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Astrazione negli ex libris italiani e… 'concretezza' collezionistica


Si ricorda che – per ciascun numero della rivista “L’ex libris italiano” – Artifex pubblica di solito l’indice, l’editoriale del Presidente, un articolo a scelta tra quelli presenti sulla rivista. Del numero corrente abbiamo pubblicato l’indice. Di seguito trovate l’editoriale del Presidente. Si prega di cliccare il tag AIE per leggere tutti gli articoli che la riguardano.

di Mauro Mainardi

Gli ex libris sono grafiche d’arte e come tali sono creati secondo l’evolversi nel tempo di ogni altra espressione delle arti visive. Anzi in ogni artista possiamo vedere quest’evoluzione (anche in senso astratto) della sua arte d’incidere, come è messo in evidenza nella recensione del volume “Italo Zetti Xilografo”, in sezione rubriche.

Tutti i collezionisti sanno che la maggior parte degli ex libris sono figurativi, come si può rilevare dalla letteratura exlibristica, e, per quanto riguarda questa rivista, dalle immagini pubblicate per illustrare gli articoli, e da quelle della rubrica Donazioni. In questo numero è proposto il tema dell’Astrazione negli ex libris di artisti italiani, dai grandi maestri del passato a quelli del Duemila. Ne parla il socio Giorgio Rovelli che ha le carte per farlo, come pittore non figurativo, e come docente nei pubblici Licei Artistici.

E’ un esempio di quest’arte anche la tessera associativa AIE del 2010, una puntasecca del nostro socio Ernesto Saracchi, di cui si è parlato nel n°1 del 2002, e si parla nella sezione In Primo Piano di questo numero, ove la tessera è pubblicata.

Nel 2000 siamo tutti (o quasi) dell’opinione che gli ex libris sono collezionati come grafiche d’arte dedicate a un tema e personalizzate dalla presenza del nome di un committente.

Più del novanta per cento dei collezionisti (italiani e stranieri) non hanno interessi bibliofili, non applicano ai libri le grafiche d’arte a loro intestate e le utilizzano solo per incrementare, mediante gli scambi, la sezione di grafica d’arte dedicata della loro collezione.

Dalle domande di delucidazione che mi sono arrivate dai soci artisti (soprattutto da quelli che, già affermati nel mondo della grafica libera, si dedicano da poco tempo, e con successo, anche agli ex libris), ho avuto l’impressione che qualcuno (furbetto, mi auguro non commerciante…) ha scelto la strada più efficace per incrementare la propria collezione.

Segnalo solo un esempio (e ne potrei citare altri); un incisore straniero ha scritto ad un buon numero di incisori italiani (non so se abbia scritto anche ad artisti di altre nazioni): “sono l’artista XY, ho partecipato (come lei) al concorso bandito nel 2008 da … a tema ABC; se mi manda il suo ex libris a tema ABC lo utilizzerò per una mostra”. (NB: al concorso di cui trattasi hanno partecipato più di quattrocento incisori! …Ne deriverebbe una ricca incetta di ex libris anche se solo la metà degli interpellati rispondesse positivamente).

Ecco la mia opinione personale manifestata ai soci artisti, soprattutto ai nuovi associati, che ignorano le abitudini dei collezionisti: premesso che ognuno è libero di fare ciò che vuole delle sue grafiche personali (libere o a sé dedicate), nel caso di un ex libris presentato ad un concorso (come quello citato), in cui non è previsto l’obbligo del!a consegna di una tiratura, dovrebbe valere l’uso del!o scambio e non del regalo a perdere a chiunque lo chieda.

La mia definizione di regalo a perdere mi fa ricordare Egisto Bragaglia (uomo di grande generosità con gli amici) che nel uso anagramma ha evidenziato una chiara presa di posizione: “Oggi basta regali”. Il colto studioso e storico di ex libris, che in età lavorativa si è dedicato ad attività commerciali, era solito affermare che gli ex libris o si comprano o si scambiano. Non ha mai contraddetto la mia affermazione che, in fondo, anche lo scambio è una compravendita, …un ritorno all’antico commercio “per scambio merci di pari valore”.

Il regalo è un’altra cosa: un nobile gesto riservato agli amici, in cambio di amicizia.

Chiedo venia per l’introduzione di un tema non usuale nei miei editoriali; l’ho dovuto fare perché questa “concretezza” individuale collezionistica si sta espandendo sotto varie forme. Mi auguro che l’averne parlato non sia per qualcuno uno stimolo (come spesso accade) per fare la stessa cosa… e sarebbe una cosa veramente non bella.

Per concludere, faccio mia l’esortazione finale di alcune parabole evangeliche:

“Qui habet aures audiendi, audiat” (Chi ha orecchi per intendere, intenda).

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