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Nova Ex Antiquis. Raffaello Bertieri e Il Risorgimento Grafico.


Dal comunicato stampa.

Nova Ex Antiquis
Raffaello Bertieri e Il Risorgimento Grafico

– Inaugurazione lunedì 3 ottobre, ore 16.00 –
Sala Maria Teresa
Biblioteca Nazionale Braidense – Via Brera 28, Milano
4 ottobre – 16 dicembre 2011

Anche le arti grafiche hanno avuto il loro Risorgimento e il loro Camillo Benso Conte di Cavour: oggi pochi ricordano la straordinaria e poliedrica figura di Raffaello Bertieri, fiorentino ma milanese di adozione, e la sua rivista “Il Risorgimento Grafico” (1902-1941) capaci di riportarea nuova vita la tipografia italiana decaduta nell’Ottocento. In nome di Bodoni e dei grandi maestri calligrafi e tipografi del nostro Rinascimento, Bertieri innalzò il sapere tecnico, studiò i modelli della grande tradizione italiana, disegnò e fece fondere magnifici caratteri, educando il gusto del pubblico con un assiduo apostolato.

La Biblioteca Nazionale Braidense, in collaborazione con l’Associazione Culturale Studi Grafici, celebra il 70° anno dalla morte di Raffaello Bertieri (Firenze 1875 – Milano 1941), editore e tipografo di grandissimo gusto e sensibilità, con l’esposizione di alcune delle pagine più espressive della rivista “Il Risorgimento Grafico” (1902-1941), di cui fu direttore e proprietario, insieme a libri, stampati, caratteri tipografici originali e preziosi materiali inediti.

La mostra, allestita nella splendida cornice della Sala Maria Teresa della Biblioteca Nazionale Braidense di Milano (via Brera 28) dal 4 ottobre al 16 dicembre (aperta dal lunedì al sabato, dalle 9.30 alle 13.00, con ingresso libero, chiusa domenica e festivi), sarà inaugurata lunedì 3 ottobre 2011 alle ore 16 (Sala Maria Teresa), con interventi di Andrea De Pasquale (direttore della Biblioteca Nazionale Braidense), Massimo Dradi (già presidente del Centro Studi Grafici e figlio di Carlo, cofondatore della storica rivista “campo Grafico”), Mauro Chiabrando (condirettore della rivista “Charta”), Gaetano Grizzanti (docente di graphic design e Consigliere Nazionale di Aiap), Enrico Tallone (editore e tipografo), Paola Pallottino (docente di storia dell’illustrazione), Raffaello Bertieri e Francesco Gemelli (rispettivamente nipote e pronipote di Bertieri). Sarà disponibile uno speciale catalogo, a cura di Gaetano Grizzanti, in distribuzione presso la Braidense.

La spiccata personalità del Bertieri viene raccontata attraverso la sua assidua produzione, che testimonia ampiamente la storia tipografica dell’editoria italiana della prima metà del Novecento. Un’ampia e significativa selezione di alcuni fascicoli della rivista (dalla raccolta completa posseduta dalla Biblioteca e da collezioni private) è accompagnata da una galleria storica di oggetti, quali i punzoni tipografici d’epoca, progettati da Raffaello Bertieri, fotografie, documenti e piacevolezze cartacee d’ogni tipo. Diedero un apporto costante alla redazione della rivista molti illustri autori e altrettanti collaboratori del settore grafico-editoriale, grazie anche ai numerosi concorsi grafici organizzati da “Il Risorgimento Grafico”.

Oltre che ai testi sullo studio della composizione tipografica del libro e della pagina, un’attenzione particolare va alle immagini e agli elementi originali applicati: fotografie pubblicitarie, necrologi, cartellonistica, etichette degli alberghi o dei profumi, carte intestate, annunci, locandine e copertine; oltre a caricature, ex libris, xilografie e filigrane. Alcuni disegni, realizzati da grandi talenti come Antonio Rubino, Piero Bernardini, Achille Luciano Mauzan e Francesco Carnevali, rappresentano una testimonianza unica della storia dell’illustrazione italiana. Come scrive Mauro Chiabrando: “Il tempo, galantuomo come certamente fu Raffaello Bertieri, ci apre oggi lo scrigno dei suoi tesori.”

“Bertieri fece ben presto del motto Nova ex antiquis la parola d’ordine per dare nuovo slancio alla tipografia italiana che dopo Bodoni era caduta nel buio della decadenza tecnica (con una sempre maggiore dipendenza dall’estero per i macchinari, la carta e i caratteri) e stilistica (schemi ripetitivi, eccessivi addobbi e accostamento di stili disparati secondo mode d’importazione) ”. (“Charta” n. 117, settembre-ottobre 2011)

Cenni biografici

Nato a Firenze il 15 gennaio 1875 da famiglia di modeste origini, costretto a limitare il suo breve ciclo di istruzione ai primi tre anni di scuola elementare e dopo essere stato garzone, a 13 anni entra in tipografia. Diventa compositore lavorando, tra gli altri, con Salvatore Landi (Firenze 1831-1911) e per lui è anche revisore artistico. Nel 1898 era già presidente della Federazione del Libro. Entrato nella redazione della nuova rivista bimensile “Il Risorgimento Grafico”, Bertieri ne diventa nel 1904 direttore responsabile, assumendo nel 1906 la proprietà della testata. Nel 1927 dà vita all’Istituto Grafico Bertieri la cui sede, divenuta nel dopoguerra di proprietà dell’Unione Grafici, e acquistata da Angelo Rizzoli nel 1950, ospiterà l’Istituto Rizzoli per l’insegnamento delle Arti Grafiche. Negli anni Trenta la notorietà di Bertieri è al culmine, grazie anche alle numerose partecipazioni a fiere internazionali in patria e all’estero. Bertieri riscopre in chiave moderna i valori estetici e artistici, fatti di armonia e semplicità, dell’antica tradizione rinascimentale italiana. Se all’inizio del ‘900 la sua adesione allo stile Liberty, è piena, Bertieri, però, avvertiva la sudditanza della tipografia italiana verso modelli nordamericani ricalcati su quelli dei nostri maestri del Rinascimento. Di qui l’esigenza di rivalutare Bodoni come raccordo tra quella straordinaria tradizione e il neoclassicismo. Partendo dalla composizione della pagina, il libro andava concepito in ogni sua parte secondo i canoni estetici “architettonici” dell’armonia, della simmetria e delle proporzioni. In particolare tra i bianchi della carta e i neri del testo si doveva raggiungere in un perfetto equilibrio fatto di leggibilità ed eleganza. Per raggiungere questo livello di eccellenza il tipografo doveva associare alla perizia tecnica altrettanta sensibilità artistica. Occorreva dunque una vasta e organizzata opera di educazione, apostolato e propaganda sia per far crescere nuove generazioni di artisti-tipografi sia per educare il pubblico al buon gusto a partire dal libro comune. In primis i testi scolastici.

 

Un esteta del libro

Bertieri dedicherà grandi energie all’insegnamento per la formazione di nuove generazioni di tipografi. Dal 1919 al 1925 dirige la Scuola del libro di Milano, e tra il settembre 1931 e il marzo 1932 riprende l’incarico in occasione del passaggio della proprietà della scuola alla Società Umanitaria. Per stimolare la creatività “Il Risorgimento Grafico” bandirà ben 48 concorsi (nazionali e internazionali) dal 1905 al 1935: da ‘Francobollo’, vinto da Roberto Sgrilli nel 1926, a ‘Illustrazione’ vinto da Fausta Beer nel 1929, fino alle ‘Copertine’ vinto da Ugo Graziotti nel 1935, quando Bruno Munari si classificherà secondo. Sempre per realizzare l’utopia di una educazione popolare al bello tipografico, in occasione delle “Feste del Libro”, Bertieri organizzava ad Asso, dove era podestà dal 1926,  le cosiddette “Pastorali del Libro” durante le quali regalava alla cittadinanza volumi accuratamente scelti per ciascun destinatario.“Pur preferendo al “libro per amatore” il libro bello e perfetto “per tutti”, l’ideale estetico di una visione artistico-artigianale alla William Morris, fece di lui un maestro dell’architettura tipografica più che un grande editore industriale” (F. Riva alla voce ‘Bertieri’ nel “Dizionario biografico degli italiani”). La sua produzione editoriale, con l’eccezione di gemme come i libri stampati per Campari (dai mitici Cantastorie, 1927-1932, a La pubblicità di una grande casa italiana di Mario Ferrigni, 1937), risente indubbiamente di questo limite.

Forte del suo prestigio, Bertieri promuove e ospita su “Il Risorgimento Grafico” i più accesi dibattiti sulle nuove correnti della tipografia, senza tuttavia cogliere fino in fondo, soprattutto dopo la Triennale del 1933, la portata innovativa del razionalismo tipografico delle avanguardie europee, in aperto disaccordo con la corrente “modernista” di Edoardo Persico, Guido Modiano e di “Campo Grafico” (1933-1939).

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