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L'astrazione negli ex libris di artisti italiani


Si ricorda che – per ciascun numero della rivista “L’ex libris italiano” – Artifex pubblica di solito l’indice, l’editoriale del Presidente, un articolo a scelta tra quelli presenti sulla rivista. Del numero corrente abbiamo pubblicato l’indice e l’editoriale del Presidente. Di seguito riproduciamo uno degli articoli presenti sulla rivista. Si prega di cliccare il tag AIE per leggere tutti gli articoli che la riguardano.

di Giorgio Rovelli

In un articolo del 2004 della rivista L’ex libris italiano [Mauro Mainardi, VIII Triennale dell’incisione 2003 alla Permanente di Milano, L’ex libris italiano, X, 1, 2004], notai con piacere la riproduzione di un ex libris non figurativo di Aldo Galli, artista che agli inizi degli anni Trenta, diede vita, con Manlio Rho, Mario Radice, Carla Bandiali ed altri, al Gruppo degli astrattisti comaschi, sulla scia delle spinte razionaliste di Giuseppe Terragni. A quel punto ricordai di avere un catalogo in cui, oltre ai dipinti ad olio e a i disegni, sono pubblicati diversi ex libris con un breve testo critico curato dall’architetto Pier Luigi Gerosa, realizzati dal maestro lariano che, con estrema perizia, ha elaborato affascinanti composizioni dove segno e forma diventano protagonisti e dilatano lo spazio in partiture grafiche minuziose [Pier Luigi Gerosa, Ex libris, in Alberto Longatti, Aldo Galli, supplemento Edizioni Rivista Como n°1/83].

Da questo mio interesse è nata subito l’esigenza di una riflessione sulla produzione di ex libris “astratti” o non figurativi, da proporre a tutti gli appassionati, visto il riscontro del ridotto numero di esempi a disposizione. Per limitarmi agli artisti italiani e alla loro valutazione da parte dei collezionisti dell’AIE, ricordo alcuni nomi: Luigi Veronesi con le sue xilografie nitide e composte, Walter Valentini affascinato alla goffratura con calcografie che acquistando tridimensionalità diventano quasi dei bassorilievi, le nette geometrie della polacca Alina Kalcinska (italiana da tanti decenni), la pittoricità materica di Mario Benedetti [Paolo Rovegno: Mario Benedetti calcografo, L’Ex Libris Italiano, XIII, 2, 2007], il lirismo di Enrico Della Torre con le sue poetiche composizioni [Enzo Pellai: I rari ex libris di Enrico Della Torre, L’Ex Libris Italiano, XII, 1, 2006], il gesto informale di Ernesto Saracchi [Mauro Mainardi: Gli ex libris a puntasecca di Ernesto Saracchi, L’Ex Libris Italiano, VIII, 1, 2002], di Nino Baudino, di Lea Gyarmati e soprattutto di Francesco Franco, che all’Albertina di Torino ha dimostrato a tanti allievi “l’importanza del segno” nelle arti visive [Mauro Mainardi: Francesco Franco, grafiche d’arte dedicate ai libri e all’occasione, L’Ex Libris Italiano, XII, 2, 2006]. Pochi comunque rimangono gli ex libris commissionati ad artisti non figurativi, anche se sono ormai passati cento anni dalle prime opere astratte di Kandinsky. Le esperienze astratte hanno visto diversi filoni di sviluppo, toccando l’elemento spirituale, poetico, costruttivista ed altri ancora. Di queste esperienze sono stati protagonisti numerosi artisti italiani, a partire da Alberto Magnelli, e da quelli che facevano capo alla Galleria “Il Milione” di Milano: Lucio Fontana, Atanasio Soldati, Luigi Veronesi, e poi il MAC (Movimento Arte Concreta) che sempre da Milano, nel 1948, riunì, oltre ai già citati Soldati e Veronesi, Gillo Dorfles, Bruno Munari, Gianni Monnet ed altri, proponendosi anche oltre confine con i francesi di Groupe Espace.

È fuor di dubbio che per certi aspetti considerare la differenza tra figurativo e astratto, può portare a considerazioni sterili, tutto è certamente riconducibile ad un unico processo, ma forse la differenza è riscontrabile negli aspetti che appartengono alla lettura dell’immagine. Scomodando ed interpretando Erwin Panofsky [Erwin Panofsky: Studi di Iconologia, Einaudi, Torino, 1975] possiamo cercare nei tre diversi livelli del significato da lui teorizzati. In una produzione diciamo non figurativa, è ipotizzabile, a mio avviso, la scomparsa o perlomeno la minimizzazione del significato secondario, vale a dire quello iconografico, dando più importanza al significato primario e al significato intrinseco (iconologico): la forma pura, la dinamica del segno, l’aggregazione del tratto, la composizione può suggerire sensazioni ed emozioni, chiare quanto la rappresentazione di elementi del reale.

Certamente  trattando di ex libris dobbiamo fare riferimento alle esigenze della committenza. Forse questa è restia ad abbandonare la tradizione, oppure il problema sta nel decidere di staccarsi dai criteri che nella figurazione hanno creato una simbologia ormai acquisita e conosciuta. Indubbiamente il concetto di astrazione rimanda a paure legate al non comprendere, alla difficoltà di lasciarsi andare (cosa che non accade nella musica), al credere che sia troppo facile o semplice dal punto di vista tecnico. L’artista lavora a stretto contatto con il destinatario del foglio, e forse, si crea uno strano fenomeno di forze: è più importante il committente o l’autore dell’opera? Nel caso di alcuni nomi sopraccitati è indubbio che la fama artistica del singolo autore ha dato adito ad una sorta di “carta bianca”, e quindi, il destinatario ha condiviso totalmente le scelte dell’artista, accettando di buon grado le singole sfaccettature interpretative. In altri casi? Personalmente qualche volta ho seguito una via di mezzo, incidendo episodi figurati in una composizione ricca di riferimenti astratti; si veda per esempio l’ex libris sul rapimento di Piccarda Donati (Paradiso III, 106-107), un d’après del disegno acquerellato di Renato Guttuso [Annibale Belli, selezionatore delle 56 opere di “Il Dante di Guttuso”, cinquantasei tavole dantesche disegnate da Renato Guttuso”, Arnoldo Mondadori Editore, 1970]. Troviamo del resto un riscontro dello stesso modo di agire negli ex libris pubblicati di Aldo Galli, Francesco Franco e Calisto Gritti.

Lo scopo di queste considerazioni sull’astrazione negli ex libris era già stato auspicato nello scritto riferito alla produzione di Enrico Della Torre e alla conseguente realizzazione di un ex libris commissionato: “contribuire a consolidare nei collezionisti un gusto che superi i limiti della abituale figurazione oggettiva” [Enzo Pellai: I rari ex libris di Enrico Della Torre, L’Ex Libris Italiano, XII, 1, 2006].

Ora, trovandoci di fronte ad un cambiamento che ha portato l’ex libris più ad una situazione di scambio di piccola grafica che ad un utilizzo prettamente bibliofilo, credo sia possibile una maggiore apertura alla sperimentazione, ovviamente senza negare i valori di un’importante tradizione storica.

Mi viene così da pensare che se Piero Della Francesca avesse avuto solo un po’ più di coraggio, forse l’avventura “astratta” sarebbe iniziata con qualche secolo d’anticipo. Concedetemi questa battuta conclusiva, senza dubbio provocatoria, ma nel mio intento, fatta soprattutto per strappare un sorriso.

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