Incontro con Egisto Bragaglia
Egisto Bragaglia e l’ex libris del bibliofilo
di Valeria Gasperi
Bolzano - «Dovessero scipparmi l’idea? Non importa chi lo farà, quello che conta è che l'idea fiorisca. Peraltro, di idee è sempre zeppo il mio cassetto dei sogni». Egisto Bragaglia espone nitidamente il suo programma. Ritornare alle origini dell’ex libris, per rilanciare il primato della sua funzione fondamentale. Attualmente, per una graduale mutazione durata mezzo secolo, quella tradizionale funzione è stata emarginata da un collezionismo che ha per obiettivo l’interesse per la grafica d’arte, tanto da trascurare l’esistenza del bibliofilo e della significazione autobiografica che deve essere espressa dall’immagine, col ricorso al simbolismo e ai principi dell’iconologia, per appagarsi invece con composizioni d’arte figurativa, spesso scelte dagli artisti, o con illustrazioni ispirate dalla letteratura. I collezionisti, per disporre di moneta di scambio, commissionano agli artisti decine, centinaia e qualche volta migliaia di foglietti con il loro nome, accompagnato dalla locuzione latina ex libris, al fine di scambiarli con altri appassionati e accumulare così campioncini d’arte grafica realizzati da incisori di tutto il mondo, non sempre di eccelsa qualità. Siamo pronti a riconoscere che esistono due categorie di ex libris, quello dei bibliofili e l’altro dei collezionisti. Il progetto, messo a punto in tutti i suoi dettagli, mira a riportare alla luce l’ex libris dei bibliofili, avviando una ricerca per rintracciarli e accrescerli, per rendere pubblica la composizione delle più rilevanti biblioteche private, un patrimonio culturale degno di grande considerazione, a raccogliere i profili biografici dei bibliofili e quelli degli artisti che, seguendo le regole della tradizione, hanno realizzato o realizzano i loro contrassegni di autentica funzione bibliologica.
Molti gli ospiti permanenti in casa Bragaglia. Fin dall’ingresso
se ne sente la presenza: silenziosa, massiccia. Sono libri: oltre
settemila, secondo una precisa schedatura compilata nel 1988. Dopo
di allora molti libri sono stati acquistati, alcuni settori, di
scaduto interesse, sono stati donati o ceduti, comunque in vari
locali sono ora allineati migliaia di titoli. Ciò che si
percepisce con chiarezza è che ognuno dei volumi è
lì perché è stato desiderato e amato e la biblioteca,
che non lascia spazio alle pareti, è, per chi entra, come
un abbraccio.
Studioso sui generis, autore del più importante repertorio
degli ex libris italiani antichi, più ampio di tutte le analoghe
opere di altre nazioni, Bragaglia vive circondato di memorie, ma
niente è più vitale del suo occhio che tra quelle
memorie vaga accendendosi nel riguardare al futuro.
Molto ha fatto, ma è evidente che pensa come moltissimo,
ancora, sia da fare – e questa consapevolezza non gli dà
pace.
Si va a trovarlo pieni di riguardosa curiosità, in pellegrinaggio
quasi, e ci si attende una paziente, esauriente illustrazione di
quella materia exlibristica nella quale lui è una indiscussa
auctoritas, e non soltanto in Italia.
Niente affatto. Nella stanza ove decine di orologi (un’altra
delle sua passioni) scandiscono minuti preziosi lui comunica impressioni,
sentimenti e progetti del presente. Una dimensione che supera, peraltro,
di slancio perché a interessarlo, a tenergli accesa la curiosità
è il nuovo. Prefigura le azioni a venire con lo stesso entusiasmo
da riservare alle imprese di un figlio prediletto, di cui si conoscono
le qualità, da cui ci si attende una felice riuscita. Eppure,
il tono affabile e le considerazioni ponderate lasciano intendere
che nel suo progettare non vi è avventatezza né casualità.
Piuttosto, il procedere limpido dell’intelligenza che da basi
costruite in solidità crea un più ampio sistema di
riferimenti e di valori. «Nell’esaminare un tomo dei
secoli scorsi, sento vicino a me l’antico possessore,»
dice, «ho la sensazione di vederlo, stringergli la mano e
conoscerlo recuperandone i pensieri annotati al margine della pagina».
Libro e possesso sono realtà per Bragaglia, ancor prima che
“concetti”.
Autore, in giovanissima età, di novelle per il “Gazzettino
Illustrato” della sua Venezia (dov’è nato il
15 giugno 1916) pareva affacciarsi a un avvenire di narratore. Fantasioso,
immaginifico, affabulatore, ne aveva ed ha la stoffa. Ma le ragioni
della vita gli portano, insieme ai calzoni lunghi, una collocazione
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