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Il profilo storico: Adolfo Hohenstein


di Luca Ceccarelli

Pietroburgo, Vienna, Milano: in questo itinerario europeo in tre tappe da Oriente a Occidente si compendiano i primi anni della vita di Adolfo Hohenstein, che nella capitale dell’Impero degli Zar nacque nel 1854 da genitori tedeschi (il padre Julius era un ingegnere forestale, ed era stato chiamato in Russia per lavoro). Vienna come città dell’infanzia e dell’adolescenza: trasferitosi lì con i genitori, il giovanissimo Adolfo trascorse la fanciullezza in collegio e ricevette la sua formazione artistica presso l’Accademia di Belle Arti di Vienna[1]. Milano come luogo degli esordi di Hohenstein come illustratore: giuntovi nel 1879, divenne disegnatore di costumi teatrali per il Teatro alla Scala. Di questi anni è un manifesto sulla Famiglia Artistica Milanese, e un altro sull’Indisposizione di Belle Arti, una mostra che si contrapponeva in tono scherzoso all’Esposizione di Belle Arti di Milano. Ma l’itinerario di vita del giovane Adolfo subirà una nuova diversione verso l’Oriente più lontano: di lì a poco l’artista parte da Milano per andare a lavorare in Siam (a quell’epoca l’unico stato indipendente del Sud Est asiatico) e qui, stando a testimonianze indirette, avrebbe dipinto palazzi della nobiltà locale e disegnato le relative architetture interne. Secondo la testimonianza di una rivista d’epoca, Hohenstein avrebbe eseguito laggiù diversi ritratti, tra cui quello dello stesso Re del Siam.

Manifesto di Adolfo Hohenstein per Birra Italia

Manifesto di Adolfo Hohenstein per Birra Italia

Manifesto di Adolfo Hohenstein per 'Il Resto del Carlino'

Manifesto di Adolfo Hohenstein per 'Il Resto del Carlino'

Manifesto di Adolfo Hohenstein per 'Il Corriere della Sera'

Manifesto di Adolfo Hohenstein per il 'Corriere della Sera'

All’inizio degli anni Ottanta dell’Ottocento l’artista tornò a Milano, dove andò a lavorare per la casa editrice Ricordi. A quel tempo Giulio Ricordi era una figura di mecenate tutta particolare: con lui la casa editrice non si limita a produrre locandine e manifesti per conto delle direzioni dei teatri che commissionavano agli artisti le opere da comporre, ma si fa a sua volta impresario e commissiona in prima persona ai compositori delle opere da comporre. Non minore importanza assume tuttavia la promozione delle opere, e per questo motivo Ricordi tiene ad avere con sé dei giovani talenti, assumendo l’ancora giovane Hohenstein e affidandogli, a partire dal 1889, il ruolo di un moderno art director.  La promozione pubblicitaria deve essere estremamente curata.

La pubblicità a quel tempo è soprattutto cartacea, e comprende diverse formule: il manifesto che si affigge in strada, la locandina da interni, la cartolina pubblicitaria, e anche le copertine per gli spartiti e per i libretti. Di questo periodo è la più copiosa produzione hohensteiniana di locandine per melodrammi e manifesti, ma anche per cartoline pubblicitarie e copertine di spartiti e libretti d’opera.  Grazie al suo talento e al grande impegno profuso in questi anni per la Ricordi, egli diverrà un maestro per i giovani illustratori che approdavano in questi anni alla casa editrice, tra cui sono da segnalarsi almeno Leopoldo Metlicovitz e Marcello Dudovich, che saranno a loro volta illustratori di grande successo e di grande talento. Ma il contratto con Giulio Ricordi, di cui non conosciamo i dettagli, non vincola l’artista, che viene lasciato libero di produrre occasionalmente anche per altre case editrici: Doyen di Torino, Simondetti di Genova, Chappuis di Bologna.

Manifesto di Adolfo Hohenstein per la Germania

Manifesto di Adolfo Hohenstein per la Germania

Manifesto di Adolfo Hohenstein per l'Esposizione sull'igiene

Manifesto di Adolfo Hohenstein per l'Esposizione sull'igiene - Napoli, 1900

Manifesto di Adolfo Hohenstein per 'Iris' di Pietro Mascagni

Manifesto di Adolfo Hohenstein per 'Iris' di Pietro Mascagni

La produzione grafica di Hohenstein è comunque da circoscrivere nell’ambito di poco più di un ventennio, dal primo arrivo a Milano nel 1879 fino a quando lasciò definitivamente l’Italia, assurto a un prestigio di artista “laureato”. Tuttavia restò sempre molto legato affettivamente all’Italia, e in particolare alla casa editrice Ricordi e al suo proprietario e fondatore, come attestato da lettere e biglietti di epoca molto successiva.

Tra la vasta produzione di Hohenstein si annovera anche una produzione come illustratore di giornali musicali. Nel 1893, in occasione della messa in scena del Falstaff, l’ultima opera lirica prodotta da Giuseppe Verdi, l’artista ebbe l’incarico di curare per la Gazzetta Musicale di Milano, edita dallo stesso editore Ricordi, le illustrazioni di un articolo che raccontava le prove: tredici acquerelli che ritraggono il compositore, gli artisti, le scene e i costumi [2].

Gran parte della produzione grafica di Hohenstein in questo ventennio è strettamente legata alla produzione melodrammatica. Particolarmente importante risulta a tale riguardo il sodalizio stabilito da Hohenstein con Giacomo Puccini, iniziato nel 1884 lavorando come scenografo per Le Villi e proseguito per un ventennio fino alla Madame Butterfly del 1904, con scenografie, costumi, libretti, manifesti e locandine. Di questo periodo sono anche numerose illustrazioni per medaglie, che sono però andate quasi tutte perdute.

Con l’inizio del nuovo secolo l’artista, che ha ormai acquisito una certa popolarità, partecipa sempre più spesso a concorsi a premio per manifesti pubblicitari dedicati a varie commemorazioni ed eventi promozionali, e ne vince un buon numero. Nel 1900 ottiene il primo premio il suo manifesto per l’Esposizione d’Igiene a Napoli e quello per il Centenario della pila di Volta, nel 1901 si aggiudica il primo premio per la serie di cartoline dedicate all’Esposizione Internazionale di Milano, nel 1903 la rivista «Emporium» pubblica il manifesto che Hohenstein ha realizzato per l’Esposizione del Sempione.

Nel novembre del 1903 Hohenstein sposa Katharina Plaskuda, una vedova tedesca madre di tre figli, e le sue apparizioni in Italia si fanno sempre più sporadiche. Gli ultimi successi artistici italiani di Hohenstein come cartellonista sono la vittoria al concorso per il manifesto sul traforo del Sempione nel 1906 e, nello stesso anno, il cartellone dedicato alla Birra Italia, «quasi un gemellaggio fra un prodotto tedesco per antonomasia e la sua patria adottiva»[3]. Nel frattempo l’artista ha già lasciato definitivamente l’Italia per andare a vivere con la moglie prima a Bonn, poi a Düsseldorf e poi nuovamente a Bonn. In questi anni le illustrazioni per i manifesti si fanno sempre più rare, surclassate dall’attività di pittore e dal lavoro, già praticato agli esordi della carriera, di decoratore di edifici. Hohenstein morirà a Bonn nel 1928.

Manifesto di Adolfo Hohenstein per la 'Madama Butterfly' di Giacomo Puccini

Manifesto di Adolfo Hohenstein per la 'Madama Butterfly' di Giacomo Puccini

Manifesto di Adolfo Hohenstein per il Salone Nautico di Monaco

Manifesto di Adolfo Hohenstein per il Salone Nautico di Monaco

Manifesto di Adolfo Hohenstein per il Concorso Internazionale di Tiro al Piccione di Monte Carlo

Manifesto di Adolfo Hohenstein per il Concorso Internazionale di Tiro al Piccione di Monte Carlo

Interessante, e indubbiamente paradossale, è che proprio la produzione artistica di Hohenstein che si pensava destinata a durare nel tempo, come i quadri e le decorazioni di interni, è ormai da lungo tempo persa o irrintracciabile (gli edifici da lui decorati sono andati distrutti, non di rado colpiti dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale), mentre le illustrazioni per i manifesti e le locandine, che avevano uno scopo pubblicitario, sono ancora ampiamente conservati.

«Il nome può dire poco ma il suo biglietto da visita apre la memoria anche dei più giovani: i due uomini seduti al tavolino mentre devono il Bitter Campari o il frate con il cane San Bernardo del Cordial o la splendida Tosca sono negli occhi di tutti», osserva Maria Pia Ferraris Castelli, anche se la fama di Hohenstein è oggi oscurata da quella di altri artisti che pure gli furono allievi. «I quadri sono andati perduti o se ne è persa la traccia, i manifesti nati per un’apparizione fugace sono giunti sino a noi a testimoniare un’epoca, un gusto, un’inventiva, la creatività di un artista che ha fatto la storia del cartellone in Italia, anche se, come spesso accade ai maestri, per il vasto pubblico è stato forse superato in fama dagli allievi ora a lui più noti quali Dudovich e Metlicovitz, restando una celebrità solo per gli intenditori del settore.»[4]

Nando Salce, collezionista di manifesti dell’epoca, raccolse appassionatamente i prodotti di Hohenstein, buona parte dei quali sono conservati nell’Archivio Salce di Treviso, cosicché oggi di Hohenstein ci restano, paradossalmente, produzioni non certo pensate per essere immortali. Un censimento completo della sua produzione è peraltro complicato dal fatto che in molti casi la sua firma si limita alla sigla AH, e in altri casi non firmava affatto, come nel caso dei figurini teatrali [5].

Manifesto di Adolfo Hohenstein per la prima esposizione di arte italo-bizantina, Roma, 1905

Manifesto di Adolfo Hohenstein per la prima esposizione di arte italo-bizantina, Roma, 1905

Manifestazione di Adolfo Hohenstein per le 'Onoranze a Volta nel centenario della pila' - Como, 1899

Manifestazione di Adolfo Hohenstein per le 'Onoranze a Volta nel centenario della pila' - Como, 1899

Le prime produzioni grafiche, pur essendo già notevoli, sono ancora improntate al realismo, nel tratto, nei colori vivaci e negli effetti di luci e ombre. Via via che si susseguono i manifesti e le locandine daranno luogo a una grafica più raffinata, che assorbe in profondità le linee e l’immaginario dell’Art Nouveau allora in voga, con un’evidente affinità con l’opera di Alfons Mucha, pittore moravo contemporaneo di Hohenstein, e autore anche lui di numerosi cartelloni pubblicitari. Questa progressiva evoluzione si evince dal confronto tra il manifesto pubblicitario per il Corriere della Sera del 1898 e quello del 1914 per il Resto del Carlino.

Nel complesso le cartoline illustrate di Hohenstein, che sono in generale di soggetto operistico (vale la pena segnalare la serie di dodici cartoline postali realizzate per metà da Hohenstein e per metà da Mataloni a illustrare le scene salienti della Iris di Pietro Mascagni) vengono vendute a prezzi abbastanza abbordabili: dai 10 ai 20 euro, come possiamo vedere da recenti aste su E-Bay, e solo in rari casi a prezzi più alti.

Per quanto riguarda i manifesti, occorre tenere presente la differenza che passa tra gli originali e le riproduzioni da originale che sono state effettuate in epoca successiva. Come può essere rilevato dal sito www.allposters.it, un sito italiano di commercio on line di poster, il poster-locandina sull’esposizione di Monaco viene venduto a 14,90 euro, il poster-locandina in francese sulla Bohème di Giacomo Puccini è venduto a 103,90 euro.  Quello in italiano, in stampa artistica è venduto a 27,50 euro.

La Bolaffi, rinomata casa torinese di filatelia e numismatica che da qualche anno a questa parte ha aperto anche ai poster, ci ha comunicato alcuni realizzi dei poster di Hohenstein in aste che si sono tenute negli ultimi due anni (in questo caso parliamo di originali). Nel maggio 2008 un poster sulla Bohème di Giacomo Puccini è stato assegnato a 8.500 euro; nel dicembre dello stesso anno un poster pubblicitario sui Fiammiferi senza fosforo del Dottor Crateri è stato assegnato a 3.000 euro. Diversi realizzi sono stati conseguiti su Hohnestein nell’asta del dicembre 2009: 900 euro per il manifesto sulla Germania; 1500 euro per il Vino Vermouth Cinzano; 1800 euro per la Cassa Nazionale Mutua Cooperativa per le pensioni e altrettanto per le Forniture elettriche Cesare Urtis; 2200 euro per il manifesto su Montecarlo. Tiro al piccione; 2400 euro per il Cordial Campari; 2900 euro per la IV Esposizione Triennale di Belle Arti di Milano. Non si tratta certo di cifre disprezzabili, specialmente tenendo conto dell’incidenza piuttosto rilevante della crisi economica sulle aste.

Cenni bibliografici

La bibliografia su Hohenstein non è molto ricca. Molto più smilza, comunque, di quelle riservate ad altri cartellonisti a lui contemporanei o di poco successivi. Segnaleremo comunque, rispettando il più possibile l’ordine cronologico, i testi che possono essere di qualche interesse al riguardo, anche per via indiretta.

Testimonianze storiche di un certo interesse, anche se ormai un po’ invecchiate, su Adolfo Hohenstein sono gli interventi di Vittorio Pica:

  • Attraverso gli albi e le cartelle. VI, I cartelloni illustrati in Scandinavia, Russia, Germania, Austria-Ungheria, Spagna ed Italia in «Emporium», V, 27, marzo 1897, pp. 208-232.
  • Taccuino dell’amatore di stampe in «Emporium», XV, 61, gennaio 1900.

Di qualche interesse, anche se non specificamente dedicata a Hohenstein, può essere la retrospettiva di Felice Cunsolo La pubblicità italiana, Milano, Gorlich, 1955.

Per un approfondimento sui rapporti tra Hohenstein e la casa editrice Ricordi si può consultare il volume di Claudio Sartori 1808-1958: Casa Ricordi, itinerario grafico-editoriale, Milano, Ricordi, 1958.

Per una trattazione di carattere storico sui manifesti pubblicitari si veda Dino Villani, Storia del manifesto pubblicitario, Milano, Omnia, 1964.

In particolare sui manifesti della Collezione Salce si veda Luigi Menegazzi, Manifesti Salce (1882-1925), Milano, Electa, 1974.

Sulla produzione artistica Liberty, sempre preziosa la monografia (già altre volte da noi citata) di Rossana Bossaglia Il Liberty in Italia, uscita per la prima volta nel 1968 per i tipi de Il Saggiatore e più volte ristampata fino alla più recente edizione del 1997 pubblicata da Charta, Milano.

Ancora sul liberty ricordiamo il testo di Eleonora Bairati e Daniele Riva, Il Liberty in Italia, Roma-Bari, Laterza, 1985.

Sul Liberty in rapporto alla produzione di Hohenstein si veda Vanja Strukelj, I tempi del Liberty ed il realismo di Adolfo Hohenstein, in Aa. Vv., Atti del Convegno tenuto a Gorizia dal 27 al 30 settembre 1975 su La pittura nella Mitteleuropa, Gorizia 1980, pp. 127-136.

Per un approfondimento sulla cartolina Art Nouveau si rimanda al testo di Giovanni Fanelli ed Ezio Godoli La cartolina Art Nouveau, Firenze, Giunti 1985.

Gli stessi Fanelli e Godoli hanno pubblicato nel 1990, per le edizioni Cantini, Firenze, un Dizionario degli illustratori simbolisti e Art Nouveau, comprendente anche una voce dedicata a Hohenstein.

Negli anni Novanta sono apparse altre due opere degne di menzione.

Una è la raccolta degli scritti di Vittorio Pica con il titolo Il Manifesto. Arte e comunicazione nelle origini della pubblicità, a cura di Mariantonietta Picone Petrusa, con postfazione di Alberto Abruzzese, Napoli, Liguori, 1994.

La seconda è la monografia dedicata alla figura di Nando Salce di T. Basso e A. Cason, Signor Salce. Un collezionista di manifesti, la sua città, la sua raccolta, Treviso, Celio Libri, 1997.

Per una trattazione panoramica ma almeno di primo acchito  esauriente sulla figura di Hohenstein e un repertorio di illustrazioni della sua produzione segnaliamo il sito:  http://max46ma.altervista.org/manifesti.html, alla voce dedicata a Hohenstein.

Diverse sono state nel corso del Secondo Novecento le mostre dedicate in Italia al Liberty e all’Art Nouveau, in cui ha trovato spazio anche Hohenstein. Ci limitiamo a citare qui i cataloghi delle più recenti:

Momenti del Liberty in Italia, catalogo della mostra a Correggio, 1986-1987 a cura di Franco Solmi, Casalecchio sul Reno (Bologna), Grafis, 1986.

Italia che cambia attraverso i manifesti della raccolta Salce, catalogo della mostra di Milano del 1989 a cura di Pepa Sparti, Firenze, Artifizio, 1989.

Lumi di progresso. Comunicazione e persuasione alle origini della cartellonistica italiana, catalogo della mostra tenuta presso il Museo Civico di Treviso «L. Bailo», a cura di Alberto Abruzzese e Simona De Iulio, Treviso, Canova, 1996.

Un anno di pubblicità. Calendari, catalogo della mostra tenuta a Treviso a Palazzo Scotti dal 5 ottobre al 1 dicembre 1996, a cura di Lucio Scardino ed Eugenio Manzato, Treviso, Treviso, Canova, 1996.

Il Liberty in Italia, catalogo della mostra di Roma del 2001 a cura di Fabio Benzi,  Milano, Motta, 2001.

Marcello Dudovich. Oltre il manifesto, catalogo della mostra tenuta a Trieste al Museo Rivoltella dal 19 dicembre 2002 al 30 aprile 2003 a cura di Roberto Curci, con presentazione di Decio Gioseffi e una nota aggiuntiva di Vanja Strukelj, Milano, Charta, 2002.

Un pioniere del manifesto. Adolfo Hohenstein, 1854-1928, catalogo della mostra tenuta a Palazzo Giacomelli a Treviso dal 25 gennaio al 25 aprile 2003, a cura di Eugenio Manzato, Edizioni Iniziative Un industria, Treviso, 2003. Quest’ultima è la prima mostra dedicata in modo specifico e completo a Hohenstein.

[1] Le notizie principali sulla sua primissima attività artistica le ricaviamo da articoli di giornale che apparvero in occasione della sua morte, che ci attestano che «Vienna e i suoi dintorni diventano a poco a poco i soggetti preferiti con cui esercitarsi e fare propri gli insegnamenti di “un ben noto maestro”, rimasto a noi sconosciuto, arricchendoli con una preparazione personale e autonoma. I giornali, che alla sua morte ne cureranno il profilo biografico e artistico, sottolineeranno che “iimpresse il proprio gusto artistico in numerose belle raccolte di Vienna e della Bassa Austria» (M. P. Ferraris Castelli, A. Hohenstein. Una vita svelata, in Aa. Vv., Un pioniere del manifesto. Adolf Hohenstein 1854-1928, Treviso, 2003  p. 15.)

[2] Sul lavoro di Adolfo Hohenstein come illustratore per il melodramma si veda Vanja Strukelj, Adolfo Hohenstein. Fonti e modelli del cartellonismo italiano in Un pioniere del manifesto: Adolfo Hohenstein, cit., pp. 25-27.

[3] Un pioniere del manifesto. Adolfo Hohenstein, cit., p. 14.

[4] Ibid., p. 14.

[5] Sui rapporti tra Hohenstein e Salce si veda tra gli altri Eugenio Manzato, Hohenstein e Salce, in Un pioniere del manifesto. A. Hohenstein, cit., pp. 37-41.

Ringraziamo il sito Arte Liberty per aver concesso la riproduzione delle immagini a corredo dell’articolo.

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