Tutto quanto fa ex libris
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Posta: 'L'ex libris astratto'


Riceviamo e pubblichiamo.

Caro Giancarlo,
ho letto con interesse l’ articolo molto ben condotto di Giorgio Rovelli sulla “Astrazione negli ex libris di artisti italiani…”.

L’ argomento merita, secondo me, alcune considerazioni sull’attuale funzione dell’ ex libris.

Quando il committente intraprende il singolare rapporto con l’ artista incisore per la commissione di un ex libris, comincia anche la tracciatura dei rigidi confini tra i due ruoli; da un lato l’ artista propone le proprie capacità esecutive e di “stile”, dall’ altro lato emergono le esigenze del committente per una pararappresentazione di se stesso.

Ricordo Egisto Bragaglia che amava definire l’ ex libris come una carta di identità ideale e culturale del possessore.

Questa affermazione, che io condivido, determina con rigore il percorso esecutivo dell’ artista incisore; ne definisce le finalità, l’uso, la dimensione, lo spessore della carta, il rapporto dimensione – lettore, il rapporto dimensionale ex libris – libro.
Si tratta, pur nella specifica applicazione, del rigoroso àmbito del lavoro su commissione con finalità rappresentative.

La cosa è sempre successa: i potenti e la Chiesa hanno sempre chiesto di rappresentare il proprio potere oppure di rappresentare una narrazione. Anche l’ ex libris narra; nell’ indicare la proprietà del libro, narra le qualità del committente attraverso le capacità linguistiche dell’ incisore.

Su questo presupposto, in passato,  l’ ex libris ha attraversato, mutandosi senza mutarsi, l’ avvicendamento tra funzione araldica e utilità borghese.

In questi ultimi decenni è emerso  il collezionismo che, per sua naturale ingorda propensione, necessita continuamente di materiali nuovi.

Ecco che, per questa ragione, si sollecitano artisti incisori alla produzione di ex libris che mai verranno incollati nella seconda di copertina del libro e che mai indicheranno una proprietà perché il libro non esiste proprio.

La sollecitazione alla produzione del “nuovo ex libris” è meramente collezionistica e proprio questo smentisce la ragione e l’ uso originale. Il collezionista colto ovviamente privilegia temi coinvolgenti e originali e si affida ad incisori di valore; interesserà sempre meno l’ uso bibliofilo e sempre più importanza assumerà l’ artista con il suo stile inconfondibile, con la sua raffinata “maniera”, con la sua poetica.

Mutato l’ uso, perchè dunque non accettare che l’ ex libris si possa tramutare in piccola opera incisa con un committente? In questa ottica diventa preponderante la figura dell’ artista che ovviamente accetta la commissione ma che può anche proporre la propria specifica azione, ovviamente,  anche l’ immagine non figurativa.

Alcuni artisti e alcuni committenti hanno sperimentato la nuova coniugazione, mi sembra con felici risultati. Si dovrà ancora chiamarlo ex libris?

Bruno Missieri

Web: http://www.brunomissieri.com/

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