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Titolo: I promotori italiani dell'Ex libris del Novecento Autore: Egisto Bragaglia Prezzo: 30,00 euro (al 23 febbraio 2006) Dati: 191 p., in 8° Anno: 2005 Editore: Ex Libris Museum ISBN: 88-85395-11-2 |
Recensione libro di argomento exlibristico
I promotori italiani dell’Ex libris del Novecento
a cura di Giancarlo Nicoli
Il volume raccoglie i profili di diciotto promotori italiani dell’ex libris, operanti nel secolo scorso, scritti da Bragaglia. Il quale Bragaglia è lui stesso uno dei massimi – se non il massimo – esperti (e promotori) dell’ex libris italiani. Quindi l’editore doverosamente ha personalmente scritto, e pubblicato in appendice, il profilo dell’autore, portando il totale dei profili pubblicati a diciannove.
I profili sono pubblicati in ordine cronologico, con riguardo alla prima apparizione a stampa nel panorama exlibristico.
Eccoli: Achille Bertarelli (1897); Emilio Budan (1903); Jacopo Gelli (1908); Amedeo Rati Opizzoni (1912); Gino Sabattini (1921); Cesare Ratta (1926); Luigi Servolini (1927); Giuseppe Fumagalli (1928); Luigi Filippo Bolaffio (1939); Gianni Mantero (1946); Mansueto Fenini (1947); Francesco Bono (1952); Maria Adriana Gai (1957); Giuseppe Cauti (1977); Mario De Filippis (1979); Cristiano Beccaletto (1980); Giuseppe Mirabella (1981); Remo Palmirani (1982); chiude il volume, in appendice, il profilo di Egisto Bragaglia, curato da Giuseppe Mirabella.
Il profilo di qualche promotore è già stato tratteggiato in passato su varie riviste exlibristiche. Ma quei testi sono stati interamente riveduti e aggiornati.
Sono pezzi che contengono molte notizie inedite, raccolte da testimoni diretti o da documenti di vario genere. Dovrebbero essere interessanti per chi ama l’ex libris.
Forse manca qualcuno... e mi vengono in mente nomi e cognomi. Inutile farli: a mia volta dimenticherei sicuramente qualcun altro. Le eventuali lacune che ciascun lettore potrà trovare nell’elenco dei nomi sono presumibilmente inevitabili, le scelte operate dall’autore e dall’editore vanno rispettate: non potevano certo scrivere (e pubblicare) un’enciclopedia: non era questo il senso dell’operazione.
Il volume è stato tirato in 300 esemplari, di cui 100 fuori commercio per biblioteche ed enti pubblici e 100 per gli abbonati alla rivista “Ex Libris”, quest’ultima nella nuova edizione curata sempre da Ex Libris Museum. Degli altri 100 esemplari, qualcuno andrà senz’altro in regalo (uno è capitato a me). In somma, si tratta di un’operazione a mio giudizio in perdita, portata a termine per il gusto del gesto. È la testimonianza tangibile della passione che anima Bragaglia e Mirabella.
Peccato che un libro così interessante, informativo, ben fatto (contiene tra l’altro numerose riproduzioni di ex libris) sia destinato a circolare tra pochi intimi.
Come sempre, chiudo la recensione con una citazione, tratta dal
profilo dedicato a Luigi Filippo Bolaffio (pagine
80-81):
«Bolaffio viene contagiato da quella passione ed a lui si
unisce un altro ospite abituale della galleria: Attilio Cavallini,
pittore e incisore veneto dall’aspetto biblico per la fluente
barba, che lo fa apparire più vecchio di quanto non sia.
Quando fondano nel 1937 il “Gruppo italiano dell’Ex
libris e del Bianco e Nero”, Fingesten ha 53 anni, Cavallini
49, Bolaffio appena 28.
Qual è il motivo che induce Bolaffio a prediligere questa
iniziativa, tra le varie a portata di mano e che certamente gli
avrebbero dato maggiori soddisfazioni economiche? Con questa decisione,
Bolaffio mette in piena luce le sue attitudini e la sua vocazione.
Un vero mercante d’arte non è un bottegaio che vende
ciò che la gente conosce e cerca. Il vero mercante, con la
sua azione, deve promuovere i desideri. Egli sceglie la sua attività
perché sente l’impulso di condividere con altri le
proprie predilezioni. Bolaffio è portato a propagandare i
valori in cui crede: ha imparato a conoscere l’ex libris,
ne ha capito l’essenza, ne ha intuito la potenzialità.
Così, caso unico in Italia, l’ex libris trova un mercante
di gran livello convinto di dover svolgere un’azione impegnata
e tenace. Lo scettico obietterà: ma Bolaffio ricavava un
profitto. Ma ci sono forse azioni umane che non siano mosse dalla
speranza di un profitto, fosse pure quello della vita eterna?
Il collezionista di ex libris, che si autodefinisce puro, si attiva
per “scambiare”. Cioè per arricchire la sua collezione,
diversificandola. Però, mentre il mercante Bolaffio con la
sua azione acquisisce nuovi fruitori dell’ex libris, il cultore
degli scambi cerca necessariamente l’incontro con chi è
già exlibrista, si limita a continuare il dialogo all’interno
del gruppo, senza formare altri proseliti. La teoria secondo la
quale l’ex libris sarebbe destinato allo scambio e non alla
cessione, produce infatti una serie di conseguenze negative. L’ex
libris è un’opera d’arte. Non d’arte minore,
ma d’arte senza aggettivi. È un “genere”
come il paesaggio e il ritratto, meritevole di essere apprezzato,
a prescindere dalla sua ridotta dimensione, per il valore che l’artista
ha saputo infondergli. E nell’arte il venditore ha sempre
una funzione di rilevante importanza. Fortunato l’artista
che agli inizi della sua attività riesce ad attirare l’attenzione
di un serio e competente gallerista. Questi non inventa il merito,
ma lo scopre con la sua sensibilità, lo rivela con la sua
professionalità. La sua preziosa funzione consiste nell’accelerare
il riconoscimento, che potrebbe giungere troppo tardi, oltre i limiti
dell’esistenza dell’artista stesso: la storia insegna.»
Per saperne di più:
Ex Libris Museum
Via Marconi, 36
I – 20080 Albairate MI
www.exlibrismuseum.it
(Artifex ha ricevuto in omaggio una copia del libro recensito)
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