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Giorgio Upiglio o l’arte della stampa


di Vladimiro Elvieri

Giorgio Upiglio, uno dei più leggendari stampatori d’arte italiani, conosciuto e apprezzato a livello internazionale, si è spento l’11 ottobre 2013 a Milano, all’età di 81 anni. Il suo apporto alla diffusione e alla realizzazione dell’incisione originale d’arte, è stata fondamentale, se si considera quali artisti di fama mondiale e uomini di cultura, poeti, scrittori, filosofi, hanno con lui collaborato a partire dal 1958.

Giorgio Upiglio

Giorgio Upiglio

Nella sua stamperia ‘Grafica Uno’ (nata nel 1962), a Milano, sono passati tra gli altri, artisti del calibro di De Chirico, Giacometti, Mirò, Baj, Lam, Morandi, Duchamp, Scanavino, Fontana, Paladino, Alechinsky, Sutherland, Goetz, ecc., che hanno realizzato, grazie al suo contributo di stampatore sempre attento alle loro esigenze espressive, e alla sua generosità unita ad una grande carica umana, quei capolavori (incisioni, litografie, libri d’artista a tiratura limitata e rare edizioni d’arte) che resteranno nella storia dell’arte grafica.

La vicenda artistica di Giorgio Upiglio, e della sua stamperia, ha segnato un’epoca, ha documentato, segno dopo segno, inchiostro dopo inchiostro, lastra dopo lastra, un periodo di grande fermento culturale in ambito milanese, e non solo, visto che la sua fama aveva già ampiamente varcato i confini nazionali. In seguito, le sue collaborazioni si estesero fino alle Università in Messico e negli Stati Uniti, dove tenne conferenze e corsi di stampa d’arte.

Importanti esposizioni gli vennero dedicate in Italia e all’estero, fra cui quella del 2007 presso l’Istituto Nazionale per la Grafica di Roma, in collaborazione con l’Archivio del Moderno di Mendrisio (CH), al quale, nel 1996, fu donato l’archivio completo della sua stamperia milanese.

Ricordiamo di Upiglio, di questa figura d’uomo straordinario che fa onore all’Italia, che egli, prima di tutto, lavorava per passione (“senza passione non si va da nessuna parte” diceva), per giungere all’arte sopraffina attraverso il fare artigianale, la manualità, la conoscenza dei materiali e dei risultati da questi conseguibili, nel lavoro quotidiano e nello scambio reciproco con gli artisti. Tutto questo lo offriva con simpatia e generosità, coadiuvato da Monia Pavone e dal nipote Daniele, a coloro (non solo famosi autori ma anche studenti delle Accademie d’arte) che si avvicinavano all’arte grafica originale. Sembra proprio a lui rivolgersi Bruno Munari quando scriveva “Un bravo stampatore, per fare una buona impressione, deve avere un ottimo carattere.”

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