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‘Incisori moderni e contemporanei – Raccolta di monografie illustrate’. Terzo volume.


Dal comunicato stampa.

È stato dato alle stampe il libro terzo “Incisori moderni e contemporanei – Raccolta di monografie illustrate”, a cura di Arianna Sartori, edito dal Centro Studi Sartori per la Grafica di Mantova.

L’opera giunta al suo terzo volume, a cui ha collaborato anche Maria Gabriella Savoia, sta percorrendo il variegato mondo dell’incisione italiana del XX secolo, tenendo conto delle diverse espressioni artistiche e delle diverse tecniche adottate dagli artisti operanti in Italia in questo lasso di tempo.

Non un’analisi tematica o di corrente, piuttosto una ricerca di qualità, nella convinzione che il nostro paese abbia ancora le caratteristiche per “fare scuola”: l’uso delle tecniche più diverse è di per sé stimolo alla ricerca formale, ma crediamo che sia, anche, la creatività di ciascuna artista a elevare la qualità dell’incisione ad un livello poetico.

In questo, sono pubblicate più di un migliaio di incisioni e le schede monografiche dedicate agli artisti incisori: Renato Balsamo – Mario Benedetti – Arturo Cavicchini – Armando Donna – Fernando Eandi – Gino Forti – Domenico Fratianni – Pippo Gambino – Tommaso Gnone – Stefano Grasselli – Ezio Gribaudo – Marcello Guasti – Pierre H. Lindner – Massimo Lomasto – Elena Mezzadra – Bruno Missieri – Alessandro Nastasio – Marisa Carolina Occari – Angela Occhipinti – Cesare Paolantonio – Paolo Petrò – Duilio Rossoni – Enzo Sciavolino – Ottorino Stefani – Gino Terreni – Luigi Timoncini – Renato Varese – Alberto Venditti – Tono Zancanaro.

Di seguito riportiamo la prefazione della curatrice Arianna Sartori

“La storia dell’incisione affianca la vita dell’uomo fin dagli antichi Egizi, ma le stampe più antiche su carta, ottenute da matrici in legno incise, provengono dalla Cina, e risalgono addirittura all’ottavo secolo della nostra era.

In Europa, la produzione delle prime xilografie (semplici figure di santi e carte da gioco) pare possa risalire alla fine del quattordicesimo. Con la stessa tecnica xilografica si realizzavano le matrici in legno e si stampavano le intere pagine di preziosi volumi (incunaboli). Queste antiche stampe essenzialmente votive erano immagini molto lineari, spesso abbellite da una successiva coloritura a mano. Dalle matrici di legno, venivano asportate con bisturi, ferri a vela, sgorbie, bulini, ciappole, lame d’acciaio, tutte le parti che nel foglio davano il risultato del bianco, lasciando solo la parte stampante in rilievo.

Il conseguente sviluppo dell’editoria ha rappresentato un campo di utilizzo e applicazione privilegiato per la xilografia: infatti, negli ultimi decenni del quindicesimo secolo si era consolidata la produzione di libri illustrati soprattutto in Germania e Italia. La tecnica xilografica migliora con il tempo, nel XVI secolo Ugo Da Carpi imprimendo sulla carta legni inchiostrati a diversa gradazione recanti zone che si integrano, ottiene ottimi passaggi chiaroscurali.

In parallelo  l’invenzione della stampa a caratteri mobili, (inventata dal veneziano Panfilo Castaldi nel 1426, e successivamente attribuita al Gutenberg che, invece, si ‘appropriò’ dell’invenzione) che consisteva nell’allineare i singoli caratteri in modo da formare una pagina, che veniva cosparsa di inchiostro e pressata su un foglio di carta o di pergamena applicava ai segni alfabetici il principio della stampa in rilievo.

Nel Medioevo, gli armaioli e i gioiellieri praticavano la niellatura, cioè l’intarsio nell’incisione di metalli (il termine niello deriva dal latino nigellum “nerastro”, diminutivo di niger “nero”. In quel tempo, straordinari “arti-fex” disegnavano prima i motivi per i preziosi e costosi decori che avrebbero concorso ad abbellire e a rendere uniche le armi e i gioielli di nobiluomini e nobildonne, di principi e principesse, di conti e contesse, di re e regine; poi, dopo aver riportato gli schemi sui metalli, grazie ai bulini, (strumenti di acciaio affilato di sezioni diverse: quadrata, triangolare, a losanga) incidevano le lastre asportando direttamente trucioli di metallo. Successivamente, i solchi sarebbero stati riempiti con il niello, lega metallica di colore nero che includeva zolfo, rame, argento e spesso anche piombo, stesa ancora calda che si sarebbe solidificata nei solchi; il nero del niello, a questo punto, risaltava sul colore del metallo elaborato. Si ponevano, così, le basi per poter percorrere inversamente il percorso e raccogliere da un segno sulla lastra, un segno di inchiostro sulla carta.

L’invenzione della stampa di immagini non più circoscritta all’uso della xilografia, di testa o di filo, trova incredibile successo di mercato mondiale nell’uso della matrice metallica, definita prima bulino quando si trattava di un’incisone a secco, poi acquaforte quando l’azione dell’acido corrosivo sostituiva l’opera del bulino. Già dal sedicesimo secolo si arricchivano i libri di fregi e vignette, di frontespizi e di immagini illustranti il testo; si incidevano importanti piante dei territori e delle città del mondo conosciuto e di quello che si stava via via scoprendo, importanti trattati di medicina venivano arricchiti con le prime tavole raffiguranti il corpo umano o i vari apparati; venivano stampati i famosi erbari ad opera di sapienti scienziati; i trattati delle arti e dei mestieri, insomma tutto lo scibile umano ed anche la stampa letteraria e di informazione venivano riportati in carta e illustrati con le straordinarie tavole di incisori famosi o purtroppo, oggi, sconosciuti.

Al mondo dell’incisione ci si è completamente affidati per secoli, certi della professionalità dei numerosi e valenti incisori che operavano nelle tipografie; così fino all’avvento della fotografia e della pratica della  zincografia. Inventata nella prima metà del diciannovesimo dal litografo e fotoincisore francese Firmin Gillot (18201872), la zincografia consisteva nella riproduzione in rilievo su lastre di zinco o rame, mediante un procedimento chimico, di scritti, disegni o fotografie, in modo da ricavarne matrici per la stampa.

Da quel fatidico momento il mondo della grafica è risultato fortemente sconvolto: gradualmente abbandonata nell’uso della diffusione d’immagine, l’incisione, oggi, si mantiene per fortuna e a tutto diritto, nell’ambito della vera produzione d’autore. All’inizio del 1900, Ettore Cozzani editore de “L’Eroica” dà nuovo impulso alla tecnica incisoria, in particolare alla xilografia. Quindi il mondo dell’incisione si riapre alla creatività e alla cultura di ciascun incisore.

Da allora, infatti, sono gli artisti che si riappropriano delle tecniche incisorie, le approfondiscono, le interpretano, per portare avanti quello che ciascuno definisce la propria ricerca…, ciascuno percorre nuove vie che permettano di ottenere risultati peculiari usando acidi diversi, carte diverse, inchiostri particolari, in più, la stessa grammatica della stesura dei segni praticati, possono rendere i fogli riconoscibili e per le metodologie usate e per il carattere di ciascun maestro.

Difficile in queste note dare un elenco completo di tutte le tecniche incisorie calcografiche praticate perché se fino alla seconda guerra mondiale si può dire che le tecniche usate erano per la maggior parte quelle tradizionali dell’acquaforte, della puntasecca e dell’acquatinta, oggi molto è cambiato, la matrice può essere di qualsiasi materiale incidibile quindi anche sintetico, la stessa però non viene più elaborata solo in cavo, ma anche con prominenze di materiali aggiunti che, alla stampa, possono conferire effetti chiaroscurali efficaci quando si usino delle carte particolarmente voluminose. Agli stessi inchiostri possono essere aggiunti additivi per modificarne le caratteristiche, e principalmente per migliorare l’uniformità di distribuzione sulla forma; per aumentare o diminuire la penetrazione nel supporto di stampa.

Eccoci quindi, anche se, forse troppo velocemente, a noi.

Questo è il terzo volume che dedico agli “Incisori moderni e contemporanei”, scelti per i valori di professionalità, di ingegno, di applicazione, tutti hanno partecipato e prendono tuttora parte alla vita artistica espositiva nazionale e internazionale; gli artisti pubblicati sono stati scelti e da me invitati a fornire il materiale utile per la pubblicazione. Quanto lavoro! Quanta fatica!

Ancora una volta confermo la mia volontà di non aver voluto fare una scelta di tendenza, con il convincimento che l’arte deve coinvolgere molte genialità e molte intelligenze e che, proprio grazie a tanta pluralità, noi possiamo credere e anzi, siamo convinti che l’incisione italiana sia tra le più vivaci in campo internazionale.

Quello che oggi ci manca non è né la professionalità, né la genialità…

Ma questa è un’altra storia.”

Edito nel formato di cm. 31,5×21,5, l’elegante volume conta pagine (10) 550, rilegato in tela con sovracoperta, è posto in vendita al prezzo di € 50,00.
Per informazioni: tel. 0376.324260 – info@sartoriarianna.191.it

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