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Titolo: Il
vecchio che leggeva romanzi d'amore Autore: Luis Sepúlveda Prezzo: EURO 13,00 (al 9 dicembre 2005) Dati: 132 p. Anno: 2004 Editore: Guanda |
Recensione libro
Il vecchio che leggeva romanzi d'amore
a cura di Giancarlo Nicoli
Introduzione - Recensione
Questo è l'unico libro che ho letto dell'autore cileno, e mi è sembrato mediocre, al più.
Mi è sembrato di leggere un rifacimento de "Il vecchio e il mare" di Hemingway, ambientato però sulla terraferma. Con un'aggravante: "Il vecchio e il mare" è epico, vincente (anche se perdente - non l'avete ancora letto?), nuovo; "Il vecchio che leggeva romanzi d'amore" è impotente, perdente (anche se vincente, paradossalmente), consunto.
Secondo me è un libro che "strizza l'occhiolino", scritto con l'intento di avere facili consensi. Penso che Connolly l'avrebbe compreso in questo suo giudizio.
Secondo me, questo libro è stato furbescamente progettato a tavolino per avere successo. Un autore che dice di essere di sinistra ha preso di mira un certo pubblico di sinistra, che ama leggere certe cose e ama assistere al ripetersi di certi riti. Questo pubblico è stato accontentato. Vulgus vult decipi, non è così?
Strizza l'occhiolino già a partire dal titolo (accattivante e poetico;
ma non c'è una sola donna in tutto il racconto, non è un romanzo
d'amore); indugia su certe descrizioni orride (tipo
la scommessa dei cercatori d'oro ubriachi); gli statunitensi che
compaiono nella narrazione sono invariabilmente gringos,
fessi, arroganti e messi nel sacco. In poche pagine l'autore concentra
stereotipi e luoghi comuni in grande quantità. Non ho visto il soffio
dell'originalità (e forse sarebbe chiedere
troppo), ma non ho trovato nemmeno lo sforzo di raccontare una
storia vecchia in un modo nuovo e riconoscibilmente personale.
“«Dimmi.»
«Me li tolga tutti, dal primo all’ultimo. Uno dopo l’altro,
e li posi qui, sul tavolo.»
«Apri la bocca.»
L’uomo obbedì, e il dentista vide che accanto alle
rovine dei molari gli restavano molti denti, alcuni cariati, altri
sani.
«Ce ne sono ancora un bel po’. Hai abbastanza soldi
per tutte queste estrazioni?»
L’uomo abbandonò l’espressione stupida.
«Sa, dottore, gli amici qui non mi credono quando dico che
mi farò togliere tutti i denti, uno per uno, senza mai lamentarmi.
Noi scommettiamo, sa, poi lei e io faremo a metà della vincita.»
«Già quando ti leverà il secondo, te la sarai
fatta sotto e chiamerai la tua mammina», gridò uno
del gruppo, e gli altri lo appoggiarono con fragorose risate.
«È meglio che tu vada a berti un altro goccetto e ci
pensi su. Io non mi presto alle cazzate», dichiarò
il dentista.
«Sa, dottore, se lei non mi permette di vincere la scommessa,
io le taglio la testa con questo qui.»
Al montuvio brillarono gli occhi mentre accarezzava l’impugnatura
del machete.
Fu così che il dottore si prestò alla scommessa.
L’uomo aprì la bocca e il dentista fece di nuovo il
conto. Erano quindici denti, e quando glielo disse, lo sfidante
mise in fila sul tappetino cardinalizio delle protesi quindici pepite
d’oro. Una per ogni dente, e gli scommettitori, a favore o
contro, coprirono le puntate con altre pepite gialle. Il numero
aumentò considerevolmente a partire dalla quinta.
Il montuvio si lasciò togliere i primi sette denti senza
battere ciglio. Non si sentiva volare una mosca, ma all’ottavo
fu colpito da un’emorragia che in pochi secondi gli riempì
la bocca di sangue. L’uomo non riusciva a parlare, ma con
un cenno chiese una pausa.
Sputò varie volte, lasciando dei grumi sulla pedana, poi
mandò giù un lungo sorso di acquavite che lo fece
contorcere di dolore sulla poltrona, ma non si lamentò, e
dopo avere sputato di nuovo, con un altro cenno, gli ordinò
di continuare.
Alla fine della carneficina, sdentato e con la faccia gonfia fino
alle orecchie, il montuvio divise la vincita col dentista mostrando
un’orripilante espressione di trionfo.”
“Con la nuova imbarcazione arrivarono quattro nordamericani
provvisti di macchine fotografiche, viveri e arnesi di uso sconosciuto.
Rimasero ad adulare e intossicare di whisky il sindaco per vari
giorni, finché il ciccione, tronfio di orgoglio, si avvicinò
con loro alla sua capanna, indicandolo come il più grande
conoscitore dell’Amazzonia.
Il grassone puzzava di alcool e non smetteva di chiamarlo suo amico
e collaboratore, mentre i gringos fotografavano non solo loro due,
ma tutto quello che capitava davanti alle macchine fotografiche.
Senza chiedere permesso entrarono nella capanna, e uno di loro,
dopo aver riso a crepapelle, insistette per comprare il ritratto
che lo mostrava accanto a Dolores Encarnación del Santísimo
Sacramento Estupiñán Otavalo (la moglie morta,
ndr). Il gringo osò staccare i quadro dalla parete e
metterselo nello zaino, lasciandogli in cambio un pugno di banconote
sul tavolo.
Fece fatica a frenare la rabbia e a tirare fuori le parole.
«Dica a quel figlio di puttana che, se non rimette subito
al suo posto il ritratto, gli faccio volare via le palle con due
colpi di doppietta. E sappia che la tengo sempre carica.»”
Il vecchio che leggeva romanzi d'amore, di Luis
Sepúlveda
Edizioni Guanda
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