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Impressioni dalla 8a Triennale di Chamalières


di Remo Giatti

Dal 9 ottobre al 27 novembre 2010, Chamalières (Francia) si trova al centro dell’attualità culturale. Qui converge la quintessenza della creazione mondiale legata all’incisione contemporanea e si rende omaggio a grandi nomi della storia dell’arte.

8a Triennale di Chamalières - la copertina del catalogo

8a Triennale di Chamalières - la copertina del catalogo

Secondo quanto affermato nell’editoriale del catalogo da Louis Giscard d’Estaing (Sindaco) e da Agnès Tournaire-Francannet (Assessore e presidente Amac), l’incisione di piccolo formato trova una nuova legittimazione nel panorama artistico, poiché la fruizione è più intima rispetto ai grandi formati, maggiormente destinati ai palazzi e alle istituzioni museali e quindi il piccolo formato è più godibile da un maggior numero di persone e – aggiungiamo noi – permette un collezionismo familiare di grande contenuto a basso impatto economico.

Del resto, come non ricordare che alla base della stampa esistevano proprio questi presupposti: dell’ampia circolazione e della capillarità dell’informazione. Altri tempi, è vero, ma il concetto 500 anni dopo è ancora valido, ne siamo convinti e queste considerazioni riempiono di gioia e fanno sperare in una nuova e costante attenzione rivolta a questo settore  – almeno in Italia – trascurato dalle istituzioni. È un aspetto dell’arte contemporanea che invece dovrebbe essere incentivato, motivato e sostenuto, per continuare a far vivere queste tecniche che tanto hanno dato alla Storia dell’Arte mondiale.

Questa mostra Triennale di Chamalières, esemplare da tutti i punti di vista, presenta 523 artisti (con 4 opere esposte) di 86 paesi; dopo gli artisti francesi (150) il gruppo più numeroso è quello italiano con 27 artisti, elencati nella tabella più sotto, con i rispettivi selezionanti. Sono inoltre collegate 55 esposizioni in 24 città del comprensorio. La mostra e il catalogo dedicano 51 approfondimenti a mostre omaggio, libri d’arte, atelier, associazioni, gruppi, artisti vari, eccetera. Ne potrò citare soltanto alcuni rimandando approfondimenti alla visita del sito:   www.mondialestampe.com o al catalogo (vero e proprio strumento di lavoro scientifico per chi vuole essere aggiornato).

Dalla Calcografia Nazionale di Madrid provengono le acquetinte di Goya – capolavori assoluti poco più grandi di una cartolina – esposte in omaggio adun autore che continua ad essere sempre modernissimo e attuale. Ritraendo i grandi di Spagna si burla della loro eleganza pretenziosa, fissando con occhio impietoso le vanità di un’umanità dove regnano la bruttezza, la cupidigia e la vanità. Nessuno prima di lui aveva osato tanto, fatta eccezione per Caravaggio con la sua pittura “estrema” dedicata alla realtà più brutale, vista con anticonformismo e antiaccademismo.

Goya, nell’incisione, predilige le acquetinte, che permettono di ombreggiare chiaroscuri rappresentando anche visioni fantastiche o situazioni beffarde in riferimento alle follie dell’umanità e della guerra, testimoniando malvagità e sconvolgenti vicende del suo tempo, ”che spesso vogliono essere un’accusa contro la stoltezza e contro la crudeltà umana e l’oppressione” che lo stesso maestro aveva sperimentato in Spagna (cfr. E. Gombrich).

Gli omaggi proseguono con le acqueforti provenienti dalle Collezioni della Mediateca di Metz, del “cervello nero” (cfr. M. Yourcenar)  Piranesi, il grande maestro incisore-architetto veneto, nato a Mojano di Mestre, presso Venezia, e l’8 novembre 1720 battezzato nella Chiesa di San Moisè, nel sestiere veneziano di San Marco. Nel 1740 è a Roma, al seguito dell’ambasciatore veneziano Francesco Venier e successivamente incide illustrando opere di architettura, prospettive e vedute con interesse topografico. Dopo un breve ritorno a Venezia, dal 1745 al 1747 lavora al primo stato delle “invenzioni capricciose di Carceri”, che saranno poi terminate nel 1761 a Roma, realizzate con una severa accuratezza scientifica rappresentando invenzioni di spazi sotterranei e ambienti tanto inesistenti quanto emozionanti ed esemplari, con l’esaltazione dei neri e dei contrasti di chiaroscuro, moltiplicando gli elementi architettonici in un’atmosfera a volte terrificante e vertiginosa. L’incisore Piranesi non si è mai occupato di pittura e di fatto è figura tra le più singolari del XVIII° secolo con il merito di avere elevato l’arte incisoria a pari dignità della pittura e della scultura. La sua opera ha ispirato la letteratura di Hugo e Gaultier, nonché autori come Manara e Peeters, oltre a innumerevoli artisti contemporanei.

Da sinistra a destra: Remo Giatti, Jean-François Chassaing, Keita Kalona

Da sinistra a destra: Remo Giatti, Jean-François Chassaing, Keita Kalona

La Collezione Moreh espone selezionatissime opere grafiche scelte di autori come Wünderlich, Frielaender, Chagall, Goya, Matta, Anderle e altri.

È da sottolineare l’omaggio agli artisti André Masson e Leonor Fini (molti non sanno che Leonor ha avuto madre italiana e da ragazza ha vissuto a Trieste. La sua prima mostra risale al 1932 a Milano, in seguito collaborerà con Moravia e Visconti); la mostra in omaggio al critico Zoran Krzisnik fondatore nel 1955 della famosa Biennale di Lubiana, con allestimento di opere di Bernik, Ciuha, Jemec, e altri; all’artista serbo Bogdan Krsic, al tailandese Yukantapornpong (già vincitore della 7° edizione), ai notevoli artisti Hiratsuka (Giappone), Kalynovych (Ucraina), Souto (Usa), Parrein (Francia), e tanti altri.

L’AFCL ha allestito un’interessante stand didattico con ex libris di varie nazionalità e il prof. Chassaing ci ricorda che, dal primo ex libris della storia appartenuto al re Amenofi III° (1.400 anni addietro) molti importantissimi artisti quali Alberto Giacometti, Braque, Picasso, Matisse, Ernst, Dufy e tanti altri nel mondo si sono occupati di ex libris e ancora oggi il pianeta exlibristico  è ancora molto, molto vivo.

Il vero deus-ex-machina della Triennale è Slobo, vero e proprio signore della manifestazione. Lo vediamo fondatore e organizzatore, ma anche redattore del catalogo, allestitore e molto altro, con discrezione e competenza, mai invadente, mai preponderante o opportunista.  In catalogo non appaiono sue opere o suoi testi scientifici. Avrebbe potuto farlo, con la sua esperienza di 25 anni di attività ininterrotta e disinteressata al servizio dell’organizzazione (tra l’altro, paradossalmente  non si occupa professionalmente di grafica, ma a quanto pare solo di pittura). Chi lo conosce lo descrive come persona altruista, generosa senza limiti e di grande intensità. Non posso che essere d’accordo; l’ho visto commuoversi all’inaugurazione, emozionato, preoccupato per la riuscita culturale dell’evento e desolato per la scomparsa degli amici collaboratori, che ha salutato e ringraziato, con grande umanità.

La sezione espositiva che ha voluto allestire avrebbe potuto chiamarla: “così parlò Slobo”, una selezione particolarmente attraente con una scelta delle eccellenze in questo campo, secondo ovviamente una propria visione, una scelta che vola alto con presenze di grande innovazione e sapienza tecnico-culturale: Buffet, Brunovsky, Stoilov e altri.

Da segnalare anche l’importante parentesi storica sulla preistoria delle incisioni su rocce, evocazioni magico-religiose, animiste nel cuore delle montagne dell’Auvergne.

Tra le numerose mostre omaggio colpiscono i linoleum di Marc Brunier-Mestas, un artista proiettato sull’oggi, un dito nell’occhio sulla quotidianità, letta e filtrata attraverso l’ineguagliabile Baudelaire dei poeti (e no) bohémiens…“Mes bras sont rompus pour avoir étreint des nuées/Ho le braccia a pezzi a forza di abbracciare le nuvole”…

I vincitori dell’ 8° Triennale Chamalières:

– Grand Prix de la Triennale : Sylvia Bataille (Francia)

– Prix de la Ville de Chamalières : Biljana Vukovic (Serbia)

– Prix Claude Wolff : Eddy Debuf (Belgio)

– 3 Menzioni speciali della giuria:
– Luvier Casali (Paraguay)
– Christopher Roantree (Inghilterra)
– Smiljanic Zarko (Serbia)

– PRIX AFCEL : Isabel Mouttet (Francia)

– PRIX DU GEANT DES BEAUX ARTS : Nadejda Menier (Francia)

Rappresentante in GIURIA, per l’Italia, Monsieur Otello Gnaccarini (in qualità di Direttore della Galleria Gnaccarini di Bologna)

I 27 Artisti italiani presenti sono: Invitato da:
Arrighi Marcella Nike Amac
Aullmann Eva J.F. Chassaing
Baracco Emilio ADAFA – Cremona
Bazquez Manuel M. Otello Gnaccarini – Bologna
Bufalini Stefano Anna Romanello – Roma
Ciampini Paolo Vlado Goreski – Macedonia
Del Pizzol Simone ADAFA – Cremona
Donati Franco Amac
Elvieri Vladimiro Amac
Gerenazzo Francesco M. Otello Gnaccarini – Bologna
Giatti Remo Amac
Giusy Ballarino M. Otello Gnaccarini – Bologna
Marchini Vera Amac
Matteo Gabriele Anna Romanello – Roma
Miracola Giacomo Amac
Modolo Bonizza M. Otello Gnaccarini – Bologna
Molena Elena ADAFA – Cremona
Nunzia Basile Anna Romanello – Roma
Pancera Roberta Amac
Pecorella Patrizia Anna Romanello – Roma
Rosi Daniela Amac
Sirignano Gabriella Amac
Stefano Luciano ADAFA – Cremona
Tomasi Fulvio Amac
Toni Maria Chiara Amac
Vigolo Giuseppe ADAFA – Cremona
Zamboni Roberta M. Otello Gnaccarini – Bologna

Alcune considerazioni personali: dopo quasi 40 anni di attività ho potuto partecipare alla mostra ammesso direttamente dall’Amac; avevo chiesto informazioni per il regolamento e mi sono trovato inserito. A quanto pare nei 25 anni di esistenza delle Triennali, si sono avvicendati commissari e selettori che hanno – con le loro scelte – determinato le partecipazioni ad invito.

Da sinistra a destra: Remo Giatti, Slobo, Louis Giscard d'Estaing

Da sinistra a destra: Remo Giatti, Slobo, Louis Giscard d'Estaing

Fin qui mi pare che non ci si debba meravigliare perchè le cose funzionano in questo modo un po’ in tutti i campi: appalti, concorsi, incarichi, ecc. A incuriosire osservando quello che succede all’interno di queste manifestazioni artistiche all’estero è a volte la ridotta partecipazione degli artisti italiani, spesso sempre gli stessi e spesso  in coppia o a gruppi. Manca forse l’informazione? Non se ne trovano altri?

Quello che ha stupito (e meravigliato) è, per esempio, recentemente, la ridotta partecipazione a soli 5 italiani alla Triennale di Cracovia. Una scelta molto drastica. Solo grandi nomi? Assolutamente. Ma perché così pochi? Questi “esperti” selezionatori avranno sicuramente dei curricula esemplari, titoli ed esperienze specifiche, ma forse non hanno abbastanza informazioni su chi opera in Italia. Ora, però, anche associazioni provinciali si pongono in qualità di selezionatori: chissà quali esperti al loro interno. Consultando gli annali di Bagnacavallo disponibili nelle biblioteche, gli artisti censiti in Italia sono invece numerosissimi. Ma chi si assume la responsabilità di scelte così penalizzanti deve avere un gran coraggio. Sì, perché con questi metodi discutibili è lampante che queste scelte, mai motivate, nascondono in realtà ambiguità, fenomeni di “regionalismo“ e anche penosi casi di “scambismo” – artistico si intende!

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