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Notizie e opinioni sul mondo dei libri e dell'ex libris. 17 aprile 2001
Lettere | Collaborate | Tutti i titoli

Block Notes

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Sommario.

Nota dell'Editore.

Recensioni.

La schiuma dei giorni, di Boris Vian - Recensione di Marcello Sgarbi.
Le botteghe color cannella, di Bruno Schulz - di Marcello Sgarbi
Croci sul muro
, di Marcel Montecino - di Marcello Sgarbi
Premi & punizioni
, di Piero Angela - di Giancarlo Nicoli
Fragole e dinamite
, di Moreno Simionato - di Giancarlo Nicoli

Petizione.

Per protestare contro la legge 62/01, che clamorosamente limita la libertà di espressione, cliccare qui (nota dell'8 dicembre 2004 - la pagina dedicata alla petizione non esiste più da tempo, pertanto il collegamento è stato rimosso; Punto Informatico invece esiste ancora).

 

Nota dell'Editore.

Caro lettore,
questo è il secondo numero di "Block Notes", che appare invece per la prima volta nella versione sul lato inglese del sito. Questa versione, in italiano, è partita circa un mese fa, con recensioni di libri altrui.
Essendo praticamente impossibile tradurre o adattare tali recensioni (e non solo perché di certi libri italiani non esiste l'edizione in inglese), l'edizione in inglese non era disponibile.
Queste due versioni, in futuro, non saranno perciò la traduzione l'una dell'altra.
D'altra parte, sarà fatto ogni sforzo per tradurre tutto il materiale che non si riferisce a recensioni di libri altrui.
Ho preso contatti con collezionisti e artisti famosi, anche in campo internazionale, chiedendo loro di collaborare a  "Block Notes".
Ho spedito qualche email, qua e là, chiedendo di essere tenuto informato su mostre, conferenze, concorsi riguardanti l'ex libris.
Spero di poter far crescere questo bollettino, passo dopo passo, e spero che tu, lettore, lo possa trovare attendibile e utile.
Se hai qualche idea che ritieni meritevole di attenzione, non esitare a scrivermi (cliccando qui).
Molto cordialmente,
Giancarlo Nicoli

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Recensioni.

La schiuma dei giorni, di Boris Vian
Marcos y Marcos

Bohémien, sartriana, surrealista ma soprattutto inventiva, quest'opera di Vian è forse stata ingiustamente trascurata. Meriterebbe più attenzione, perché l'eclettismo dello scrittore-poeta-musicista francese ha qui una delle sue più alte espressioni. Probabilmente autobiografico nel personaggio di Chloe, il racconto dei protagonisti si snoda sciolto mentre la realtà che lo circonda è vista con un occhio strabico ma attento, che ribalta prospettive ormai scontate. Dell'esistenza e non solo, perché anche gli oggetti che ne fanno parte a poco a poco prendono vita e partecipano a un divertito balletto anarchico, come nel brano che vi propongo. Peccato che questo Tzara della letteratura se ne sia andato presto, ci avrebbe sicuramente regalato tante altre belle pagine.

«"Hai voglia di prendere un aperitivo?" chiese Colin. "Ho finito di costruire il mio pianocoktail, tu potresti sperimentarlo".
"Ma dai, e funziona?" domandò Chick.
"Perfettamente. E' stato duro riuscire a metterlo a punto, ma alla fine il risultato è molto superiore alle mie aspettative. Partendo dalla Black and Tan Fantasy, sono riuscito a ottenere una miscela davvero sbalorditiva".
"Si può sapere che metodo hai usato?"
"A ogni nota" spiegò Colin "faccio corrispondere un alcolico forte, un liquore oppure una spezia. Il pedale del forte corrisponde a un uovo sbattuto e quello del piano al ghiaccio. Per avere il seltz, bisogna fare un trillo su un registro acuto. Le quantità sono direttamente proporzionali alla durata: alla semibiscroma equivale un sedicesimo di parte, alla semiminima una parte, alla semibreve quattro parti. Quando si suona un motivo lento, subito entra in azione un sistema di registri, in modo che non venga aumentata la dose - altrimenti ne verrebbe fuori un cocktail troppo abbondante - ma il tasso alcolico. Inoltre è possibile, sempre che se ne abbia voglia, far variare il valore dell'unità a seconda della durata del motivo, per esempio riducendola ad un centesimo, in modo da ottenere una bevanda che, per mezzo di una regolazione laterale, tenga conto di tutte le armonie"».

(c) 2001 Marcello Sgarbi - Artifex

 

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Le botteghe color cannella, di Bruno Schulz
Einaudi

Fra le disgrazie della Seconda Guerra c'è anche la scomparsa di Bruno Schulz, a soli cinquant'anni: un vero delitto, perché avrebbe potuto regalarci una galleria di capolavori. Bizzarra la sua produzione, almeno quanto le circostanze che ci hanno privato del suo talento. Per sopravvivere durante l'occupazione tedesca del '41 diventa il lacchè di un gerarca e per ripicca di questi verso un suo pari grado viene ucciso, come il giocattolo di un bimbo distrutto dai capricci del compagno di classe. Eppure ci ha lasciato in eredità un'opera da rivalutare: con un fine stile narrativo, lieve ma ricco nell'uso della metafora, arcimboldesco nei profili dei personaggi, quasi barocco nelle descrizioni d'ambiente, senza falsi compiacimenti e con grande divertimento Schulz ci prende per mano e ci porta a esplorare inediti territori della fantasia, invitandoci a guardarli attraverso il caleidoscopio scaturito prodigiosamente da pagine come questa. Quando Gadda diceva: "Lo scrittore è un competente di parole" forse pensava anche a lui.

"Il folto groviglio d'erbe, gramigne e cardi brucia crepitando al fuoco del pomeriggio. Vibra del ronzio delle mosche la siesta pomeridiana. Le stoppie dorate stridono al sole come fulve cavallette; nella pioggia scrosciante del fuoco strillano i grilli; i gusci pieni di semi scoppiano sommessamente come larve di cicale. Presso la siepe, la coltre d'erba si gonfia in dossi gibbosi, come se il giardino si fosse girato nel sonno e le sue robuste spalle di contadino respirassero il silenzio della terra. Là, sopra quelle spalle, l'esuberanza dell'agosto, immonda esuberanza di femmina, esplodeva in sordi fossati di bardane giganti, ostentava distese d'immense foglie pelose, lingue lussureggianti di vegetazioni carnose. Là i fusti sgranati delle bardane si aprivano come megere sguaiatamente accovacciate e semidivorate dalle loro stesse vesti sconvolte. Là il giardino dava via per niente la granaglia più scadente del sambuco, il semolino grosso del miglio, maleodorante di sapone, l'alcool selvatico della menta e tutta la peggiore paccottiglia d'agosto".

(c) 2001 Marcello Sgarbi - Artifex

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Croci sul muro, di Marcel Montecino
Mondadori

Leggendo Montecino sembra di sentire echi dell'autobiografia di Mingus. Più che noir è cool, e anche un po' bastardo, soprattutto nella pagina che vi propongo. E non è un caso che l'autore sia un musicista: jazz, per l'appunto. Formidabile nell'intro, calibrato nel ritmo, preciso come un metronomo: i due protagonisti si incontrano alla metà esatta del racconto e da quel momento è un crescendo rossiniano che non abbandona mai il tema. Da leggere in compagnia di Miles Davis o Chet Baker centellinando le pagine in attesa del bis (magari corredato da qualche tavola di Muñoz e Sampayo).Visto che Jack Gold sembra un clone di Alack Sinner, ci starebbero benissimo.

"Gold si alzò bruscamente dalla poltrona. La bottiglia di Johnnie Walker rotolò sul pavimento, lasciando sul tappeto verde una scia di goccioline ambrate. Il sax di Mint Julep Jackson continuava a gemere. Il giradischi automatico ripartiva ogni volta dall'inizio. Fuori del bovindo era ancora notte fonda. Gold non riuscì ad arrivare al bagno. A metà strada si vomitò sul davanti della camicia. Tenendosi le mani a coppa sotto la bocca, continuò a rimettere fino al water, s'inginocchiò sulle piastrelle e vomitò un liquido amaro e alcolico che scivolò lungo le pareti della tazza. Quando Gold era entrato nella camera da letto, Angelique parlava a Evelyn da quasi un'ora. "Mio Dio, Jack, un'ora!" l'aveva stuzzicato in seguito Carol. "Dev'essere stata una relazione torrida! Con tutte quelle cose da raccontare!" Poi Evelyn era rimasta al telefono e aveva ascoltato tutto ciò che era seguito. "Dimmelo tu, Jack, Ev non ha voluto. Eri davvero nella stanza, quando quella poveretta si è uccisa? C'eri? Jack, Ev che cosa ha sentito? Che cosa ha sentito?" Gold si lavò il viso, si sciacquò la bocca. Tornò in soggiorno. L'orologio luminoso sulla scrivania segnava le quattro e trentadue. Recuperò da terra la bottiglia di scotch, si versò un altro whisky, si sedette al tavolo, bevve un sorso. Senza accorgersene, si ritrovò a piangere. Si portò le mani al viso e singhiozzò; il dolore lo travolse e passò. Più calmo, si asciugò gli occhi, con la punta delle dita. Bevve un altro sorso. Notò la rivoltella, sul tavolo, lì accanto. Non la .38 che aveva ucciso Angelique. Quella, l'avevano distrutta, come si elimina un cane assassino. Questa era un'altra. La prese, s'infilò la canna in bocca. Gli parve la decisione giusta. La canna aveva un gusto amaro e oleoso. Gold saettò la punta della lingua dentro il foro dell'arma. Nel modo in cui soleva giocare con la clitoride di Angelique. Si chiese quanta pressione del dito occorresse. Si chiese se avrebbe udito lo sparo".

(c) 2001 Marcello Sgarbi - Artifex

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Premi & punizioni, di Piero Angela
Mondadori

Il titolo, a mio giudizio, è fuorviante.  Il libro è, in sintesi, un saggio che esplora la morale (specie quella relativa al sesso) e l'etica politica.  E' un buon testo, scritto bene.  Si potevano dire le cose essenziali anche in un volume con metà pagine.  Trovo interessante lo sforzo di elaborare un'etica partendo dalle basi biochimiche e sociali, per così dire.  Penso che ancora molta strada debba essere fatta, prima di arrivare a un risultato credibile: o, se volete, a un'etica convincente, che ciascuno può applicare per sé stesso.

"(...) mi diceva un anziano signore, molto tempo fa, mentre mi conduceva in un kibbutz di Israele per mostrarmi, con fierezza, quello che lui e altri suoi amici avevano realizzato in venti anni: "Qui, quando siamo arrivati, c'era solo terra arida e sassi. Ora è un giardino. Abbiamo costruito case, la scuola, ci sono campi molto fertili, c'è una piccola fabbrica, c'è anche una piscina e dei campi da tennis. Questo era il sogno della nostra vita! Per noi e per i nostri figli". Quando gli chiesi come si trovavano i giovani, in questo suo "sogno", mi disse che si trovavano bene ma che tendevano ad andarsene via. Perché? Perché alcuni preferivano andare a vivere in città (anche se a volte poi tornavano), altri invece si univano per fondare nuovi kibbutz. "Il fatto è" mi disse "che per noi anziani quello che vede qui intorno rappresenta il coronamento di un grande progetto portato a compimento con molto lavoro e tanti sacrifici: per i giovani, invece, tutto questo è quasi normale, se lo sono trovato sotto gli occhi senza dover fare il nostro percorso e combattere le nostre lotte. Si sentono molto più motivati invece cominciando da capo un loro progetto di vita, magari costruendo da zero un altro villaggio, un altro kibbutz, che sentono come una loro opera, come il frutto del loro lavoro".

"Tutto ciò mi fa pensare a quei genitori che si stupiscono dell'insoddisfazione dei loro figli e del loro comportamento critico, o addirittura deviante: "Non riusciamo a capire" dicono di un figlio che li delude. "Non gli mancava niente! Gli avevamo dato tutto ciò di cui poteva avere bisogno!..." Forse è proprio questo il problema. Un giovane non ha soltanto bisogno di beni materiali, ma anche e soprattutto di motivazioni. Ha bisogno di coltivare interessi suoi, progetti suoi e magari faticare per realizzarli. E' in questo che i genitori lo possono aiutare".

"In natura esiste la legge di gravità, e l'uomo non la può abolire; ma se la studia può capire come riuscire a volare".

"Dell'informazione abbiamo già avuto modo di parlare, e abbiamo visto come essa sia condizionata dal "pennino" dell'emotività: sangue, sesso, soldi, salute e dintorni. E' infatti difficile suscitare emozioni sui problemi complessi (che sono poi quelli che dominano la nostra epoca): si fa fatica, per esempio, a essere più attraenti di un delitto passionale, di uno scontro frontale o di una maxivincita al Superenalotto se si parla di competitività industriale, di riforma della pubblica amministrazione o di promozione della ricerca scientifica".

(c) 2001 Giancarlo Nicoli

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Fragole e dinamite
, di Moreno Simionato

Posso dirvi, semplicemente, che è un libro molto interessante?
E' diviso in due parti: un'intervista a Moreno Simionato, "uno che nella vita ha sempre lavorato, non si è mai tirato indietro e si è spaccato la schiena per garantire a se stesso e alla propria famiglia un'esistenza dignitosa." E che nel 1992 "comincia la sua odissea nell'inferno della burocrazia e dello statalismo".
Mi sono venuti i brividi.
La seconda parte è costituita da brani di autori quali L. Spooner, H.D. Thoreau e altri, inseriti perché pertinenti con l'argomento trattato: la libertà individuale, il libero mercato, il diritto alla secessione.
Vale l'acquisto (2.000 lire) e la lettura (trenta paginette).

"L'imprenditore dell'Ossola ha imbottito la propria stalla (l'impresa cui ha dedicato risparmi ed energie) di dinamite, ed è pronto a farla scoppiare. Standoci dentro, naturalmente."

"Io non mi sento un cittadino libero, ma uno schiavo. E se devo essere schiavo, gli dimostrerò come, facendo di me uno schiavo, mi hanno distrutto. Ma dovranno rendersi conto che, senza personaggi come il sottoscritto (che creano ricchezza e lavoro) il loro stato non sta in piedi".

"La questione è semplicissima: la gente non ha capito ancora il senso della vita. Tutti stanno aggrappati alla vita per assuefazione, ci hanno inculcato nella testa fin da piccoli che è un peccato mortale morire per un ideale, e tutti continuano a vegetare anche nella miseria e nelle più assurde situazioni. Non hanno capito che vivere da schiavi non è vivere... da schiavi non vale la pena vivere".

"Quel poco che i miei figli potranno dire è che non sono stato io a fare niente di male o di scorretto. Ho due figli: uno di 17 anni, l'altro di 11. Quando ha saputo dell' "ultimatum", quello di 17 piangeva. Al "piccolino" abbiamo tenuto nascosto tutto. Il mio figlio "grande" mi dice:"papà, se ti succede qualcosa io non glie la perdono". Gli ho spiegato che la questione non è perdonare o non perdonare. Vai avanti, studia, fai qualcosa della tua vita, crea qualcosa di buono e allora, quando l'avrai fatto, avrai la forza di farti valere e di fare valere anche quello che ho fatto io. E' questo che ho cercato di insegnargli".

(c) 2001 Giancarlo Nicoli


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