Profilo: Alberto Zanverdiani.
(Trieste 1894 - Venezia 1977)
La formazione dell'artista avvenne in una città all'apice dell'esperienza culturale
centroeuropea, crocevia di commerci e genti.
Al tempo dell'apprendistato "di bottega" con il padre, intagliatore e restauratore, Trieste
costituiva il terreno ideale per coltivare un'ampia gamma di conoscenze, che egli integrò,
già all'età di 14 anni, con un viaggio solitario in Italia.
Le biografie dei pittori triestini del tempo dimostrano l'attenzione prevalente a Vienna
e a Monaco, anche la Biennale di Venezia costituiva polo di attrazione.
Ma la vita della città giuliana era pervasa d'ulteriori fermenti, quale il nascente
movimento socialista, l'Irredentismo e la Massoneria, che favorivano il perpetuarsi o il
sorgere di vivaci associazioni, quali la Società Ginnastica Triestina, la Lega Nazionale e
il Circolo Artistico, fulcro della vita culturale.
Di tutto ciò fu partecipe il percorso esistenziale di Alberto Zanverdiani: gli studi a
Vienna, l'internamento per non combattere contro l'Italia, la passione per l'attività
sportiva, che portò alle lunghe passeggiate nei boschi, all'assistenza, non di meno
didattica, dei giovani presso i ricreatori, proseguendo quanto già faceva il padre, anche
nell'ambito di corsi di formazione professionale. Per conseguire il titolo accademico
italiano non scelse Venezia, ma Bologna, che prediligeva e che divenne coagulo della nuova
arte grafica.
Emblematico appare il suo operare proprio nel cuore di Trieste, prima lo studio nella
famosa Rotonda dei Pancera, poi in via San Michele, presso San Giusto. Il grande amore
per un'allieva, con cui condivideva interessi per le scienze esoteriche, lo portò al
matrimonio, nel 1922.
L'unione accentuò il legame con una borghesia che, alla professione, affiancava vaste e
radicate inclinazioni culturali, come la produzione exlibristica in parte evidenzia.
Il fervido interesse per i manufatti d'arte, studiati e ricercati presso le mostre, gli
antiquari e le aste, lo portò ad accumulare una tale esperienza, da essere interpellato
per perizie, sia su oggetti d'arredo che su opere pittoriche. Inevitabile l'approfondimento
sulle diverse espressioni decorative: parallelo l'amore per il libro antico e moderno:
incunaboli, edizioni latine, francesi, italiane ed in idioma tedesco, sua seconda lingua;
pubblicazioni d'arte, sulla grafica, arredamento e architettura.
Altrettanto viva era la passione per i classici ed il purismo della lingua — Boccaccio,
Dante e Petrarca, ispirarono i nomi delle figlie (Laura, Fiamma, Beatrice) — ma anche per
la letteratura tedesca, l'epica, saghe nordiche e leggende dei popoli, nelle quali
ritrovava la loro più genuina identità, affiancandovi gli studi più propriamente storici.
Non gli mancava, inoltre, la curiosità naturalistica: amava gli animali e i felini in
particolare, studiava i minerali, le piante officinali e rare, i funghi, le essenze lignee.
Nell'insieme, un importante bagaglio culturale che sfociò nella comunicazione propria della
professione di insegnante.
Spirito caustico, nella vita come nell'espressione artistica, dove non disdegnava la
caricatura, il suo approccio all'attività creativa ebbe un imprescindibile, inevitabile
riferimento estetico nella figura del sommo artista Albrecht Dürer. Vivere il mondo dell'arte
portò a frequenti rapporti sia epistolari che diretti, con pittori, editori e collezionisti
e al contempo, possiamo affermare, creasse quasi un microcosmo alternativo idealizzante, che
purtroppo trovò il drammatico contrappeso delle tragiche vicende belliche degli anni
Quaranta.
Dario Zanverdiani
© 2002
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