala del Grechetto da Gian Franco Grechi, Remo Palmirani, Vito Salierno e alla Biblioteca Civica di Pavia il 9 aprile 1988), “Gli ex libris italiani dalle origini alla fine dell’Ottocento”, 3 volumi nella collana “Grandi Opere” dell’Editrice Bibliografica, 1993 (opera presentata il 24 gennaio 1994 a Milano nella Biblioteca Sormani, sala del Grechetto. Relatori Paolo Bellini, Gian Franco Grechi, Giuliano Vigini), che è presente, oltre che nelle maggiori biblioteche italiane, anche in quelle del mondo (Londra, Washington, Tokio…) e “L’ex libris” edito nel 1996 dall’Associazione Italiana Biblioteche, nella collana “Enciclopedia Tascabile” destinata al personale delle biblioteche pubbliche. Nel 1995 è stato pubblicato il “Chi è nell’A.I.E”; nel 2000 si è visto assegnare dalla Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna la redazione del saggio d’apertura del catalogo “Ex libris a Bologna”; sempre nel 2000 la Sormani di Milano gli commissiona la redazione del catalogo “Ex libris per il Centro Stendhaliano”. Nell’ottobre 2002 alla Sormani è presentato il primo volume del “Dizionario degli illustratori contemporanei – in progress”. Ha ricevuto dalla FISAE (Federation International des Societes Amateurs d’Ex libris) il “Certificato d’onore Udo Ivask” per i contributi alla cultura exlibristica e in particolare, come recita la motivazione “per la monumentale opera sugli ex libris antichi italiani”. In occasione della Giornata Mondiale del Libro indetta dall’UNESCO il 23 aprile 2005, la Biblioteca di Rovereto gli ha assegnato un diploma per meriti conseguiti nella promozione del libro, in qualità di studioso di ex libris e di grafica d’arte.
Per chiarire il suo proposito di ritornare alle origini, Bragaglia
sintetizza i momenti salienti della tradizione exlibristica. «Come
nei codici pergamenacei, anche nei primi volumi a stampa il contrassegno
di possesso era costituito da uno stemma araldico. Eventi, passioni,
posizione sociale… insomma, le pezze araldiche di cui era
ornato ogni stemma nobiliare erano spiccatamente simboliche - spiega
Bragaglia - grazie a un linguaggio iconologico la cui funzione era
ovvia nell’analfabetismo dominante. L’emergere successivo
dei ceti professionali impresse una spinta anche alla cultura, per
la cui gestione furono istituiti punti d’incontro tra nobili,
ecclesiastici e artisti, mercanti e banchieri. Il clima particolarissimo
delle Accademie promuove la creazione dell’impresa, un simbolo
individuale in sostituzione dell’arma gentilizia, esclusiva
dei casati nobiliari. Usata come contrassegno per ogni occorrenza
e in specie per i libri di proprietà» - racconta Bragaglia
- «coinvolgeva, nella realizzazione, letterati di fama e incisori
di talento per rendere efficaci figura e motto, ovvero corpo e anima
delle imprese. Il contrassegno nasce, come s’è visto,
e rimane con la qualità di documento personale: la sua finalità
è esprimere, con simboli, allusioni, metafore, le caratteristiche
personali del possessore e nel delimitare, in certo senso, la vastità
dei suoi possessi bibliotecari. In questa situazione, è appropriato
parlare di incisione di servizio e a prescindere dalla perizia dell’artista
esecutore, è il titolare ascritto ad un ruolo di priorità.
Verso la metà dell’Ottocento, l’ex libris comincia
ad attrarre i collezionisti, che» - osserva Bragaglia - «staccando
il contrassegno dai volumi, cancellavano ogni traccia della provenienza
...
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