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Il vino inciso. La vite, l'uva, il vino – Terza raccolta 2010


Dal comunicato stampa

Volta Mantovana (MN) Palazzo Gonzaga – Casa del giardiniere e limonaia

30 Aprile, 1, 2, 3 Maggio 2010 in occasione della Mostra Nazionale Vini Passiti e da Meditazione e Sabato 8, Domenica 9 Maggio 2010

Mostra realizzata dal Comune di Volta Mantovana in collaborazione con il Centro Studi Sartori per la Grafica di Mantova

Progetto e Coordinamento

Adalberto Sartori

Catalogo a cura di

Arianna Sartori

Presentazione di

Maria Gabriella Savoia

Notizie biografiche a cura di

Maria Gabriella Savoia

Catalogo

Centro Studi Sartori per la Grafica

Ringraziamenti

Giuseppe Adami, Sindaco del Comune di Volta Mantovana

Giuseppe Basso, Assessore alla Cultura del Comune di Volta Mantovana

Adalberto Sartori, Raccolta delle Stampe Sartori di Mantova

Copertina 'Il vino inciso'

Copertina 'Il vino inciso'

Opere di:
Ernesto Achilli, Maurizio Boiani, Emilia Bonfanti, Lucia Caprioglio, Luciana Caravella, Tina Ciravegna Giacone, Maria Corte, Gino Costantino, Manola De Gobbi, Gianni Favaro, Gian Carlo Ferraris, Mario Gambedotti, Anna Guasco, Achille Guzzardella, Lia Laterza, Giuseppina Lesa, Luigi Marcon, Raffaello Margheri, Mauro Maulini, Antonio Mele, Raffaele Minotto, Elena Monaco, Roberta Musi, Paola Nasso, Anna Ottani, Maristella Pau, Mariella Pelissero, Nella Piantà, Dunio Piccolin, Vincenza Poneti, Danilo Rovai, Gabriella Santarelli, Placido Scandurra, Luciano Schiavo, Maurizio Sicchiero, Salvatore Simone, Marisa Simoni, Piero Tacconi, Luisa Tinazzi, Girolamo Battista Tregambe, Michele Volpe.

“Il vino nelle incisioni”

Nel mondo greco il vino era ritenuto un dono degli dei e tutta la mitologia è concorde nell’attribuire a Dioniso, il più giovane figlio immortale di Zeus, l’introduzione della coltura della vite tra gli uomini, tanto che Dioniso, il dio del vino, fu oggetto di culto non solo presso i Greci, ma anche in Etruria, dove era identificato con la divinità agreste Fufluns, e quindi nel mondo romano, dove era conosciuto come Bacco e ricollegato a Liber, antica divinità latina della fertilità.
Secondo la versione più conosciuta del mito, Dioniso era nato dall’unione di Zeus con Semele, figlia di Cadmo, re di Tebe. Zeus per avvicinare la donna, che era mortale, le aveva nascosto il suo vero aspetto, ma Semele, istigata dalla gelosa Era, gli chiese di poterlo ammirare nella sua forma di dio del cielo, ed essendogli Zeus comparso con la folgore, restò incenerita. Zeus allora salvò dal suo corpo il piccolo Dioniso e lo cucì nella propria coscia per portarne a compimento la gestazione; quando il bimbo nacque, lo affidò alle ninfe del monte Nisa affinché lo allevassero. Cresciuto nella solitudine dei boschi, educato da Sileno, Dioniso piantò la vite, inebriandosi dell’ “umòr che da essa cola” e il suo destino fu di peregrinare di luogo in luogo accompagnato da animali feroci, pantere o tigri, e seguito da un numeroso corteggìo di menadi, satiri e sileni.

In Etruria, dove la coltura della vite aveva fatto la sua apparizione nella prima metà del VII sec. a.C., già nel corso del VI la distribuzione di anfore vinarie nel Lazio, in Campania e nella Sicilia orientale, in Sardegna e in Corsica e, a nord, sulle coste meridionali della Francia e della Spagna, è indice non solo della quantità dei traffici intrapresi, ma anche dell’intensità di una produzione ormai ben avviata. L’Etruria, evidentemente, è stata capace di organizzarsi in breve tempo sul piano commerciale per smerciare al meglio il prodotto vinicolo in eccedenza. Almeno nella fase iniziale, il fondamento di questo commercio sembra sia stato sostanzialmente lo scambio di generi di necessità e/o di prestigio, come il vino, contro metallo o prodotti semilavorati. Le anfore, recipienti solidi o affusolati, idonei ad essere accatastati razionalmente sulle navi, sono sempre state considerati i contenitori da trasporto per eccellenza.

Sembra pressoché certo che la tendenza di incidere il metallo con acidi sia stata introdotta dagli armaioli con il preciso scopo di decorare armi ed armature, ed il primo che utilizzò questo metodo per ottenere una stampa fu Daniel Hopfer, in attività nei primi decenni del Cinquecento e la prima acquaforte datata è stata realizzata dall’orafo svizzero Urs Graf nel 1513. In Italia, gli allievi del Parmigianino seguirono le indicazioni del maestro e raggiunsero una maturità artistica e tecnica come nel caso dell’Annunciazione di Federico Barocci e nel giro di pochi decenni artisti come il Guercino si misero in evidenza.

In Italia, nel XVIII secolo, soprattutto a Venezia sorse una ottima produzione di stampe, basti ricordare la serie dei Capricci del Tiepolo, delle Vedute del Canaletto, nei quali all’abilità tecnica si associò una grande inventiva. Agli inizi dell’Ottocento, l’opera di Bartolomeo Pinelli chiuse un’epoca, quella dello specialismo, visto che in seguito l’acquaforte passerà nelle mani di artisti che si cimenteranno in modo saltuario.

Alla bevanda “di-vina” per eccellenza è dedicata questa raccolta di stampe eseguite dai migliori incisori nazionali. Più di quaranta sono gli artisti che hanno aderito all’iniziativa del Centro della Grafica Sartori giunta, quest’anno alla sua terza raccolta, ed hanno realizzato una matrice utilizzando una delle numerose tecniche incisorie. Il risultato è tutto da vedere.

Non solo il vino, ma i vigneti, le diverse fasi di lavorazione del vino, le cantine dove le bottiglie vengono mese per invecchiare, e i diversi momenti conviviali della mescita e del consumo: ogni artista ha a suo modo interpretato l’aspetto più congegnale alla propria espressione artistica.

Maria Gabriella Savoia

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