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Chi è Onorio Del Vero?


Chi è Onorio Del Vero?

C’è in giro quello che potremmo chiamare un addetto ai lavori, qualcuno (non sappiamo se uomo o donna – nel dubbio, essendo l’italiano una lingua prevalentemente al maschile, lo considereremo un uomo) che conosce a fondo l’ambiente della grafica e che ha le risorse (denaro e tempo) per tenersi al corrente delle novità riguardanti il settore della libera grafica e dell’ex libris: pubblicazioni a stampa e web, gallerie, artisti, opere, concorsi, mostre.

È un po’ di tempo che Onorio Del Vero cerca di ritagliarsi spazio sui (pochi) media disponibili, che si occupano dell’argomento. Ricordo almeno un intervento, con tale pseudonimo, sulla rubrica delle lettere della rivista grafica d’arte. Un messaggio è presente, a oggi, sul sito della rivista in questione, nella sezione Libro degli ospiti. Tra l’altro questo misterioso commentatore delle cose grafiche scrisse anche a me. Mi scrisse una lettera ben argomentata, efficace. Offrii di pubblicarla anche sotto pseudonimo, purché a me fosse rivelata l’identità dell’estensore (che – promisi – mai avrei rivelato ad alcuno). La mia offerta rimase senza risposta.

La vena polemica di questo autore ha trovato spazio su un blog nuovo di zecca: Morsura Aperta.

Chi si nasconde dunque sotto questo ispirato pseudonimo? Ad onor del vero, non ne ho la più pallida idea né bramo saperlo, questo è sicuro. Aggiungo che l’anonimato, a mio giudizio, invece che essere una protezione per chi scrive, finisce col costituire un ostacolo alla credibilità dell’autore.

Mi incuriosisce però il giuoco intellettuale. Onorio Del Vero resta anonimo, sul blog infatti non compaiono informazioni immediatamente utili per l’identificazione. Chi è Onorio Del Vero? Perché egli scrive ciò che scrive?

In uno dei suoi articoli, intitolato “Dovere di critica“, egli sostiene:

Tra gli applausi scroscianti vorrei si iniziasse a sentire qualche fischio perché è ormai tempo di finirla con le lodi ecumeniche e ritornare ad esercitare il diritto di critica, che è esattamente l’opposto della prassi che imperversa. Va da sé infatti che la grande maggioranza dei critici continua a osannare artisti un tanto al rigo.
Leggo sempre con sospetto le recensioni che per parlare di un artista di modesta vaglia scomodano, in facili confronti, i più grandi maestri e declinano gli aggettivi sempre al superlativo: immancabile il raffinatissimo segno. ()

L’articolo continua e lo potete leggere per intero direttamente alla fonte. È ormai tempo di finirla con le lodi ecumeniche dunque. Potrei essere d’accordo, in teoria. Ma in pratica?

Nei ritagli dei ritagli di tempo, oltre che di grafica ed ex libris, mi occupo anche di libri. Ho scritto in “Perché stroncare i libri degli altri” alcune considerazioni che valgono anche qui.

Ci sono ragioni precise per cui noi (noi della casa editrice Artifex) solo raramente, sui nostri siti, stronchiamo opere altrui.

La prima ragione la potrei definire una ragione new age (se mi passate il termine): una recensione votata a stroncare il lavoro altrui ha sempre, ovviamente, un fondo di negatività, che si ripercuote sul recensore e sul sito. Sarebbe meglio evitare, non è così?

La seconda ragione l’ho soprannominata “quieto vivere“. Gli artisti stroncati se la legano al dito, e alla prima occasione te la fanno pagare. E poi, non sazi, te la fanno pagare ancora, questi vendicativi – in tutte le occasioni successive – a vita. Chi ce lo fa fare di stroncare?

C’è una terza ragione, legata all’efficace impiego delle risorse. Per studiare un artista serve tempo. Per andare a una mostra serve tempo. Si ponga il caso di un artista, di una mostra, che non hanno sostanza. Perché perseverare e perdere altro tempo da dedicare alla stesura di una recensione-stroncatura?

Nel merito del è ormai tempo di finirla con le lodi ecumeniche, c’è qualche cosa che stride. L’artista, anche mediocre, mette la sua firma e la sua faccia sul proprio lavoro. I critici da un tanto al rigo firmano ciò che scrivono con nome e cognome. Il sito che avete sotto gli occhi firma tutto con nome e cognome – e quando firma come “La redazione” o con noms de plume, offre la garanzia di un editore registrato in Camera di Commercio.

Onorio Del Vero invece è anonimo. Così è troppo comodo. Non restiamo più nell’ambito, per quanto ampio pur sempre delimitato, del legittimo diritto di critica: ma potenzialmente debordiamo nel farsi beffe della personalità (anche modesta, ma ugualmente degna del diritto alla propria dignità esistenziale) e del lavoro (anche modesto, dalla valutazione sempre però soggettiva e meritevole di rispetto quando svolto con le migliori intenzioni: e quando è fatto con intento di frode, quale autorità ha il censore – per giunta autonominatosi – per indicare di un opera questa è onesta, questa è un imbroglio?) degli altri.

Onorio Del Vero inoltre si atteggia a cacciatore ma ha paura a sparare, anche da anonimo. La dimostrazione a quanto dico è offerta dall’articolo intitolato Un’occasione mancata:

Il Signor M, ritenendo di non avere niente da perdere e tutto da guadagnare, sta importunando artisti, eredi, collezionisti e studiosi con telefonate, per lo più a tarda sera, richiedendo donazioni di opere per la sua fantomatica “collezione”.
Non mi prenderei il disturbo di scrivere solo per richiamare la basilare regola di galateo che considera importuno telefonare ad estranei oltre un certo orario serale se non fosse stato pubblicato (quindi reso disponibile alla libera critica) un opuscoletto (una plaquette come recita il colophon) da titolo decisamente pretenzioso. Soltanto adesso mi è stato possibile prenderne visione poiché il Signor M è stato molto restio a distribuirlo, anche tra gli artisti pubblicati, non si capisce se per imbarazzo o solo per tirchieria.
L’opuscolo comprende sessantaquattro pagine in sedicesimo con mediocre qualità della carta e della stampa, tuttavia, nell’attuale imbarbarimento di eccessi grafici (eccetera…)

È ormai tempo di finirla con le lodi ecumeniche e ritornare ad esercitare il diritto di critica, scrive Del Vero. Come no. Critica una persona omettendone l’identificazione. Elenca scelti dettagli utili sì a risalire alla persona oggetto della critica, ma utili solo alla ristretta cerchia di chi è in grado di mettere in relazione tra loro quei dettagli. Tra queste persone, l’interessato. Che si ritrova a leggere un messaggio obliquo. Sembra quasi che Onorio Del Vero scriva per far sapere agli altri: «Ma quanto sono bravo!» (che è poi la ragione per cui penso che questa persona prima o poi metterà spontaneamente fine al proprio anonimato: la vanità).

Se l’esercizio del diritto di critica è questo, stiamo freschi.

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