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Jacovitti e Pinocchio


Articolo di Luca Ceccarelli

Le avventure di Pinocchio sono state da sempre fonte di stimolo creativo per la produzione di illustrazioni, specialmente per la produzione di cicli a corredo delle varie edizioni del romanzo. Non solo perché, trattandosi di un romanzo destinato principalmente ai fanciulli, è più suscettibile di essere illustrato per la pubblicazione, ma anche perché è la stessa fervida fantasia collodiana a fornire una molteplicità di situazioni che offrono il destro alla creatività degli illustratori.

Già la  prima edizione de Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, apparsa a puntate sul «Giornale per i Bambini» ebbe una parte dei capitoli corredata dai disegni di Ugo Fleres, e la prima edizione in volume dell’opera di Carlo Collodi (pseudonimo dello scrittore di libri per ragazzi Carlo Lorenzini) pubblicato nel 1883 dalla Libreria Editrice Felice Paggi di Firenze, venne accompagnata da una serie di disegni di Enrico Mazzanti.

Lo stesso avvenne anche per le successive, come quella del 1901 le cui illustrazioni furono prodotte dal pittore Carlo Chiostri e quella del 1911 per l’editore Bemporad, le cui illustrazioni vennero eseguite da Attilio Mussino. Numerosi altri illustratori e incisori si cimentarono con le illustrazioni del romanzo, che godette di un’immensa fortuna editoriale, apprezzato non solo tra i più giovani. C’è da riconoscere tuttavia che le fatiche di questi illustratori approdarono a risultati piuttosto discontinui.

Nel caso di Ugo Fleres ed Enrico Mazzanti, si tratta di disegni a matita che appaiono spesso  alquanto frettolosi, più schizzi che opere finite. Più maturi e graziosi il ciclo di disegni a matita realizzato da Carlo Chiostri e il ciclo di acquerelli realizzato nel 1910 da Attilio Mussino, ma in entrambi i casi non siamo molto al di sopra delle illustrazioni delle stampe popolari.

Si distinguono negli anni successivi alcuni altri illustratori di Pinocchio: di particolare vivacità e allegria i disegni in bianco e nero del 1921 di Sergio Tofano, per l’edizione della Libreria Editrice Milano (Tofano aveva  creato il Signor Bonaventura per il Corriere dei Piccoli); l’edizione di Beppe Porcheddu del 1941 per la Paravia; di Vsevolod Nicoline per la Italgeo Editrice nel 1944; i disegni che vennero realizzati da Walt Disney non a corredo di un’edizione del romanzo, ma per il discusso film animato che uscì negli USA nel 1940.

È vero che nella pellicola molte sono le modifiche della trama rispetto all’opera letteraria, e che spesso la storia scade in un sentimentalismo poco consono allo spirito del romanzo, ma d’altra parte il Pinocchio di Disney è uno dei primi a uscire con decisione dal cliché del pupazzo di legno rigido e allampanato.

È un Pinocchio pieno di vita, che canta, balla, piange, salta, e non meno vitali sono altri personaggi, a cominciare dal Gatto e dalla Volpe,  illustrati come due divertenti bricconi. L’edizione italiana del film uscirà nel 1947, e per tutti gli anni ’50 e in parte anche in seguito i cicli di illustrazioni del romanzo di Collodi saranno influenzate dal disneysmo: un cromatismo vivace, con prevalenza del rosso, dell’azzurro e del verde, un Pinocchio che somiglia più a un grazioso ragazzo dei suoi tempi che a un burattino, paesaggi che tendono a perdere del tutto la patina popolaresca delle prime serie di illustrazioni per somigliare a quelli delle fiabe dei film di Disney.

Una prima parziale eccezione è costituita dalle serie di illustrazioni prodotte per il romanzo di Collodi da uno degli illustratori più amati e apprezzati in Italia, quel Franco Benito Jacovitti che è stato definito il Brueghel del fumetto, e che inventò numerosi personaggi che restano ancora nella memoria degli italiani (e non solo, perché le sue opere hanno fatto il giro del mondo).

Un aspetto forse non molto noto della produzione di Jacovitti riguarda la sua attività di illustratore di opere narrative per ragazzi. Tra di esse ricordiamo Il flauto magico, famosa fiaba dei Fratelli Grimm pubblicata dalla Editrice La Scuola nel 1946, Gli incantesimi del Mago Pampus di Lina Guerrini pubblicato dalle edizioni AVE nel 1947, Alice nel paese delle meraviglie, il capolavoro di Lewis Carroll, di cui Jacovitti illustrò l’edizione dell’Editrice La Scuola nel 1954.

Tuttavia, mentre alle opere suddette Jacovitti si dedicò una sola volta senza più ritornarci sopra, il rapporto con Le avventure di Pinocchio, di cui era un appassionato ammiratore, lo ha accompagnato nel corso dei decenni,  spingendolo a occuparsene  per ben tre volte.

La prima volta che Jacovitti illustrò Le avventure di Pinocchio fu tra il 1942 e il 1943.   Aveva appena vent’anni, ma già una lunga pratica del disegno che si era affinata negli anni dell’adolescenza con la frequentazione del liceo artistico e poi nelle prime collaborazioni con il settimanale cattolico per ragazzi Il Vittorioso, con cui l’artista collaborava già dal 1939.

Su richiesta di Vittorino Chizzolini, pedagogo ed esponente bresciano dell’Azione Cattolica che lavorava per l’Editrice La Scuola, il giovane illustratore molisano disegnò per questa prima edizione novanta tavole a tecnica mista, per lo più china o matita su carta sottile. Una quindicina di queste tavole furono poi colorate dall’illustratore bresciano Aristide Longato, che si attenne a un cromatismo sfumato secondo il gusto del tempo. Le illustrazioni a corredo del romanzo furono pubblicate per la prima volta dall’Editrice La Scuola di Brescia nel 1945, con numerose ristampe nel corso dei decenni successivi.

Benito Jacovitti. Illustrazione della prima edizione delle Avventure di Pin

Benito Jacovitti. Illustrazione della 1a ed. delle Avventure di Pinocchio.

Benito Jacovitti. Illustrazione della 1a ed. delle Avventure di Pinocchio

Benito Jacovitti. Illustrazione della 1a ed. delle Avventure di Pinocchio.

Benito Jacovitti. Illustrazione della 1a ed. delle Avventure di Pinocchio

Benito Jacovitti. Illustrazione della 1a ed. delle Avventure di Pinocchio.

Benito Jacovitti. Illustrazione della 1a ed. delle Avventure di Pinocchio

Benito Jacovitti. Illustrazione della 1a ed. delle Avventure di Pinocchio.

Siamo ancora lontani dallo Jacovitti dei salami, dei personaggi dai colori vivaci e dalle proporzioni smisurate e surreali, ma il tratto è già fermo e sicuro, e il dinamismo e le caratterizzazioni dei personaggi sono molto originali, grazie anche, con ogni probabilità, in primo luogo dalla tradizione del fumetto con cui l’autore aveva larga confidenza e in cui si stava già cimentando in prima persona.

Non molto più tardi, mentre l’edizione di Pinocchio dell’Editrice La Scuola era ancora in attesa di pubblicazione l’artista, che a causa dello scoppio della Seconda guerra mondiale e dei bombardamenti era sfollato a Firenze, realizzò una versione a fumetti della storia di Pinocchio, che apparirà a puntate sul Vittorioso. Qui, dal 22 dicembre 1946 al 13 luglio del 1947 venne pubblicata una nuova serie illustrata da Jacovitti sulle Avventure di Pinocchio, che non è un fumetto a tutti gli effetti (come quello realizzato da Giovanni Manca nel 1967) ma un’abbondante serie di illustrazioni accompagnate da didascalie a margine con passi del romanzo, che del fumetto possiede tuttavia il piglio: rispetto alle  illustrazioni per il romanzo ci sono in questa nuova produzione più dinamismo e più verve, e una componente di ironia più accentuata. Anche il secondo Pinocchio di Jacovitti incontrerà un vasto apprezzamento: ne sarà pubblicata una ristampa nell’Albo “Il Giraffone” nel 1950, un’altra per il Festival Jacovitti del 1961, un’altra per gli Oscar Mondadori nel 1972, e una quarta per l’Albo dell’Editore Conti nel 1976.

Benito Jacovitti. Pinocchio pubblicato come fumetto su "Il Vittorioso".

Benito Jacovitti. Pinocchio pubblicato come fumetto su "Il Vittorioso".

Benito Jacovitti. Pinocchio pubblicato come fumetto su "Il Vittorioso".

Benito Jacovitti. Pinocchio pubblicato come fumetto su "Il Vittorioso".

Benito Jacovitti. Pinocchio pubblicato come fumetto su "Il Vittorioso".

Benito Jacovitti. Pinocchio pubblicato come fumetto su "Il Vittorioso".

Benito Jacovitti. Pinocchio pubblicato come fumetto su "Il Vittorioso".

Benito Jacovitti. Pinocchio pubblicato come fumetto su "Il Vittorioso".

[La scansione delle immagini in questo caso non è di qualità eccelsa poiché ho dovuto ricorrere all’edizione pocket degli Oscar Mondadori del 1972 (n.d.a.)]

Una seconda volta a distanza di anni Jacovitti produsse delle illustrazioni nuove di zecca per il romanzo di Collodi, per l’editrice AVE nel 1964, disegnate a china e pennino (è noto che l’autore non volle mai, per tutta la vita, servirsi del “rapidograph”) e colorate all’acquerello. Di questa seconda serie vennero realizzate quattro ristampe nei decenni successivi, dal 1969 fino al 1983 a opera dei Fratelli Spada, e successivamente numerose altre a opera della casa editrice Stampa Alternativa / Nuovi Equilibri.

Benito Jacobvitti. Il Pinocchio realizzato per l'editrice AVE nel 1964.

Benito Jacovitti. Il Pinocchio realizzato per l'editrice AVE nel 1964.

Benito Jacovitti. Il Pinocchio realizzato per l'editrice AVE nel 1964.

Benito Jacovitti. Il Pinocchio realizzato per l'editrice AVE nel 1964.

Benito Jacovitti. Il Pinocchio realizzato per l'editrice AVE nel 1964.

Benito Jacovitti. Il Pinocchio realizzato per l'editrice AVE nel 1964.

Benito Jacovitti. Il Pinocchio realizzato per l'editrice AVE nel 1964.

Benito Jacovitti. Il Pinocchio realizzato per l'editrice AVE nel 1964.

Benito Jacovitti. Il Pinocchio realizzato per l'editrice AVE nel 1964.

Benito Jacovitti. Il Pinocchio realizzato per l'editrice AVE nel 1964.

Tra la prima e la seconda versione c’è una fondamentale differenza di tratto, colori, movimento. Il Pinocchio della versione del 1964 è un fratello minore degli altri personaggi che erano usciti dall’estro di Jacovitti in quel ventennio, tra cui il celeberrimo Cocco Bill e i personaggi del DiarioVitt. In questo secondo Pinocchio la cesura rispetto al disneysmo imperante negli anni precedenti è più marcata: c’è, in comune con quello di Disney, il dinamismo e la scioltezza, assai diverse dalla rigidità che aveva caratterizzato il Pinocchio di numerosi illustratori precedenti, ma è, al pari dei personaggi dei fumetti di Jacovitti, spigoloso e canagliesco al punto giusto, senza quell’espressione bamboleggiante e quelle linee tremule che marcavano il Pinocchio di Disney.

In secondo luogo, per questo nuovo Pinocchio Jacovitti inventa un paesaggio più attuale e più consono alla poetica di Collodi. Non nel senso di una reinvenzione della Toscana ottocentesca e popolana di quel tempo, ma all’insegna di una collocazione di Pinocchio nell’Italia popolana e ancora in gran parte contadina del secondo dopoguerra: quella dei film con Totò e Peppino, di Lascia o raddoppia, del Festival di San Remo, delle «adunate degli alpini, i campionati di calcio, le sagre paesane (…) le Fiere della Pro Loco e quelle del Santo Patrono, le madonne piangenti, i pellegrinaggi in nome di nobili ideali, i comizi elettorali, le cosche mafiose, i gelatai con il triciclo, gli organetti di Barberia»[1]. L’Italia che già nei precedenti fumetti Jacovitti aveva immortalato da par suo: in ogni tavola compare un salame, con cui l’autore usava firmare le sue opere, oppure un riferimento che allude ai salami. Il Gatto e la Volpe sono raffigurati come due gangster con gli occhiali scuri e un grosso sigaro in bocca. La Fata Turchina è raffigurata perfidamente in modo tale da somigliare, che più che a una fata, a una petulante beghina. L’abecedario che Geppetto acquista per Pinocchio porta sul frontespizio la firma di Alberto Manzi, il maestro che negli anni ’60 conduceva la trasmissione Non è mai troppo tardi. Molti piccoli tradimenti, che nel complesso non tradiscono lo spirito originario del romanzo, che viene anzi completamente rivitalizzato da questa serie di tavole.

Bibliografia:

Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi con illustrazioni di Jacovitti sono state pubblicate dall’Editrice La Scuola di Brescia nel 1945. Numerose altre edizioni ne sono uscite negli anni successivi, praticamente senza interruzione, se consideriamo che l’ultima edizione risale al 2002.

L’edizione a fumetti de Le avventure di Pinocchio illustrata da Jacovitti (in realtà una riduzione del romanzo a base di illustrazioni e didascalie) uscì sul settimanale «Il Vittorioso» dal 22 dicembre 1946 al 13 luglio 1947. La serie fu successivamente ripubblicata negli «Albi del Vittorioso», Serie “Il Giraffone”, n. 24, dicembre 1950, poi in volume in occasione del Festival Jacovitti del 1961 (un’edizione ormai difficilmente reperibile), e ancora per gli Oscar Mondadori con il titolo Pinocchio illustrato da Jacovitti con introduzione di Franco Cavallone, con varie ristampe, e nel 1976 con il titolo Pinocchio nella collana «Albi dell’avventura» dell’editore Conti.

La seconda serie di illustrazioni del romanzo curate da Jacovitti apparve nell’edizione curata dall’editrice AVE nel 1964. Nuove edizioni ne uscirono a cura dei Fratelli Spada dal 1969 al 1983, successivamente ne uscirono altre a partire dal 1992 a cura dell’editrice Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri di Viterbo.

La bibliografia critica non è molto abbondante: da segnalare l’introduzione curata da Franco Cavallone per l’edizione a fumetti per gli Oscar Mondadori nel 1972. Da segnalare ancora, anche per una panoramica più generale, sebbene sintetica, sulle illustrazioni di Pinocchio, il volume Pinocchio e la sua immagine, di Andrea Rauch e Valentino Baldacci, pubblicato dall’editore Giunti Marzocco di Firenze nel 1981, con una nuova edizione accresciuta dello stesso editore nel 2006 (con saggio introduttivo di Antonio Faeti). Da segnalare infine, per una panoramica sulle illustrazioni nei libri per ragazzi, ‘immagine nel libro per ragazzi, di Piero Zanotto, e in particolare il capitolo su illustratori di Collodi in Italia e nel mondo, pubblicato a cura dell’Assessorato alla Cultura di Trento nel 1977.

1 – Antonio Faeti, La corsa del briccone, saggio introduttivo a Pinocchio e la sua immagine, Giunti, Firenze, 2006, pag. 12.

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